Intervista ad Alessandro D’Alatri

 

Come tanti registi italiani, Alessandro D’Alatri si è fatto le ossa con la pubblicità. Chi non ricorda i suoi spot  della Paraflu, della Kodak (in stile “Blade Runner” e con l’indimenticabile ometto che ripeteva Ciribiribì Kodak) della Sip (interpretato da massimo Lopez e con lo slogan: “Il telefono ti allunga la vita) o quelli laccati della Barilla?  E’ del 1991 il suo esordio al cinema.

“Americano rosso” film ambientato in Veneto, negli Anni Trenta, all’epoca del fascismo, raccolse unanimi consensi.

“Il film fu accolto bene dalla critica. Non mi considero un talent-scout ma in quel film recitavano Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. Si sente dire sempre in giro che in Italia mancano gli attori. La verità è che manca il coraggio di scoprirli e di credere in loro ed è per questo che mi  piace lavorare con attori inutilizzati od esordienti. Sono contento di fare da avanguardia.”

Anche in “Senza pelle”, il tuo film successivo affidasti il ruolo di Saverio ad un giovanissimo Kim Rossi Stuart

“In quel film Kim fu straordinario, si calò così tanto nel personaggio che interpretò, al punto che le lettere e le poesie che compaiono nel film, le scrisse lui di suo pugno.”

Il film, presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 94 e fu premiato al Festival di Locarno dal pubblico come miglior film e sconfisse  pellicole come “Pulp fiction” e “Tre colori :Film Rosso” Quel’era il segreto del film?

“Credo che piacque perché era un film sincero che racconta come nella vita di una famiglia normale”, irrompa all’improvviso Saverio, un “diverso” che li costringerà a guardarsi dentro. L’espressone “senza pelle”, è diventata oggi di senso comune, proprio grazie al mio film.”

Dopo un film pensato come “Senza pelle” ed il successivo “I giardini dell’Eden”, dal sapore mistico, sei passato alla commedia (...)

 

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

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