“Bad boy Bubby”

Regia: Rolf De Heer

(Australia-1993- Durata 114')

 

Trama: Bubby (Nicholas Hope) ha trentacinque anni e vive in uno squallido e fatiscente scantinato. Non ha mai messo il naso fuori casa, perché convinto dalla madre che nel mondo esterno si può sopravvivere solo se si calza in volto una maschera anti-gas. Senza amici, né interessi, Bubby, enfant-sauvage, possiede un idioma molto limitato, fatto di frasi che ripete senza capirne il senso. Totalmente passivo e dipendente dalla madre, subisce le sue aggressioni fisiche ed accetta che lei lo usi per i suoi desideri sessuali. Gli unici svaghi di Bubby sono quelli di travestirsi da donna (ed impersonare il ruolo della madre) e quelli di torturare un povero gattino (che morirà vittima dei suoi giochi "innocenti"). Un giorno, dopo anni d'assenza, compare suo padre, un uomo rozzo e violento che, con il suo arrivo, lacera il rapporto perverso e fusionale della coppia madre-figlio. Bubby non riesce a comprendere come possa essere escluso dai giochi erotici della coppia e, a poco a poco, intuisce che non occupa più alcun posto nel cuore di sua madre. (...)

 

              Per lo sviluppo della trama, il commento e le note critiche si rimanda al volume 

                                                  "Il cineforum del dottor Freud"

                                                           di Ignazio Senatore

                                                     Centro Scientifico Editore (2004)

                 

 

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