Bernardo Bertolucci

 

Figlio del poeta e critico letterario Attilio e fratello di Giuseppe, regista sensibile ed intimista, Bernardo Bertolucci muove i primi passi nel cinema all’ombra di Pier Paolo Pasolini che lo vuole al suo fianco, come aiuto regista, nel suo capolavoro Accattone (1961). E’ dell’anno successivo il suo esordio alla regia con La commare secca, un film d’ispirazione realista, su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, che fa il verso a Rashomon di Akira Kurosawa. In Prima della Rivoluzione, diretto nel 64 e soprattutto nei successivi  Partner (1968) ed in Strategia del ragno (1970) ispirato al racconto Il tema del traditore e dell'eroe di Borges, Bertolucci lascia intravedere il personale percorso visivo e tocca alcuni dei temi che lo accompagneranno in tutta la sua produzione artistica; il conflittuale ed ambivalente rapporto padre-figlio, i primi fermenti adolescenziali, il tema del doppio, l’amore come passione, la ribellione verso ogni forma di potere costituito, la critica alla famiglia ed alle istituzioni borghesi, la sessualità come strumento rivoluzionario di conoscenza. Regista colto, attento al minimo balbettio dell’anima, da sempre interessato alla psicoanalisi, in un’intervista, ha dichiarato: “Personalmente, faccio film per motivi terapeutici: quindi, se la terapia ha funzionato, quando il film è finito mi disinteresso un po’ del suo destino. Si potrebbe dire che ho portato avanti la pratica psicoanalitica parallelamente a quella cinematografica. In ogni caso si tratta di un’analisi strana, che s’interrompe ogni volta che inizio un film. Durante il periodo delle riprese, il film sostituisce l’analisi.” Ma al di là delle sue ideali adesioni all’universo psicoanalitico, Bertolucci ha il merito di essere stato tra i primi registi a svecchiare il panorama nazionale, a ribellarsi dai mostri sacri del neo-realismo italiano ed a ispirarsi alla poetica cara alla Nouvelle Vague francese, di cui si è sempre dichiarato affascinato. Il successo internazionale gli arriva nel 1970 con il suo intenso Il Conformista, un film tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia ed interpretato magistralmente da Jean Luis Trintignant. La vicenda, ambientata intorno agli Anni Trenta, ruota intorno all’insana ossessione del professore Marcello Clerici, un uomo colto, tormentato dall’idea di poter confondersi con gli altri  e dover raggiungere a tutti i costi la normalità che decide di collaborare con l’OVRA, la polizia segreta fascista e di uccidere il suo ex professore di università, un esule antifascista residente a Parigi. Ma è la successiva pellicola, Ultimo Tango a Parigi, diretta nel 1972 a fargli ottenere una nomination all'Oscar ed a scatenare la furia della censura che, dopo averlo bollato come osceno, ne ordinò il sequestro e la distruzione. Dopo infinite battaglie legali il film fu dissequestrato solo nel 1987 e circolò nuovamente nelle sale. La pellicola è un dichiarato omaggio alla Nouvelle Vague, non solo perché ambientato a Parigi ma perché (non a caso) tra gli interpreti compare Jean Pierre Leaud, attore feticcio di Truffaut. Polemiche a parte, il film è inondato da un tocco caldo e melanconico, intessuto da un perfetto melange tra eros e thanatos ed impreziosito da un’accecante prova attoriale di Marlon Brando. Negli anni successivi Bertolucci, gira Novecento Atto I e II (1976) un poderoso affresco epico sull’Italia dal fascismo fino alla metà del Novecento ed il dolente ma opaco La luna (1979) una pellicola che mette in scena il dramma di una madre che prova a stare accanto al figlio quindicenne ed a comprendere le ragioni della sua scelta tossicomanica e, nel disperato tentativo di salvarlo e di trasmettergli calore ed affetto, fa l’amore con lui. Il successivo L’ultimo imperatore (1987) un kolossal che gli tributa la definitiva consacrazione e ben nove Oscar. Regista in grado di spiazzare costantemente il suo pubblico, ritorna più volte sui temi a lui cari, e dopo aver diretto alcune pellicole incolori (La tragedia di un uomo ridicolo, 1981) Il piccolo Buddha, 1993)  Io ballo da sola,1996) traspone mirabilmente Il tè nel deserto (1990), tratto dall’omonimo romanzo di Paul Bowles e successivamente gira L’assedio (1998) un piccolo capolavoro a basso costo. Il suo ultimo film, come semore, nostalgico e scandaloso, è The Dreamers - I sognatori (2003) incentrato sull’amore incestuoso di un fratello ed una sorella ed ambientato in una Parigi attraversata dai venti del Sessantotto. Dopo aver vinto due David di Donatello e due Golden Globe, una Palma d'oro a Cannes, un Nastro d'argento, riceve nel 2007 il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

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