
La “scena segreta” di Ruggero Cappuccio
“Prendere un concetto e
declinarlo in tre modi diversi, per analogia o per opposizione. Questa è la
scommessa culturale su cui si basa la Rassegna. L’anno scorso abbiamo avuto un lavoro
dei “Motus” su “Le stanze del capriccio” di Genet, a questo fu allineato “Una
pura formalità” di Giuseppe Tornatore, per declinare il concetto di reclusione
psicologica. Poi invitai Gioacchino Lanza, a parlare della Stanza della
letteratura a Palermo negli Anni Cinquanta, all’epoca in cui suo padre, Tommaso
da Lampedusa scriveva “Il Gattopardo”. Abbiamo avuto altri “strani” percorsi:
come la Fabbrica
di Ascanio Celestini, accoppiato a “Così ridevano” di Gianni Amelio e Cofferati
che ci parlava del sindacalismo in fabbrica. La spina dorsale della Rassegna è
un triplo specchio in cui si forma la stessa immagine. Quest’anno ci sono
delle incursioni teatrali come Carlo Di Palma sul calcio e sui rapporti tra
calcio e teatralità a cui risponde “Olimpia” di Leni Riefenstahl, famoso film
sulle Olimpiadi del 1938, invitando Raffaele La Capria a parlare di
letteratura e tuffi “mortali”.
La Capria, infatti, paragona i molti modi di tuffarsi del
tuffatore allo scrivere dello scrittore. Chi parla è Ruggero Cappuccio, curatore
della Rassegna “La scena segreta”, giunta quest’anno alla Terza edizione,
progetto in crescita, molto seguito dai giovani (con un accesso gratuito alle
proiezioni cinematografiche) che tende a creare un rapporto interdisciplinare
tra cinema, arte e letteratura. A far da scenario a questa importante
manifestazione il Teatro Municipale “Giusepe Verdi” di Salerno. Calcheranno le
tavole del palcoscenico Maddalena Crippa con il suo spettacolo “A sud
dell’anima”, la
Compagnia Kripton con “Rocco u stortu”, Claudio di Palma con
“Il cielo sopra la traversa”, Sandra Cavallini e Margherita Hack con “Variazioni
sul cielo”l’Atir Teatro con “La molli”, La Fabbrica dell’attore” con
La casa di Ramallah” e chiuderà Alessandro Bergonzoni con il suo “Predisporsi al
micidiale”. La sezione cinema proporrà, invece, la proiezione del film “Oci
ciornie” commentato da Sara Bertelà, “Il pianista” di Roman Polanski, riletto da
Curzio Maltese ed, infine, “Olimpia” di Leni Riefensthal rivisitato da Raffaele La Capria.
La
Rassegna è interdisciplinare (ed unica nel suo genere) ci invita anche a
riflettere sulle diverse modalità di fruizioni di un’opera artistica. In
questi ultimi anni, con l’avvento delle multisale, il cinema è riuscito a
diversificare la propria offerta al pubblico, attirando, nelle sale, un numero
sempre crescente di spettatori. Il cinema popolare ha riportato le famiglie al
cinema e la sala stessa è diventata un punto di ritrovo dove, in salette
attigue, è possibile bere una birra o sgranocchiare un panino fumante. Il
teatro, invece, utilizza, da sempre, gli stessi “templi del sapere”, i
monumentali “spazi borghesi”, buoni per le prime mondane e popolato, fin troppo
spesso, da signore in pelliccia ed uomini in smoking.
“Il teatro non è mai stato frequentato da grandi masse di pubblico e solo
Ronconi e Sthreler gli hanno ridato lustro negli ultimi decenni. Il problema
esiste e anche noi che facciamo teatro dobbiamo interrogarci su come programmare
nuovi spazi teatrali. Credo che il teatro andrà incontro ad una
multidisciplinarietà ed immagino, nel futuro, la creazione di teatri-bar,
teatri-ristoranti, teatri-cinema. Forse tra dieci anni si standardizzerà anche
la durata di uno spettacolo teatrale e non assisteremo più ad uno spettacolo
come quello di Ronconi che durerà cinque ore. Ma è importante anche interrogarci
su un certo tipo di educazione dell’occhio dello spettatore. Il teatro è una
struttura fissa, che non si muove ed è lontana. Il cinema utilizza, invece, lo
zoom, il primo piano, le carrellate in avanti ed indietro. Chi è in teatro corre
il rischio di annoiarsi perché gli manca questa sorta di ginnastica visiva. Il
teatro è, però, vivo, è energia allo stato puro e si nutre dell’incontro, unico
ed irripetibile che si crea in sala, tra il pubblico e la compagnia che è in
scena. Lo spettatore al cinema è invitato, invece, ad una seduta spiritica e gli
attori sono solo dei fantasmi che si muovono sullo schermo
L'Articolo- Redazione
napoletana del "L'Unità" - 02-03-2004