
Oggi - 1 Ottobre 2003
“Caro, perché sei sempre livido di
rabbia come il terribile Hulk?”
di Edoardo Rosati
(...) «Non ti piacerà vedermi arrabbiato!». Lo
dice uno che quando gli prendono quei 5 minuti diventa verde dall'ira.
Letteralmente. È il timido scienziato Bruce Banner nel fortunatissimo kolossal
cinematografico Hulk. Eh sì: gran brutta bestia, la rabbia. Brutta e antica:
«L'ira è la prima parola che si legge nell'Iliade», dice James Schamus, lo
sceneggiatore del film, «ed è la caratteristica di Hulk e di molti eroi della
tradizione occidentale, da Achille fino ai giorni nostri. Giorni dominati da
drammi, violenza e tragedie...». Difficile crederlo, però la rabbia serve. Madre
natura ci ha regalato quest'emozione per aiutarci a sopravvivere. L'ira è come
il dolore. Un campanello d'allarme che trilla quando qualcosa di nocivo ci sta
accadendo. Un messaggio d'allerta che avvisa il nostro organismo di qualche
minaccia. E lo fa prontamente reagire. Così come un insistente mal di pancia ci
convince a chiamare il medico, la clacsonata in coda al semaforo o il commento
al vetriolo del parente ci fa imbufalire: una reazione per permetterci di
attaccare, diciamo così, chi ci attacca. E fin qui, il nostro più o meno
folcloristico repertorio di imprecazioni e gestacci rientra pienamente nei
programmi della fisiologia. I guai cominciano quando la rabbia smette di essere
uno sfogo occasionale, dettato dalle piccole e non piccole provocazioni della
vita, e diventa invece un malessere cronico. Una velenosa condizione che ci
porta a scaricare la tensione del momento su chi ci sta di fronte. Una marea
acida che si abbatte su tutto e tutti. E finisce inevitabilmente per far terra
bruciata attorno a noi...Insomma: all'ufficio postale c'è chi sbuffa
rispettosamente, in fila dinanzi all'unico e affollatissimo sportello aperto dei
cinque disponibili, e chi comincia a sbraitare come un ossesso contro gli
impiegati. Sarà anche fastidiosa, ma quell'attesa non è mica una minaccia alla
nostra sopravvivenza. Eppure certe persone si lasciano andare alla collera più
nera. Perché? Sono solo «caratteracci? «No."Qualcosa" si agita nell'animo di
questi individui. Qualcosa che potrebbe addirittura avere le sue radici, come
c'insegna la psicoanalisi di Freud, nell'epoca dell'infanzia». Chi parla è il
dottor Ignazio Senatore, dell'Area funzionale di psichiatria all'Università di
medicina «Federico II» di Napoli. Hulk è soprattutto l'esasperazione di un
conflitto generazionale, la storia di un figlio che a un certo punto «sbotta»
per i soprusi di un padre irragionevole. «Be', gli psicoanalisti freudiani la
pensano proprio in questi termini. Se la rabbia è cronica, se ogni volta si va
su tutte le furie per un nonnulla, sarebbe forse il caso di cominciare a
interrogarsi, perché la collera è evidentemente il segno esteriore che qualcosa
non funziona "dentro": un rapporto difficile con la madre, quando si è piccoli,
potrebbe essere la fonte del disagio. Magari in passato si è sempre stati
trattati come un bambino cattivo. E questo antico malessere diventa nell'età
adulta voglia di pareggiare i conti col prossimo. E di ripristinare un orgoglio
offeso. Succede così che solo arrabbiandosi e maltrattando gli altri queste
persone riescono a "scaricare" la propria sofferenza nascosta. E ad
alimentare (in maniera patologica) l'autostima».
Sarà pure un modo per cancellare vecchie «ferite» (come nel caso illustrato da
Senatore), sarà perché, più semplicemente, non digeriamo determinati
comportamenti, sarà per la nostra indole che ci porta a esagerare commenti e
azioni altrui e a caricarli di sospetti malevoli... Comunque sia, c'è di certo
che gli scoppi di collera non fanno bene ai rapporti interpersonali.
«L'espressione frequente dell'ira può portare alla distruzione delle amicizie»,
conferma Senatore. «Tutti noi possiamo venire colti da momenti di rabbia, però
non si pensi che chi la subisce sia sempre disposto a comprenderci e a scusarci.
Le ferite che con una sonora scenata s'infliggono alle persone vicine
(magari importanti per noi) fanno male e continueranno a farlo per molto tempo.
E rischiano di produrre una catena di silenzi, ripicche, bronci e piccoli
dispetti destinata a deteriorare irrimediabilmente il rapporto». E allora?
Dobbiamo imparare a reprimerla, la rabbia? Macché! Questa onda emotiva va solo
addomesticata. Occorre imparare a sfogarla correttamente, senza investire con un
Tir di parole urlate chi ci sta accanto. In America proliferano i manuali per
imparare a tenere al guinzaglio l'Hulk che in ognuno di noi si agita. Robert
Puff, per esempio, è uno psicologo che alla gestione della collera ha dedicato
15 anni di attività professionale, profondendo (tra dibattiti televisivi e un
libro, Anger Work) consigli a piene mani. La sua filosofia? «Incavolatevi ma con
gentilezza», potremmo dire. Quando la rabbia monta, afferma Puff, significa che
la tensione muscolare aumenta, s'impenna la pressione sanguigna, accelera il
battito cardiaco, il respiro si fa frequente... È come se ci preparassimo a
ingaggiare un combattimento fisico. Soffocare tutto ciò non è bene. Ma è male
anche aprire il recinto e lasciare che la mandria di tori scappi furioso. La
filosofia di Puff? "Incavolatevi! Ma con garbo." Per esempio: il furbo di turno
ci soffia il parcheggio? Sorridetegli. Ma subito dopo, accostate l'auto, ben
lontani dalla scena che vi ha fatto saltare i nervi, chiudete i finestrini e
ditegliene a squarciagola di tutti i colori. L'urlo solitario è una formidabile
terapia. Così, in macchina, tenete sempre a portata di mano un piccolo cuscino:
ottimo da usare come «silenziatore» premuto sulla bocca (vostra,
naturalmente...), ma anche da prendere a pugni e pizzicotti se il traffico ci
lavora ai fianchi. E ancora: il capufficio ci rimbrotta? L'antidoto antirabbia,
in questo caso, consiste nell'ascoltare compostamente i discorsi del boss ma
praticando un invisibile esercizio isometrico: è quello in cui i muscoli
sviluppano tensione, senza però generare movimento. Si può pressare il piede
contro il pavimento o contrarre la muscolatura della coscia. Ottima anche,
sempre secondo Puff, la tecnica dell'hand-squeezing: mano dietro la schiena, e
poi, lentamente, distendete e chiudete a pugno le dita. E per smaltire con garbo
la collera, Puff consiglia anche di ricorrere a un foglio di carta: anziché
strillare ciò che pensiamo della persona in questione e delle sue angherie,
scriviamolo. Alla fine della lettera, la rabbia sarà svanita da sola e potremmo
anche aver trovato la migliore soluzione per far valere le nostre ragioni. Poi,
decidete voi se stracciare lo sfogo o spedirlo."