Cinema e psicoanalisi, due gemelli immaginari, nati nello stesso anno: il 1895. Il 25 dicembre, infatti, i fratelli Lumiere proiettavano le prime pellicole a Parigi ed a Vienna, Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi scrive “Gli studi sull’isteria” che è la premessa alla psicoanalisi. Ma le affinità non finiscono qui. Per la struttura stessa su cui è fondato il dispositivo cinematografico (la sala buia, la posizione rilassata sulla poltrona e le relativa immobilità dello spettatore al cinema, l’irrealtà delle immagini proiettate sullo schermo) il mondo della celluloide è stato spesso paragonato a quello onirico. Nel corso della visione del film, si entra, infatti, in un regime di credenza simile alla condizione di chi sogna. Questo effetto produce nello spettatore l’illusione di essere lui a produrre l’immagine filmica e di “sognare” le immagini e la storia che compare sullo schermo. Il dispositivo cinematografo diviene, quindi, quello spazio immaginario dove immagine ed immaginazione coincidono, dove la realtà e la finzione cinematografica si sovrappongono. La Rassegna, intitolata non a caso “Il cineforum del dottor Freud” si snoda lungo alcuni degli itinerari possibili. Tra i percorsi individuati i film i cui compare l’analista in celluloide; quelli immersi in un’atmosfera onirica e sognante ed, infine, quelli che scavano negli abissi dell’animo umano. (...)

 

Stralcio dal Catalogo della Rassegna