Alessandra Turchetti

Alla scoperta della cineterapia

www.korazym.org

1/12/2004

 

Sei triste, stanco o arrabbiato? Guardati un film. La cinema-terapia, ovvero l'utilizzo della pellicola nel campo della psicoterapia, sta muovendo i primi passi anche nel nostro paese, mentre in America è già da tempo un metodo collaudato. Come dimostra un manuale di successo pubblicato dallo psichiatra californiano John W. Hesley, dal titolo accattivante “Affitta due film e ne riparliamo domattina”, dove si legge: “ogni film è pieno di psicologia e viene costruito per scandagliare le nostre emozioni”.

 Dunque, attraverso il film il paziente focalizza meglio le sue situazioni emotive, traendo spunti ed elementi che aiutano a comprendere meglio la vita, ad acquistare consapevolezza della propria interiorità.”.(...)

E a testimoniare che qualcosa si muove davvero in Italia verso nuovi percorsi è la costituzione della Sezione di Arte, Musica, Spettacolo e Mass Media all’interno della Società Italiana di Psichiatria da parte di un gruppo di psichiatri cinefili. “Evidentemente l’arte non è più considerata all’estremo opposto della scienza - ammette Ignazio Senatore, vicepresidente della sezione - ma ne è diventato uno strumento. La mia passione per il cinema mi ha portato ad indagare sulle sue potenzialità terapeutiche. C’è una particolare somiglianza fra il cinema e l’inconscio: le fantasie inconsce non sono altro che immagini che possono ricordare la sequenza di un film. Non a caso esiste tutta una filmografia onirica dove la trama non è altro la trasposizione di un sogno. A mio avviso, però, il cinema si prende cura dello spettatore per le possibilità che esso offre di fantasticare e di suscitare emozioni, non tanto come terapia di per sé. É la relazione psicanalista-paziente a essere terapeutica e non lo strumento da solo”. Vedere un film fa bene, dunque, ma non basta andare al cinema per guarire. Le ricerche attuali, infatti, vanno nella direzione di una sua integrazione nell’ambito di una psicoterapia, più che di una vera e propria sostituzione. Ma è nell’esperienza comune sentire “il fascino profondo di una periodica e catartica alterazione dello stato di coscienza”, così come scrive Paolo Pancheri nella presentazione al libro di Ignazio Senatore “Curare con il cinema”. Del resto, già gli antichi Greci conoscevano il potere liberatorio della rappresentazione, la tragedia o il dramma venivano usati per trattare le emozioni ed esorcizzare le paure. Più o meno è lo stesso, anche se la cornice e la forma sono quelle del ventunesimo seco

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