Elio
Petri
Dopo aver mosso i primi passi come critico cinematografico de L’Unità, Elio Petri collabora come sceneggiatore con registi del calibro di Giuseppe De Santis, Carlo Ludovico Bragaglia e Dino Risi. Il suo primo lungometraggio è L’assassino (1961) un poliziesco venato da sottolineature psicologiche, a cui seguono I giorni contati (1962) ed il toccante e melanconico Il maestro di Vigevano (1963) tratto dall'omonimo libro di Lucio Mastronardi. Grazie alla sua fulgida carriera verrà ricordato soprattutto per i suoi film votati all’impegno civile e politico ma non vanno dimenticati quelli grotteschi e surreali come La decima vittima (1965) tratto dal racconto di Robert Sheckley o condite in salsa giallo- horror come Un tranquillo posto di campagna (1968).
Dopo aver diretto nel 1967 Gian Maria Volontà, che diverrà poi il suo attore feticcio in A ciascuno il suo interpretato e successivamente in Todo modo (1976) dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, Petri raggiunge fama internazionale, raccogliendo premi e riconoscimenti con la sua trilogia della nevrosi. Il primo film (dedicato alla nevrosi del potere) è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) premiato con l’Oscar per il miglior film straniero.
La vicenda narra del capo della sezione omicidi (interpretato da un immenso Gian Maria Volontè) che, dopo aver ucciso (quasi per gioco) l’amante, dissemina volontariamente d’indizi il luogo del delitto ed orienta i colleghi investigatori sulle sue tracce, certo che non sarà mai incolpato dell’assassinio.
La classe operaia va in paradiso (1972) premiato con la Palma d'oro a Cannes, affronta il tema della nevrosi del lavoro e narra di Ludovico Massa detto Lulù (Gian Maria Volontè) operaio metalmeccanico e campioncino del cottimo che, per guadagnare qualche lira in più, torna a casa sempre più stanco e spompato al punto che non riesce più a fare più l’amore con la moglie. Un giorno perde un dito in una pressa, prende coscienza dello sfruttamento subito in tutti quegli anni e sposa la causa sindacale; dopo essere stato licenziato è riammesso in fabbrica ma sempre più con la mente in disordine, vaneggia, convinto che se la classe operaia infrange un muro, va in paradiso.
Chiude la trilogia La proprietà non è più un furto (1973) film dedicato alla nevrosi del denaro che racconta di Total, un giovane bancario, allergico al denaro, convinto che il mondo sia pieno di ladri che si arricchiscono, impunemente, alle spalle delle persone oneste. Dopo essersi licenziato individua in un ricco e corrotto macellaio, cliente della banca per cui lavorava, il nemico da distruggere e da perseguitare; dopo avergli dato filo da torcere verrà strangolato nella cabina di un ascensore dal macellaio, esasperato dal suo folle comportamento.
Regista insuperabile per rigore formale e per la lucidità con la quale fotografò gli anni bui che caratterizzarono l’Italia in quegli anni, Petri chiuse la sua carriera con Buone notizie (1979) pellicola grottesca ed apocalittica, venata da un profondo pessimismo che narra le vicende di Gualtiero, un povero diavolo ossessionato dai propri fantasmi, convinto che qualcuno voglia ammazzarlo. Finirà in una clinica privata, subirà degli ESK e verrà ammazzato (probabilmente) per errore al posto di un onorevole, ricoverato come paziente nella stessa clinica.