Parola di regista...

 

Woody Allen

"Non ci si conosce quando si è totalmente immersi nel dramma o nella fretta. Ma parlando un'ora al giorno, per molti anni, dei sentimenti, delle speranze, della rabbia, delle delusioni, con qualcuno che per mestiere le analizza, si è costretti a conoscere meglio i propri sentimenti. La psicoanalisi libera i talenti che sono in noi. Rendiamo di più, perché non viviamo più ossessionati dalla mania del suicidio." 

Michelangelo Antonioni

"Il modo migliore di guardare un film è quello di farlo diventare un'esperienza personale. Nel momento in cui si guarda un film, si evoca inconsciamente ciò che è dentro di noi, la nostra vita, le nostre gioie e i nostri dolori, i nostri pensieri. Le nostre "visioni mentali" del presente e del passato come direbbe Susan Sontag."

"La mia avidità di guardare è tale che i miei occhi finiranno per consumarsi e quest'usura delle pupille sarà la malattia che mi porterà a morire. Una notte guarderò così fissamente nel buio che ci finirò dentro.

"Quando l'attore è intelligente vuole approfondire, rendersi conto di tutto, anche delle sfumature e così facendo entra in un campo che non è il suo; in sostanza si crea ostacoli da sé. Le sue riflessioni sul personaggio finiranno per intralciare il suo lavoro, lo porteranno verso l'innaturalezza. L'attore di cinema deve arrivare alla ripresa in uno stato di verginità. Più il suo sforzo sarà di carattere intuitivo, più il risultato sarà spontaneo."

"Quando mia madre mi raccontava una favola, era tale la mia emozione che doveva smettere. La mia infanzia è piena di favole senza finale."

“Cercai di fare un montaggio assolutamente libero, poeticamente, ricercando determinati valori espressivi, non tanto attraverso un ordine di montaggio che desse un principio e una fine sicura alle scene, ma a lampi, a inquadrature isolate, a scene che non avessero alcun nesso l’una con l’altra.”

"Mi sono sempre domandato se sia giusto dare sempre un finale ai racconti, letterari teatrali o cinematografici che siano. Una volta chiusa in un suo alveo una storia rischia di morirvi dentro, se non le si dà un'altra dimensione, se non si lascia che il suo tempo si prolunghi in quello esterno dove siamo noi, protagonisti di tutte le storie. Dove non c'è niente di concluso. Datemi dei fin ali nuovi, disse una volta Cechov, e io vi riinvento la letteratura."

Dario Argento

"Nei miei film ci metto sempre un po' di me stesso, ma questo qualcosa si perde, è come quando metti lo zucchero nell'acqua, all'inizio lo vedi, poi mescoli e sparisce, ne resta solo il sapore... Per questo film avrei dovuto prendere un'altra attrice poi ho scelto Mimsy Farmer perché assomigliava molto a mia moglie. Ero anche alla ricerca di un attore che mi somigliasse. Dopo varie ricerche finalmente trovai Michael Brandon, un ragazzo che mi assomigliava abbastanza,oltretutto molto bravo."

"Non so se è il mio ideale di cinema, ma è il cinema che faccio da sempre, un cinema anche sognato che, come nei sogni, ha un aspetto che sembra molto reale e un altro che invece sembra molto immaginario. E quello che sembrava tanto reale, è più irreale dell'aspetto immaginario."

"E' vero, fin dai primi film ho avuto questa attenzione per l'universo femminile. Ho scoperto che era una mia predisposizione naturale raccontare le donne, anche i loro volti e il loro essere fisico, oltre il loro universo, e che sapevo rappresentarlo bene. Forse è derivato dal fatto che mia madre era una fotografa di attrici, di donne più che di uomini, e allora, quando ero ragazzino, vedevo sempre mia madre che fotografava queste giovani attrici. Ho passato anni a vederle, sono cresciuto con il volto femminile, anche con il loro corpo, che mi era familiare, vedevo lei come le riprendeva, come metteva le luci, come le metteva in posa, come le vestiva, cosa le metteva addosso, i colori che sceglieva. Sono cosa che, o le rifiuti completamente e fai finta come non le avessi mai sentite, oppure poi, magari le assorbi nel tuo lavoro e così ritornano fuori."

Ingmar Bergmann

"E' molto facile e molto difficile mostrare dei sogni al cinema. Credo che, se uno decide di filmare un sogno, e si dice: "Voglio rappresentare un sogno, voglio crearlo con la cinepresa e tutti gli altri mezzi tecnici disponibili ", non ci riuscirà mai. Ma se invece, racconta semplicemente la sua storia, questa può rivelarsi un sogno meraviglioso."

Bernardo Bertolucci

“Il tempo dei miei film, anzi di tutti i film, è molto vicino a quello dei sogni. Mi sembra che tutto il cinema sia fatto della stessa materia dei sogni.”

“Il voyeur è condannato a ripetere lo sguardo terrificato del bambino puntato sui genitori che fanno l’amore (…) Freud dice che il bambino non ha bisogno di vedere il coito dei suoi genitori gli è sufficiente e al tempo stesso inevitabile immaginarlo. Ricordando l’ubicazione delle stanze della casa in cui vivevo quando ero bambino, e conoscendo il pudore insano di mio padre, credo di aver avuto esperienza di una scena primaria immaginata e non reale. Il mio cinema è stato molto determinato, per certi versi, addirittura modellato, da questo ricordo.”

"Ho sempre spiato gli attori dei miei film, fuori dalle riprese, per poter dire loro qualche volta: "Vorrei che adesso tu ridessi come hai fatto dieci giorni fa, quella sera al ristorante in cui X si è chinata su di te e ti ha detto una cosa buffa. Con Tognazzi é capitato qualcosa di diverso. Non lo spiavo per saperne di più di lui, ma lo spiavo per scoprire me in lui."

"Il cinema è sempre regressivo. Quando un film non mi dà il piacere della regressione mi sento mortificato, mi viene negato qualcosa."

“Personalmente, faccio film per motivi terapeutici: quindi, se la terapia ha funzionato, quando il film è finito mi disinteresso un po’ del suo destino.”

"Faccio i film non per esprimere pensieri ma per pensare, ed è questo il caso di "Prima della rivoluzione", assolutamente, ed è per questo che il film continua ancora a divenire in me. E' molto importante questa meccanica; fare i film per capire prima che imporre."

“Si potrebbe dire che ho portato avanti la pratica psicoanalitica parallelamente a quella cinematografica. In ogni caso si tratta di un’analisi strana, che s’interrompe ogni volta che inizio un film. Durante il periodo delle riprese, il film sostituisce l’analisi.”

Tinto Brass

"Non ho mai sentito la necessità di andare in analisi forse perché ho avuto la possibilità di sfogarmi e di elaborare tante mie ossessioni attraverso il cinema."

Robert Bresson

"Il cinema non deve esprimersi per immagini ma per rapporti di immagini. Così come un pittore non si esprime per colori ma attraverso rapporti di colori." 

"Il cinema è una scuola di disattenzione: si guarda senza vedere, si ascolta senza sentire."

Luis Bunuel

"Il meccanismo creatore delle immagini cinematografiche è, a causa del suo funzionamento quello che, fra tutti i mezzi d'espressione umana, richiama meglio il lavoro dello spirito durante il sonno. Il buio che invade a poco a poco la sala equivale all'azione di chiudere gli occhi. E' allora che comincia sullo schermo e al fondo dell'uomo l'incursione notturna dell'inconscio; le immagini come nel sogno compaiono e scompaiono, il tempo e lo spazio cronologico e i valori relativi di durata non corrispondono più alla realtà." 

"Il cinema è lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell'istinto, l'incursione attraverso la notte dell'inconscio: le immagini, come nel sogno, compaiono e scompaiono fra dissolvenze e oscuramenti; il tempo e lo spazio si fanno flessibili, si contraggono e si dilatano a volontà, l'ordine cronologico e i valori relativi della durata non corrispondono più alla realtà."

"Quando in un film la storia non mi interessa più ci metto un sogno."

"L'ottanta per cento delle mie inquadrature si muove, ma si muovono molto lentamente, per cui non s'avverte. Ho orrore di tutto ciò che si mostra, dell'esibizionismo, degli effetti: i movimenti rapidi avanti e indietro, per esempio. Mi piace la semplicità, detesto la tecnica."

"Il cinema è un arma magnifica e pericolosa, se a maneggiarla è uno spirito libero. E' lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, degli istinti. Lo si direbbe inventato per esprimere la vita del subconscio, le cui radici penetrano così profondamente nella poesia. Non si creda, però che io sia un partigiano d'un cinema fondato esclusivamente sul fantastico e il mistero."

Charlie Chaplin

"Il silenzio è l'essenza del cinema." 

"Attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale,il folle in ciò che sembra sensato, l'insignificante in ciò che sembra pieno d'importanza. Essa ci aiuta anche a sopravvivere preservando il nostro equilibrio mentale. Grazie all'umorismo siamo meno schiacciati dalle vicissitudini della vita. Esso attiva il nostro senso delle proporzioni e ci insegna che in un eccesso di serietà si annida sempre l'assurdo."

Renè Clair

"Ho notato sovente come gli spettatori di un film si trovino spesso in una situazione simile a quella di un uomo al suo risveglio. Si sono lasciati prendere da visioni straordinarie, sono stati travolti dallo svolgersi di vicende impreviste; si sono abbandonati alla corrente irresistibile delle immagini e quando in sala torna la luce, si stupiscono di aver ceduto alla suggestione di quelle ombre folli. Sorridono della loro credulità. Rinasce il loro senso critico. Il contatto con la realtà banale li riporta all'abitudine della loro logica...Un'arte che riesce a trascinare il pensiero tanto lontano dalle sue regioni abituali, non è un'arte da nulla."

"La parola e il suono potevano essere suggeriti dall'immagine, e l'immaginazione dello spettatore faceva il resto. Questa suggestione era talmente efficace che più di una volta ho sentito delle persone affermare che un vecchio film era sonoro mentre in realtà era muto. Queste persone erano credevano di aver inteso il dialogo."

Jean Cocteau

"Un film non è un sogno che si racconta, ma un sogno che stiamo sognando tutti insieme, e il minimo difetto del meccanismo, sveglia il dormiente e lo disinteressa di un sonno che smette di essere suo."

"L'ipnosi collettiva nella quale l'ombra e la luce immergono un pubblico cinematografico assomiglia molto a una seduta spiritica. Il film esprime allora altro da quello che è. Nessuno saprebbe prevederlo."

Roger Corman

"Per me l'universo di Poe è il mondo dell'inconscio. E per ricreare questo inconscio era necessario girare tutto in interni: tutto il film (I vivi e i morti - N.d. R) doveva apparire in un ambiente irreale."

 

David Cronenberg

"L'arte é sovversiva perché fa appello all'inconscio. Non sono un freudiano, ma credo nell'equazione "civiltà uguale repressione". L'arte è a favore di tutto ciò che viene represso. Quindi è contro la civiltà, contro la società con le sue norme stabilite. Più un film è collegato con l'inconscio, più è sovversivo. Come lo sono i sogni." 

"Mi interessano molto i documentari sull'interno dei corpi. Mi sembra strano che quando si apre un corpo umano la cosa sia ripugnante per la maggior parte delle persone. Perché? Siete voi, sono io! Come potete trovare ripugnante il vostro stesso corpo? E' quel che voi siete! Abbiamo bisogno di una nuova estetica per l'interno dei corpi. Quando si trova una bella donna, non si pensa che alla sua superficie...ma se la si rigirasse come un guanto, tutto il mondo sarebbe disgustato. E' bizzarro. Non siamo ancora capaci di accettarci nella nostra globalità."

Brian De Palma

"Mi piace soprattutto prendere il pubblico alla sprovvista. Dargli la sensazione di trovarsi su di un terreno famigliare e poi, brutalmente, senza preavviso, violentarlo. Lo spettatore non deve tornare a casa confortato, rasserenato. La vita non è così. L'inconscio è sempre là che attende di manifestarsi, anche quando crediamo che la logica abbia risolto ogni cosa."

Carl Dreyer

"Quello che mi interessa, e che viene prima della tecnica, è riprodurre il più sinceramente possibile dei sentimenti. L'importante per me non è soltanto afferrare le parole che gli attori dicono ma, anche i pensieri che stanno dietro le parole." 

Sergej M. Eizenstein

"Il prodotto artistico è prima di tutto un trattore che ara lo psichismo dello spettatore"

Federico Fellini

Federico Fellini

"C'è un film, voglio dire l'idea, il sentimento, il sospetto di un film che porto appresso da quindici anni; appare puntualmente alla fine di ogni film, sembra voglia riproporsi, farmi capire che ora tocca a lui, mi studia e una bella mattina non c'è più...A volte sospetto perfino che non sia un film; è soltanto un film pilota, ha il compito di introdurre altre storie, altre immaginazioni. Infatti quando lui sparisce, al suo posto, immancabilmente, resta il film vero, quello che farò." 

"Credo che un bel film debba avere dei difetti. Devono esserci degli errori, come nella vita, come nella gente. Non credo nella bellezza come cosa perfetta, se non forse quella degli angeli. Una bella donna è attraente solo se non è perfetta."

"Ho fatto tutto il film al buio (Otto e mezzo N.d.R), un lungo volo di notte, e da allora mi si è sviluppata una teoria: é meglio non vedere le scene girate giorno per giorno, bisogna restare ancorati all'illusione  del film come l'hai immaginato. quello che stai facendo  non sarà mai quello che sognato.  Vedere le cose fatte ti svia da ciò che vorresti fare. Ho letto, del resto, che neanche Hitchcock vedeva i giornalieri."

"Ciò che ammiro sconfinatamente in Jung è l'aver saputo trovare un punto d'incontro tra scienza e magia, tra razionalità e fantasia: il consentirci di attraversare la vita abbandonandosi alla seduzione del mistero con il conforto di saperlo assimilabile alla ragione. Di Jung ammiro e invidio l'onesta incrollabile alla quale non è venuto mai meno. Eppure Jung mi sembra che non sia amato e ammirato come dovrebbe. L'umanità ha avuto nel nostro secolo un tale compagno di viaggio per circondarlo, nella maggior parte dei casi, di una diffidenza stolida."

"Perchè dunque volevo ritirarmi, mandare tutto all'aria, scappare? Cosa era successo? Soltanto questo: non mi ricordavo più che cos'era il film (Otto e mezzo N.d.R) che volevo fare. Il sentimento, l'essenza, il profumo, quell'ombra, quel guizzo di luce che mi avevano sedotto e affascinato erano scomparsi, dissolti, non li ritrovavo più"

"Amarcord voleva essere l'addio a una certa stagione della vita, quell'inguaribile adolescenza che rischia di possederci per sempre, e con la quale io non ho ancora capito bene che si deve fare, se portarsela appresso fino alla fine o archiviarla in qualche modo. Diciamo la verità. Questo moralistico traguardo del divenire adulti, che cosa si fa quando lo si è diventati?"

"Come in un ventre materno, stai al cinema fermo e raccolto, immerso nel buio, aspettando che dallo schermo t'arrivi la vita. Al cinema bisognerebbe andare con l'innocenza del feto. Il mio film (La città delle donne N.d.R) è la chiacchierata, dopo cena, di un un po' ubriaco. (...) E' un sogno e parla il linguaggio simbolico dei sogni. Mi piacerebbe che venisse visto senza lasciarsi accecare dalla tentazione di capire: non c'è niente da capire. Io detesto questa malattia contemporanea che è il bisogno dell'ideologia. (...) Allora tornando alla donna, credo che Jung sia convincente quando dice all'incirca così: l'uomo non conosce la donna perché proietta su di lei la parte ignota ed oscura di se stesso."

"Non mi ricordo più bene chi ha detto che, allo stesso modo in cui l'individuo attraverso il sogno esprime quella parte di se stesso più segreta , misteriosa, inesplorata che corrisponde all'inconscio, così la collettività, l'umanità farebbe la stessa cosa attraverso la creazione degli artisti. La produzione artistica, cioè non sarebbe altro che l'attività onirica dell'umanità. Il pittore, il poeta, il romanziere e anche il regista risponderebbero a questa funzione, di elaborare, organizzare col proprio talento i contenuti dell'inconscio collettivo, esperimentandoli, rivelandoli sulla pagina, sulla tela, sullo schermo."

"Fare un film è come fare un viaggio, ma del viaggio mi interessa la partenza, non l'arrivo. Il mio sogno è fare un viaggio senza sapere dove andare, magari senza arrivare in nessun posto, ma è difficile convincere banche e produttori ad accettare questa idea...Ogni ricerca che un uomo svolge su se stesso, sui rapporti con gli altri e sul mistero della vita, è una ricerca spirituale e, nel senso vero del termine, religiosa. Suppongo sia questa la mia filosofia. Faccio i miei film nello stesso modo con cui parlo alla gente. Questo è per me neorealismo, nel senso più puro e originale. Una ricerca in se stessi e negli altri. In ogni direzione, in tutte le direzioni in cui va la vita."

Jean Luc Godard

"Le immagini, i film nascono quando non li vediamo. Sono l'invisibile. Sono quello che non si vede. E il film deve mostrare l'incredibile, che è proprio quello che non si vede." 

“In una storia c’è sempre un inizio, un centro e una fine ma non necessariamente in quest’ordine.” 

"Non mi piace tanto raccontare delle storie. Mi piace servirmi di una storia come sfondo di tappezzeria sul quale ricamo le mie idee. Quel che gli addetti ai lavori chiamano "raccontare una storia" mi ha sempre imbarazzato: partite a una certa ora, fare un inizio ed arrivare ad una fine. Quel che mi interessa è prendere dei pezzi." 

Peter Greenaway

"Andare oltre i margini dell'inquadratura e la schiavitù dell'obiettivo. Parafrasando Picasso, filmare ciò che si pensa e non si vede."

Werner Herzog

"Io non sogno affatto. Proprio per niente, forse una volta ogni due anni. Sono una persona assolutamente priva di sogni. Ma ho un tipo molto preciso di sogni ad occhi aperti. Quando cammino, ad esempio, mi scorrono davanti interi romanzi, oppure quando guido la macchina per lunghi percorsi è come se fossi in un film per tutto il tempo. Non mi accorgo nemmeno di guidare la macchina, diciamo per mille miglia; è come se fossi in un romanzo."

"Tutti i miei film hanno per origine, non delle storie, ma dei paesaggi."

Alfred Hitchcock

"Avevo forse quattro o cinque anni... Mio padre mi mandò la commissariato di polizia con una lettera. Il commissario la lesse e mi rinchiuse in una cella per cinque o dieci minuti dicendomi: "Ecco cosa si fa ai bambini cattivi". Non ho mai avuto la minima idea del perchè. Mio padre mi chiamava sempre  la sua "piccola pecora senza macchia". Veramente non posso immaginarmi che cosa abbia potuto fare."

"Non c'è niente di simbolico in "Intrigo Internazionale" Ah, sì, una cosa. L'ultima inquadratura. Il treno che entra in galleria dopo la scena d'amore tra Cary Grant e Eva-Marie Sant. E' un simbolo fallico. Ma non bisogna dirlo a nessuno."

"Innanzitutto, devo confessare che mi spavento facilmente. Appresi ciò quando avevo quattro o cinque anni. Mi ricordo che quella notte mi svegliai di soprassalto. La casa era immersa nell'oscurità e nel silenzio. Mi sedetti nel letto e cominciai a chiamare mia madre. Non mi rispose nessuno, perché non c'era nessuno. Tremavo di paura. A ogni modo, trovai il coraggio di alzarmi e, devo aggiungere, di ispezionare la casa. Giunsi nella cucina, illuminata in modo sinistro. Il mio tremore continuava ad aumentare. Al tempo stesso, ero affamato. Aprii la dispensa della cucina, nella quale  trovai della carne fredda, e cominciai a mangiare e a piangere. Non riuscii a calmarmi fino a che i miei genitori non furono rincasati. Mi spiegarono che erano andati a fare una passeggiata perché pensavano che stessi dormendo. Da quel giorno, vi sono due cose che non sopporto: stare da solo al buio e mangiare carne fredda."

"La paura è una sensazione che la gente ama provare quando é certa di trovarsi al sicuro.(...) Nel cinema, la "suspense"  consiste nello stimolare una curiosità mozzafiato e nell'instaurare una complicità tra il regista e lo spettatore, che sa cosa sta per succedere. (....) Conoscete già la storiella raccontata più volte; se io facessi un film su Cenerentola, tutti cercherebbero il cadavere. E se Edgar Allan Poe avesse scritto "La bella addormentata  nel bosco", tutti cercherebbero l'assassino." 

"The house of Dr. Edwardes" era un romanzo melodrammatico e raccontava la storia di un pazzo che si impadronisce di un manicomio; anche le infermiere erano pazze e facevano cose assurde. La mia intenzione era più ragionevole, volevo solo girare il primo film sulla psicoanalisi"

“Lo stato mentale, emotivo del pubblico è creato dall’uso che il regista fa delle immagini. In altri termini, l’immagine ha un impatto diretto sulle emozioni. A volte il regista procede tranquillamente, creando un’atmosfera con il semplice uso della fotografia e, l’occhi dello spettatore segue la storia con piacere. Poi, all’improvviso, il regista decide di dare una sferzata decisa alla rappresentazione. Così la presentazione visiva cambia. Le immagini assumono un impatto esplosivo, come dovuto ad un cambiamento nell’orchestrazione.”  

John Houston

"Secondo me il film perfetto è come se si svolgesse dietro i nostri occhi e fosse proiettato dagli occhi stessi, così che vedremmo quello che abbiamo voglia di vedere. Il cinema è come il pensiero. Di tutte le arti è quella che gli si avvicina di più. Guarda quella lampada dall'altra parte della stanza. Adesso guarda di nuovo me. Guarda ancora la lampada. Adesso torna a guardare me. Hai visto cosa hai fatto? Hai battuto gli occhi. Quelli sono stacchi. Dopo il primo sguardo, lo sai che non c'è ragione di fare una panoramica continua da me alla lampada perché sai già cosa c'è in mezzo. La tua mente taglia la scena. Prima guardi la lampada. Stacco. Poi guardi me."

Buster Keaton

"Mi è stato chiesto spesso perché nei miei film mantengo un'espressione particolarmente seria. La spiegazione è molto semplice. Sin  dal mio esordio nel varietà ho potuto sperimentare che in un numero comico si riesce a far ridere il pubblico tanto più quanto si resta indifferenti e poi quasi stupiti dall'ilarità del pubblico. Ci sono comici che sembrano rivolgersi direttamente al pubblico, voler entrare in confidenza con lui. Fatty si comportava esattamente così. E in questo modo faceva ridere il pubblico con sé, mentre, per quanto mi concerne, il pubblico ride di me. Quando un comico comincia a ridere sullo schermo é come se dicesse al pubblico dio non prenderlo sul serio, che il tutto non è uno scherzo. In ultima analisi, per l'attore, è un'occasione per "fare l'idiota": più sarà serio in questo e più risulterà divertente."

Abbas Kiarostami

"Forse sognare è la cosa più necessaria, ancora più necessaria che vedere. Se un giorno mi dicessero: "Puoi scegliere solo una di queste due possibilità, "vedere" o "sognare", io sceglierei senza dubbio "sognare". Credo che grazie all'immaginazione e ai sogni riuscirei a sopportare meglio la cecità. La vita, senza sogni, non sarebbe facile. Perciò, viva la capacità di sognare! E' senz'altro per questo motivo che il cinema è una forma di approssimazione ai sogni degli uomini ed è per questo che il cinema merita di essere adorato."

"Il suono è molto importante, più importante dell'immagine... attraverso la ripresa visiva noi arriviamo, al massimo, a ottenere una superficie bidimensionale. Il suono conferisce a questa immagine la profondità, la terza dimensione. È il suono a colmare le lacune dell'immagine".

Stanley Kubrick

"Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente e così via. Dal momento che si muove su un livello "non verbale", l'ambiguità è inevitabile. Ma è l'ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo una superficie di significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere."

Akira Kurosawa

"Un film che ha bisogno di essere commentato non è un buon film."

Fritz Lang

"Mi fu chiesto una volta in un'intervista da dove viene un'idea creativa, e improvvisamente capii che non lo sapevo veramente neppure io e risposi: "Faccio le cose intuitivamente, senza ragionare troppo, perché al momento mi sembrano giuste" e aggiunsi: "Forse un cineasta andrebbe psicoanalizzato appena ha finito un film per sapere perché ha avuto una certa idea e non un'altra, e ha usato proprio quella". Forse dovrei descrivere più dettagliatamente come i miei film hanno origine e come li realizzo. Quasi come se fossi un sonnambulo."

Sergio Leone

"Quando scatta in me l'idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell'idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio...", "Non ho mai visto De Niro sul set ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui "C'era una volta il mio cinema", più che "C'era una volta in America". 

David Lynch 

"Mi piace che vi sia qualcosa di scuro nell'inquadratura. Se tutto è completamente illuminato e si può vedere ogni cosa, allora non c'è mistero. Non credo che un film scuro debba essere per forza deprimente. Un film può essere luminoso e pieno di colori, e ciò nonostante deprimerti fino alla morte."

George Lucas

"Quello a cui io tendo è fare dei film che uno può consumare senza preoccuparsi troppo di sapere bene la storia: musica visiva, ecco, immagini musicali. Voglio produrre storie che avrei voluto vedere io da bambino...Immagini che non hanno niente di troppo reale, che risuonano nel cervello senza annoiare o preoccupare, che si ispirino alla bellezza e alla felicità. Perchè voglio farlo con il cinema? Perché io sono soltanto immagini: io sono le immagini di Godard, di Mizoguchi, di Kurosawa, di Ford, di Bergman, di Fellini. Io non sono altro che immagini fotografiche. Io non sono io. Io sono il cinema di Welles…di Chaplin…di…di…di…"

Louis Malle

"Gli spettatori vanno al cinema per guardare un personaggio e alla fine si sentono guardati. Alla gente non piace questo ma è quello che io cerco nei film che faccio adesso, documentari o altro che siano. All'improvviso ci si sente guardati e ci si sente a disagio."

Nanni Moretti

"Trovo più interessante essere crudele con me stesso che con gli altri. I film considerati più riusciti della commedia italiana sono quelli in cui gli autori non hanno messo in scena se stessi, ma, a volte, con affetto, a volte, con razzismo, categorie sociali lontane da loro; i sottoproletariati, i proletariati che aspirano a diventare piccolo borghesi...Gran parte della commedia all'italiana si è basata sulla presa in giro del soprammobile di cattivo gusto. Io,sia nei film che nella vita, sono assolutamente dalla parte di quelli che hanno il cellophane sulle sedie per non guastarle, di quelli che hanno brutti soprammobili in casa, e non riesco proprio a prenderli in giro." 

Pier Paolo Pasolini

“Non c’è parola a cui non si accompagna fulmineamente un’immagine. Non c’è parola così astratta che non susciti in noi, contemporaneamente alla sua pronuncia o alla sua apparizione scritta, una qualche immagine.” 

Roman Polanski

"La follia fa paura perché si sa che si arriva a se stessi. Per tutta la vita uno crede di conoscere il valore delle cose, per quel che può saperne, o comunque si abitua a confidare in certe cose, e anche se non si può sapere tutto, queste offrono la base di alcune certezze. Ora, sono tutte queste certezze ad essere perdute. Normalmente avete la certezza della sedia, la certezza che potete sedervi. Ma se voi non avete più queste certezze e scoprite improvvisamente che vi sedete in un immenso vuoto, tutto diviene spaventoso. Io dico che non bisogna mai essere certi di niente, ma è necessario anche dire che senza certezza è impossibile vivere."

Jean Renoir

"Mi sento sempre più attratto verso questo genere di storie: storie deboli da lasciarmi libero di divertirmi a fare del cinema....So che il cinema consiste nell'inscrivere dei movimenti. Mi basta il gesto di una ragazza che si aggiusta i capelli o il respiro di una bella donna che dorme nuda nel letto, o un gatto che si stira."

“Bisogna sempre lasciare una porta aperta sul set perché è attraverso quella che l’inatteso arriverà.”

Alain Resnais

"Il film è per me un tentativo, ancora molto incerto e primitivo, di avvicinarsi alla complessità del pensiero, al suo meccanismo. Ma insisto sul fatto che, è soltanto un piccolo passo in rapporto a quello che bisognerà riuscire a fare un giorno. Trovo che, dopo che si è scesi nell'inconscio, un nuovo tipo d'emozioni può nascere. Credo che nella vita noi non pensiamo cronologicamente, e non prendiamo mai decisioni che corrispondono a una logica ordinata. Abbiamo tutti delle immagini, delle cose che ci determinano e che non si collocano in una successione logica di atti perfettamente coordinati."

"Spero di restare sempre fedele ad Andrè Breton che rifiutava di pensare che la vita immaginaria non facesse parte della vita reale. Ora il cinema può egualmente descrivere la vita interiore, l'interiorità dei personaggi. La difficoltà consiste nel creare un'immagine capace di colpire emotivamente l'inconscio dello spettatore quasi suo malgrado. Questo processo creativo resta intuitivo. Non ho alcuna teoria." 

"Quando faccio un film penso più alla struttura del film che alla storia. I personaggi ci sono per darmi delle velocità differenti e un certo senso delle prospettive. Mi piace che il cinema passi da un angolo all'altro attraverso una specie di deriva, di scivolamento, come se si cadesse in un altro punto di vista.

Nelo Risi

"Il cinema é una tecnica dell'immaginario che ha per fondamento la finzione; tra lo spettatore e lo schermo si stabilisce un rapporto d'identificazione con l'immagine; nel buio della sala noi ci specchiamo nello schermo, stabiliamo con lo schermo una relazione ma non ci specchiamo come nello specchio perché lo schermo non può rispecchiare lo spettatore; proietta invece persone, oggetti e paesaggi nei quali ci identifichiamo. Siamo dunque in una dimensione simbolica. Noi stiamo a guardare, al buio, un sogno cinematografico; "sala di proiezione" è la definizione esatta per questa illusione fondamentale del nostro Io...Quel sogno, é qui il dato singolare, coinvolgente, richiede la nostra attenzione cosciente. Abbiamo rivissuto un vissuto, e rivisitato un sogno che non ci apparteneva, e che abbiamo fatto nostro. Un qualcosa di completamente comprensibile ma che ha lavorato nel nostro subconscio. Se invece provassimo a  trasporre un sogno da noi veramente sognato in film otterremo un risultato più incomprensibile di tutti i sogni realizzati per lo schermo. Non è un caos che da Dreyer a Bunuel, vale a dire da artisti capaci di interpretare oniricamente una storia, le sequenze più caduche sono proprio quelle che hanno attinenza col sogno dichiarato come tale; e il più delle volte sono rese con modesti espedienti tecnici."

Erich Rohmer

"La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti ad essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità."

Roberto Rossellini

"Continuerò forse a passare per pazzo, ma mi rifiuto di saper come il mio film finirà, il giorno in cui comincio a girare. Quello che è sicuro è che quando intraprendo un nuovo film, parto da un'idea senza sapere dove mi condurrà...Ogni film che realizzo mi interessa per una data scena, per il finale che, magari ho già in mente. Tutta la mia preoccupazione non è che di arrivare a tale fatto."

"Se nei miei film aggiungessi dieci dettagli in più, tutto diventerebbe estremamente chiaro: ma sono proprio questi dieci dettagli che io non posso aggiungere. Niente di più facile che fare un primo piano: io non lo faccio per paura di avere la tentazione di lasciarli." 

"A mio modo di vedere, l'essenziale nel racconto cinematografico è l'attesa: ogni soluzione nasce dall'attesa. E' l'attesa che fa vivere, l'attesa che scatena la realtà, l'attesa che, dopo la preparazione, dà la libertà."

Douglas Sirk 

"Sono sempre stato affascinato dal problema della cecità. Uno dei miei progetti più cari era quello di fare un film ambientato in una casa di ciechi. Là avrebbero dovuto esserci persone che andavano a sbattere di continuo nei muri tentando di afferrare oggetti che non potevano vedere. Credo che sarebbe stato interessante tentare un confronto con questo genere di problema con un mezzo, il cinema, che per sua natura è il solo che si occupa di ciò che è visibile. Il mio interesse è attratto dal contrasto fra un mondo dove la parola ha un'importanza limitata e un altro in cui essa rappresenta praticamente tutto." 

"Io credo che l'arte deve stabilire delle distanze.  Nei miei film ho utilizzato tantissimi specchi perché essi sono i simboli di questa distanza."

"Le angolazioni sono i pensieri del regista. L'illuminazione la sua filosofia. Dirò di più: il cinema l'ha mostrato  molto prima che Wittgenstein e alcuni miei contemporanei imparassero a diffidare del linguaggio come autentico medium e interprete della realtà. Così ho imparato a fidarmi  più dei miei occhi che della vacuità delle parole."

Ettore Scola

"I miei film sono colabrodi, sono pieni di buchi. Non ho mai aspirato a fare opere definitive, ma ho sempre sperato di invitare il pubblico a una riflessione"

"Il cinema è dubitativo, non affermativo. Un film non deve dare soluzioni. Però porre interrogativi, sottolineare certi dubbi, avvertire domande che sono nell'aria e riproporle. Credo che questo sia uno dei compiti del cinema, ma non solo del cinema ma di ogni forma d'arte.

Francois Truffaut

"Credo che ogni film imponga al regista un partito preso formale, morale, che lo guiderà per tutta la durata delle riprese. Il partito preso può riguardare la recitazione di un attore che porterà il cappello anche a letto e in bagno (Michel Piccoli nel Disprezzo) o forse non lo si vedrà mai camminare o sedere...Oppure può riguardare la macchina da presa: non ci sarà una sola carrellata, nessun controcampo (Quarto potere)...In 400 colpi bisognava evidentemente impedire a Jean Pierre Leaud di sorridere: Non si sorride quando si è soli."

"Lucas, Spielberg e gli altri della nuova hollywood appartengono alla generazione cresciuta con le immagini, mentre la mia generazione, invece, è cresciuta con le parole".

Orson Welles

"Quando giro ho molta difficoltà a dormire la notte. E questo non perché sia preoccupato, ma perché il mondo che sto creando ha una tale realtà che non mi basta chiudere gli occhi perché scompaia."

"Quello che fa la macchina da presa, ed è l'unica cosa che fa,è fotografare il pensiero."

Wim Wenders

"Ho fatto uso dell'alta definizione perché al film occorrevano delle immagini oniriche. Avevo precedentemente visionato tutte le sequenze di sogni della storia del cinema, senza trovarne una che somigliasse veramente a un sogno: sembravano dei film." 

"Credo che l'idea di un film debba nascere da un sogno, da un sogno vero e proprio, oppure da un sogno ad occhi aperti. Non vorrei generalizzare , perché l'affermazione non vale certo per tutti. Molti film non sono preceduti da alcun sogno, sono il prodotto di puro calcolo, investimenti di natura finanziaria, non emotiva. Ma non mi riferisco a questi. Parlo dei film che hanno un'anima, un centro emanatore d'identità. Sono questi i film intravisti in sogno, ne sono certo." 

"Molto lontano da qui, a Sidney, qualcuno recentemente, dopo aver visto "Paris, Texas", mi chiese: "E' una storia vera?" Io risposi: "Adesso si". D'un tratto ero convinto, ben più che in passato, che il cinema, con le immagini e nelle immagini, rendesse plausibile a livello narrativo il superamento dell'annosa questione della verità di una storia. Dissi quelle parole mostrando un'illimitata fiducia nel cinema, fiducia che ancora nutro..." 

"Mi sembra che le immagini mi importino più delle storie. Oppure: che le storie altro non sono che un pretesto per fare delle immagini."

"Non mi piacciono le storie che costringono a una tensione, a far attendere qualcosa; preferisco che le storie o le azioni si addizionino e formino alla fine una storia. Io provo fastidio come spettatore a seguire una storia in cui i personaggi sono vincolati dal dramma."

"C'è quasi sempre un bambino nei miei film: è una creatura divisa tra genitori che i sentimenti hanno allontanati. Basta ricordare la piccola di "Alice nelle città", il figlio de "L'amico americano", il giovanissimo protagonista di "Paris Texas". Amo i bambini, sono attentissimo alle loro reazioni, alla loro intelligenza, alla vulnerabilità che li contraddistinguono, sopratutto oggi. La fascinazione dell'infanzia non è solo sentimentalismo, ma piuttosto si riconnette al fatto che, in un mondo in cui il futuro sembra oscuro, i bambini sembrano rappresentare il solo concreto legame con quel futuro."

"Nel film (Falso movimento N.d. R) volevamo raccontare la storia di un tale che spera di capire le cose viaggiando e a cui accade l'esatto contrario. Alla fine infatti si renderà conto che il suo movimento non l'ha portato a nulla; anzi, in realtà non si è spostato di un centimetro."

“Poi ho imparato che in un film non ha senso raccontare ad ogni costo una storia. (…) Le storie danno alla gente  la sensazione che esista un senso e un ordine dietro l’incredibile confusione di tutti i fenomeni che ci circondano. La gente sembra desiderare quest’ordine più di qualunque altra cosa (…) Le storie sono una struttura artificiale che aiuta gli uomini a vincere le loro maggiori paure: la paura che non ci sia Dio e che essi non siano altro che minuscoli elementi fluttuanti dotati di percezione, perduti in un universo che trascende ogni loro immaginazione. Le storie, creando contesti, rendono la vita sopportabile e sono di aiuto contro questa paura. Per questo motivo i bambini vogliono ascoltare delle storie prima di addormentarsi. (…) Quello che mi rende sopportabile l’osservazione di una carta geografica è il trovarvi un itinerario, un percorso per attraversare il paesaggio, o la città. E ciò che fanno anche le storie: descrivono percorsi di orientamento in un universo dove si può andare in milioni di luoghi diversi, senza arrivare in nessun luogo se non si ha una storia.”  

“I miei problemi crebbero subito rapidamente, perché quando iniziai a mettere insieme le dieci riprese mi resi conto che dopo quella in cui un uomo attraversava di corsa i binari davanti al treno, la gente si sarebbe aspettata che accadesse qualcosa in tutte le altre e ho dovuto affrontare il problema di collegare differenti riprese. La mia intenzione era semplicemente di realizzare una serie di immagini, di quadri, ma come film; poi mi si è presentato il problema che il fatto di collegare queste immagini, o di metterle l’una dietro all’altra, o di sistemarle in una sequenza di situazioni, era il primo passo del narrare. Persino una connessione molto, molto libera veniva già considerata dalla gente che vedeva il film come l’intenzione di raccontare qualcosa. Ma io non avevo alcuna intenzione. Tutto quello che volevo fare era combinare spazio e tempo; invece da quel momento in poi avrei dovuto “narrare”, perché avendo collegato immagini differenti, creavo un ‘aspettativa. Da allora in poi e fino ad ora esiste un’opposizione in questi due termini: immagine e storia. E sembra che funzionino  l’’uno contro l’altro. (…) Nei film le immagini non conducono necessariamente a null’altro che a se stesse. Credo che un’immagine, voglia rappresentare innanzitutto se stessa, diversamente dalla parola, che vuole appartenere ad una battuta, e dalla battuta, che vuole entrare in una storia.”

“Si pensa sempre che ciò che viene strappato al tempo si trovi davanti alla macchina fotografica. Ma non è del tutto vero. Fotografare è infatti un atto bidirezionale: in avanti e all’indietro. (…) Una fotografia è sempre un’immagine duplice: mostra il suo oggetto e, più o meno visibile, “dietro”, il “controscatto”: l’immagine di colui che fotografa. Questa controimmagine, presente in ogni fotografia, non viene fissata sull’obiettivo, così come il cacciatore non viene colpito dal suo proiettile, ma ne avverte soltanto il contraccolpo. Cos’è dunque il contraccolpo del fotografo? Come viene percepito, come si riproduce nell’immagine fotografata? Che cosa lo rende, per così dire, evidente nella fotografia? In tedesco c’è una parola molto significativa per indicare questo concetto, una parola che conosciamo da contesti del tutto diversi: “disposizione”. In senso psicologico e morale s’intende con essa sottolineare l’atteggiamento col quale qualcuno si “dispone a qualcosa”, ovvero si prepara a qualcosa per poi ri-prenderla. La “disposizione” è però anche un concetto nella fotografia o nel film e definisce l’immagine e il suo taglio, ma anche il modo in cui si dispone la macchina fotografica rispetto ai valori della luce e dei tempi, coi quali l’operatore poi si dispone alla “ripresa”. (…) per me in ogni caso il fotografare era diventato “nel corso del tempo” sempre più uno “scovare tracce di storie."

 

          I brani riportati sono tratti  dal capitolo:        

        "Frasi di registi"

         da "Il cineforum del dottor Freud"

            di Ignazio Senatore

              (Centro Scientifico Editore - 2004) 

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