Parola di Regista


Woody Allen

Woody Allen
"Non ci si conosce quando si è totalmente immersi nel dramma o nella fretta. Ma parlando un'ora al giorno, per molti anni, dei sentimenti, delle speranze, della rabbia, delle delusioni, con qualcuno che per mestiere le analizza, si è costretti a conoscere meglio i propri sentimenti. La psicoanalisi libera i talenti che sono in noi. Rendiamo di più, perché non viviamo più ossessionati dalla mania del suicidio."

"Vivevo a Brooklin e in quelle giornate estive calde e umide, in cui non riuscivi a muoverti e nessuno aveva niente da fare, c'erano centinaia di cinema nelle vicinanze, e potevi entrarci per venticinque centesimi.  All'improvviso, ti ritrovavi in un ambiente fresco, con l'aria condizionata e il buio, e c'erano dolciumi e popcorn. Potevi metterti a sedere e ad assistere a due spettacoli diversi. Vedevi i pirati e ti trovavi in mezzo al mare. E poi ti trovavi in un attico a Manhattan in compagnia di gente bellissima. Il giorno dopo andavi in un altro cinema e ti trovavi a combattere contro i nazisti, e nel secondo film te ne stavi con i fratelli Marx. Era una gioia totale! Era il miglio tranquillante che si potesse immaginare."




Robert Altman
"Ci sono quattro momenti della costruzione di un film: il primo è la definizione dell'idea di base che è il momento del "corteggiamento"; il secondo la lavorazione e cioè la "nascita del bambino". Vi è poi il montaggio che è proprio identico al momento in cui il bambino si educa. Infine la distribuzione di un film, "l'iniziazione", l'ingresso in società. Non saprei indicare una scala d'importanza fra questi quattro movimenti, li ritengo tutti essenziali. Una volta che ho scelto gli attori ho già fatto un buon ottanta per cento del lavoro. Da quel momento è tutto nelle loro mani. Io mi tiro un po' in disparte senza intervenire più di tanto.""

Io non racconto mai nulla, non ho messaggi da comunicare. Tutto quello che faccio è costituito dall'immettere nei film sentimenti e visioni che ho ed utilizzo la tecnica per permettere al pubblico di scoprirli, di comprenderli."


Theo Anghelopulos
“Alfred Hitchcock ebbe a dire del cinema che era come la vita ma senza i “tempi morti”.  Ma sa qual è il guaio del cinema hollywoodiano? Sopprime qualcosa di essenziale nella vita, come nella musica; le pause, le virgole,la respirazione, i punti di sospensione. Per me fare un film è cercare di fermare il tempo.”


Michelangelo Antonioni
"Il modo migliore di guardare un film è quello di farlo diventare un'esperienza personale. Nel momento in cui si guarda un film, si evoca inconsciamente ciò che è dentro di noi, la nostra vita, le nostre gioie e i nostri dolori, i nostri pensieri. Le nostre "visioni mentali" del presente e del passato come direbbe Susan Sontag."

"La mia avidità di guardare è tale che i miei occhi finiranno per consumarsi e quest'usura delle pupille sarà la malattia che mi porterà a morire. Una notte guarderò così fissamente nel buio che ci finirò dentro.

"Quando l'attore è intelligente vuole approfondire, rendersi conto di tutto, anche delle sfumature e così facendo entra in un campo che non è il suo; in sostanza si crea ostacoli da sé. Le sue riflessioni sul personaggio finiranno per intralciare il suo lavoro, lo porteranno verso l'innaturalezza. L'attore di cinema deve arrivare alla ripresa in uno stato di verginità. Più il suo sforzo sarà di carattere intuitivo, più il risultato sarà spontaneo."

"Quando mia madre mi raccontava una favola, era tale la mia emozione che doveva smettere. La mia infanzia è piena di favole senza finale."

“Cercai di fare un montaggio assolutamente libero, poeticamente, ricercando determinati valori espressivi, non tanto attraverso un ordine di montaggio che desse un principio e una fine sicura alle scene, ma a lampi, a inquadrature isolate, a scene che non avessero alcun nesso l’una con l’altra.”

"Mi sono sempre domandato se sia giusto dare sempre un finale ai racconti, letterari teatrali o cinematografici che siano. Una volta chiusa in un suo alveo una storia rischia di morirvi dentro, se non le si dà un'altra dimensione, se non si lascia che il suo tempo si prolunghi in quello esterno dove siamo noi, protagonisti di tutte le storie. Dove non c'è niente di concluso. Datemi dei fin ali nuovi, disse una volta Cechov, e io vi reinvento la letteratura."

"Per quanto mi riguarda, all'origine c'è sempre un elemento esterno, concreto. Non un concetto, una tesi. E c'è anche un po' di confusione all'origine. Probabilmente il film nasce proprio da questa confusione. La difficoltà consiste proprio nel mettere ordine. Sono convinto che dipende non soltanto da un'attitudine ma anche da un abitudine della fantasia."“Nel film uso il paesaggio per esprimere gli stati d’animo dei miei personaggi”




Dario Argento
"Nei miei film ci metto sempre un po' di me stesso, ma questo qualcosa si perde, è come quando metti lo zucchero nell'acqua, all'inizio lo vedi, poi mescoli e sparisce, ne resta solo il sapore... Per questo film avrei dovuto prendere un'altra attrice poi ho scelto Mimsy Farmer perché assomigliava molto a mia moglie. Ero anche alla ricerca di un attore che mi somigliasse. Dopo varie ricerche finalmente trovai Michael Brandon, un ragazzo che mi assomigliava abbastanza,oltretutto molto bravo."

"Non so se è il mio ideale di cinema, ma è il cinema che faccio da sempre, un cinema anche sognato che, come nei sogni, ha un aspetto che sembra molto reale e un altro che invece sembra molto immaginario. E quello che sembrava tanto reale, è più irreale dell'aspetto immaginario."

"E' vero, fin dai primi film ho avuto questa attenzione per l'universo femminile. Ho scoperto che era una mia predisposizione naturale raccontare le donne, anche i loro volti e il loro essere fisico, oltre il loro universo, e che sapevo rappresentarlo bene. Forse è derivato dal fatto che mia madre era una fotografa di attrici, di donne più che di uomini, e allora, quando ero ragazzino, vedevo sempre mia madre che fotografava queste giovani attrici. Ho passato anni a vederle, sono cresciuto con il volto femminile, anche con il loro corpo, che mi era familiare, vedevo lei come le riprendeva, come metteva le luci, come le metteva in posa, come le vestiva, cosa le metteva addosso, i colori che sceglieva. Sono cosa che, o le rifiuti completamente e fai finta come non le avessi mai sentite, oppure poi, magari le assorbi nel tuo lavoro e così ritornano fuori."

“I miei film nascono per essere rappresentati e non per essere letti. Nascono per immagini e non per concatenazioni di storie. Nascono per essere verosimili ma non realistici, con un cammino che prende il via dal razionale per giungere all’iperrazionale e quindi approdare all’irrazionale e, come ultima spiaggia, al delirio. Non sono quindi dei veri e propri gialli, ma degli studi un po’ matematici sui tempi narrativi e sulla tensione."

“Non credo alla gente che dice di aver capito i miei film. I miei film non li capisco nemmeno io. Ci sono talmente tante cose dentro che pure io faccio fatica a capire da dove arrivano”  

“Si, io sono molto affascinato dalla psicoanalisi, specialmente da Freud che mi ha moto colpito ed influenzato, fin dagli inizia della mia carriera, anche da critico.” 

“I miei film nascono per essere rappresentati e non per essere letti. Nascono per immagini e non per concatenazioni di storie Nascono per essere verosimili ma non realistici, con un cammino che prende il via dal razionale per giungere all’iperrazionale e quindi approdare all’irrazionale e, come ultima spiaggia al delirio. Non sono quindi dei veri e propri gialli ma degli studi un po’ matematici sui tempi narrativi e sulla tensione”



Gulliermo Arriaga
“Molti anni fa sono stato costretto da un produttore a frequentare un seminario tenuto da uno di quei guru della sceneggiatura. Un insegnamento di questo seminario era: “Dovete sapere tutto dei vostri personaggi, anche che biancheria intima indossano.” Ops. Peccato che io faccia l’esatto opposto. Scrivo cercando di sapere il meno possibile sui miei personaggi. Se comincio a saperne troppo, come potranno sorprendermi?”


Marco Bellocchio
"Il mio lavoro mi piace anche perché mi obbliga sempre ad una presenza, cioè devo essere sempre presente e non posso assentarmi, devo sempre intuire quello che gli altri mi chiedono, anche senza dirlo, devo dare sopratutto all'attore delle risposte anche quando non c'è una domanda.(... L'attore è proprio il soggetto che maggiormente ha bisogno di essere riempito dal regista; fai questo, fai quello. Ed è drammatico quando non sai tu regista che cosa devo dirgli di fare. D'altronde tutti si aspettano di sapere da te che cosa devono fare. In quel momento non si può fingere di non sapere ciò che non si sa, ma neanche dichiarare subito uno stato d'impotenza o subito difendersi con la professionalità. E' indispensabile, invece, mantenere la calma, la coerenza e cercare nel rapporto con l'attore la soluzione. La riemersione della fantasia. La riconcentrazione e la prova spesso offrono la via d'uscita. Provare e riprovare in una situazione di ricettività e di calma. L'angoscia blocca la fantasia, la congela e la ragione professionale prende il potere e fa ordine.“

“E’ chiaro che una persona folle ha perso il rapporto con la realtà sociale. Ma esistono molti livelli di follia. A ne interessa la follia normale; che mi è ancora più familiare, che si manifesta nella sofferenza, nell’infelicità. Questo folle molto comune, dominato dall’angoscia, per conservare una certa normalità sociale (è terrorizzato di perderla) si controlla, si reprime, diventa razionale. E’ appunto l’uomo razionale e non ci può essere la fantasia inconscia in un soggetto simile. Dove domina la paura non c’è la bellezza. Se ho un rapporto con te, nel momento in cui mi agito, mi angoscio, immediatamente creo una barriera, il nostro rapporto diventa più formale, più esteriore, l’angoscia uccide un rapporto, lo paralizza, impedisce il desiderio. La possibilità di un rapporto affettivo con una donna pretende un minimo di sanità mentale e poi di fantasia per andare oltre la bellezza.”


Ingmar Bergmann
"E' molto facile e molto difficile mostrare dei sogni al cinema"

"Credo che, se uno decide di filmare un sogno, e si dice: "Voglio rappresentare un sogno, voglio crearlo con la cinepresa e tutti gli altri mezzi tecnici disponibili ", non ci riuscirà mai. Ma se invece, racconta semplicemente la sua storia, questa può rivelarsi un sogno meraviglioso."

"L'idea iniziale di un film in me sorge in maniera assai vaga; una frase casuale o un brano di conversazione, un tenue fatto indipendente da qualsiasi particolare situazione."
"Tutto ha inizio con il viso dell'attore""Il mio piacere è fare film con gli stati d'animo, le emozioni, le immagini, i ritmi, i caratteri che porto dentro di me. Il mio mezzo d'espressione è il film non la parola scritta."


Bernardo Bertolucci
“Il tempo dei miei film, anzi di tutti i film, è molto vicino a quello dei sogni. Mi sembra che tutto il cinema sia fatto della stessa materia dei sogni.”

“Il voyeur è condannato a ripetere lo sguardo terrificato del bambino puntato sui genitori che fanno l’amore (…) Freud dice che il bambino non ha bisogno di vedere il coito dei suoi genitori gli è sufficiente e al tempo stesso inevitabile immaginarlo. Ricordando l’ubicazione delle stanze della casa in cui vivevo quando ero bambino, e conoscendo il pudore insano di mio padre, credo di aver avuto esperienza di una scena primaria immaginata e non reale. Il mio cinema è stato molto determinato, per certi versi, addirittura modellato, da questo ricordo.”

"Ho sempre spiato gli attori dei miei film, fuori dalle riprese, per poter dire loro qualche volta: "Vorrei che adesso tu ridessi come hai fatto dieci giorni fa, quella sera al ristorante in cui X si è chinata su di te e ti ha detto una cosa buffa. Con Tognazzi é capitato qualcosa di diverso. Non lo spiavo per saperne di più di lui, ma lo spiavo per scoprire me in lui."

"Il cinema è sempre regressivo. Quando un film non mi dà il piacere della regressione mi sento mortificato, mi viene negato qualcosa."

“Personalmente, faccio film per motivi terapeutici: quindi, se la terapia ha funzionato, quando il film è finito mi disinteresso un po’ del suo destino.”

"Faccio i film non per esprimere pensieri ma per pensare, ed è questo il caso di "Prima della rivoluzione", assolutamente, ed è per questo che il film continua ancora a divenire in me. E' molto importante questa meccanica; fare i film per capire prima che imporre."

“Tutti i miei film riguardano il padre. Finalmente ne La luna mi sono accorto  che questa figura era una copertura o un filtro per la madre la cui importanza alla fine viene rivelata”


“Si potrebbe dire che ho portato avanti la pratica psicoanalitica parallelamente a quella cinematografica. In ogni caso si tratta di un’analisi strana, che s’interrompe ogni volta che inizio un film. Durante il periodo delle riprese, il film sostituisce l’analisi.”

“In un periodo più psicoanalitico della mia vita pensavo che la “carrellata in avanti” fosse il movimento del bambino verso la madre e la “carrellata indietro”, era il contrario: il movimento del bambino che carca di scappare.”

“Spesso paragono un film ad una nave pirata; è impossibile sapere dove approderà quando la si lascia libera di seguire il vento della creatività”


Tinto Brass
"Non ho mai sentito la necessità di andare in analisi forse perché ho avuto la possibilità di sfogarmi e di elaborare tante mie ossessioni attraverso il cinema."


Robert Bresson
"Il cinema non deve esprimersi per immagini ma per rapporti di immagini. Così come un pittore non si esprime per colori ma attraverso rapporti di colori."  "Il cinema è una scuola di disattenzione: si guarda senza vedere, si ascolta senza sentire."

“Vorrei che il pubblico sentisse che nei miei film avanzo verso l’ignoto".


Luis Bunuel
"Il meccanismo creatore delle immagini cinematografiche è, a causa del suo funzionamento quello che, fra tutti i mezzi d'espressione umana, richiama meglio il lavoro dello spirito durante il sonno. Il buio che invade a poco a poco la sala equivale all'azione di chiudere gli occhi. E' allora che comincia sullo schermo e al fondo dell'uomo l'incursione notturna dell'inconscio; le immagini come nel sogno compaiono e scompaiono, il tempo e lo spazio cronologico e i valori relativi di durata non corrispondono più alla realtà." 

"Il cinema è lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell'istinto, l'incursione attraverso la notte dell'inconscio: le immagini, come nel sogno, compaiono e scompaiono fra dissolvenze e oscuramenti; il tempo e lo spazio si fanno flessibili, si contraggono e si dilatano a volontà, l'ordine cronologico e i valori relativi della durata non corrispondono più alla realtà."

"Quando in un film la storia non mi interessa più ci metto un sogno."

"L'ottanta per cento delle mie inquadrature si muove, ma si muovono molto lentamente, per cui non s'avverte. Ho orrore di tutto ciò che si mostra, dell'esibizionismo, degli effetti: i movimenti rapidi avanti e indietro, per esempio. Mi piace la semplicità, detesto la tecnica."

"Il cinema è un arma magnifica e pericolosa, se a maneggiarla è uno spirito libero. E' lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, degli istinti. Lo si direbbe inventato per esprimere la vita del subconscio, le cui radici penetrano così profondamente nella poesia. Non si creda, però che io sia un partigiano d'un cinema fondato esclusivamente sul fantastico e il mistero."


Tim Burton
"Ho scoperto che se metti del trucco addosso a un attore, lo rendi più libero. Ogni volta che si nasconde dietro una maschera finisce per mostrare un altro lato di sé  E' questo il bello."

"Non prendo mai la sceneggiatura come fosse la Bibbia, perché quando visualizzi una cosa finisci per fare sempre dei cambiamenti. E' un processo diverso rispetto alla scrittura. A volte in una sceneggiatura c'è una battuta che mi sembra perfetta, poi quando l'attore la pronuncia, scopro che non funziona. Magari dipende da lui ed un altro attore potrebbe dirla meglio. Ma sono tutte cose che capisci nel momento in cui le fai."

“Sally era invece un personaggio relativamente nuovo. All’epoca per via del costume di Catwoman, m’ero fissato col cucito. Psicologicamente ero fissato con l’idea di tenere assieme i pezzi di un personaggio con dei punti e del filo. Che poi, simbolicamente, rappresenta il modo in cui uno si sente. Provo spesso la sensazione di non essere integro o di essere tenuto assieme da un filo o di cercare di rimettermi in sesto. E questo non ha tanto a che vedere con le cicatrici di Frankenstein, quanto col desiderio di rimettere assieme i tuoi cocci.”

"L'idea era nata da un disegno che avevo fatto molto tempo prima. Era solo un'immagine ed era legata ad un personaggio che vorrebbe poter toccare e non può, che è creativo e anche distruttivo, tutte condizioni capaci di creare una sorta di ambivalenza. Una cosa che é emersa probabilmente quando ero un teenager, perché è davvero una cosa da ragazzini. Era la sensazione che la tua immagine, il modo in cui gli altri ti percepiscono, non vadano d'accordo con quel che c'è dentro di te. Una sensazione piuttosto comune. Mi ricordo che crescendo, pensavo che non era molto facile farsi accettare. (...) Lo giudicano dal suo aspetto esteriore. Ma lui è completamente l'opposto rispetto a questa percezione. Per questo il tema centrale di Edward mani di forbice, quello dell'immagine e della percezione, quello di essere visti all'opposto di ciò che si é, era perfettamente in linea con lui."

 

 



Frank Capra
"Appena i miei attori imparavano le battute gliele cambiavo. Perché sai, gli attori sono abituati a imparare a memoria: si mettono davanti allo specchio e recitano. Subito si creano un personaggio, se lo ritagliano addosso, e diventa difficile cambiare quel modello; provano e diventano quel tipo di personaggio. Bisogna demolirlo. E' meglio non avere nessun copione, e non dire niente fino al giorno delle riprese. Solo allora gli attori leggono le battute, insieme ad alta voce, si discute, gli spiego cosa significa quella scena. E alla fine diventano persone vere, non attori."

"Mi sbarazzai delle dissolvenze incrociate facendo passare, senza transizione, nel montaggio, l'ascensore dall'ottavo piano al pian terreno, e l'albero fiorito all'albero coperto dio neve. Facendo accavallare i dialoghi; in effetti, nella vita la gente si interrompe, non aspetta che l'altro abbia finito di parlare. Accelerando circa di un terzo la velocità delle riprese."


Jean Claude Carriere
“Poi ci sono dei film che sono sicuro di non aver visto e di cui parlo come se li avessi visti. Un giorno ero a Roma con Louis Malle e degli amici francesi ed italiani. Inizia una discussione sul film di Visconti Il gattopardo. Io e Louis siamo di pareri diversi, e siccome siamo persone del mestiere,ciascuno do noi si sforza di far prevalere il suo punto do vista. A uno di noi due il film piaceva, l’altro lo odiava: non ricordo più chi era a favore e chi contro. Poco importa. Tutto il tavolo ci ascolta. Sono all’improvviso preso da un dubbio e chiedo a Louis: “ Ma tu l’hai visto, il film?” E lui mi risponde “ No, e tu?”, “Nemmeno io” gli rispondo. Le persone che ci stavano ascoltando rimasero indignate, come se avessimo fatto loro perdere del tempo”


Charlie Chaplin
"Il silenzio è l'essenza del cinema." 

"Attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale,il folle in ciò che sembra sensato, l'insignificante in ciò che sembra pieno d'importanza. Essa ci aiuta anche a sopravvivere preservando il nostro equilibrio mentale. Grazie all'umorismo siamo meno schiacciati dalle vicissitudini della vita. Esso attiva il nostro senso delle proporzioni e ci insegna che in un eccesso di serietà si annida sempre l'assurdo."


Renè Clair
"Ho notato sovente come gli spettatori di un film si trovino spesso in una situazione simile a quella di un uomo al suo risveglio. Si sono lasciati prendere da visioni straordinarie, sono stati travolti dallo svolgersi di vicende impreviste; si sono abbandonati alla corrente irresistibile delle immagini e quando in sala torna la luce, si stupiscono di aver ceduto alla suggestione di quelle ombre folli. Sorridono della loro credulità. Rinasce il loro senso critico. Il contatto con la realtà banale li riporta all'abitudine della loro logica...Un'arte che riesce a trascinare il pensiero tanto lontano dalle sue regioni abituali, non è un'arte da nulla."

"La parola e il suono potevano essere suggeriti dall'immagine, e l'immaginazione dello spettatore faceva il resto. Questa suggestione era talmente efficace che più di una volta ho sentito delle persone affermare che un vecchio film era sonoro mentre in realtà era muto. Queste persone erano credevano di aver inteso il dialogo."


Jean Cocteau
"Un film non è un sogno che si racconta, ma un sogno che stiamo sognando tutti insieme, e il minimo difetto del meccanismo, sveglia il dormiente e lo disinteressa di un sonno che smette di essere suo."

"L'ipnosi collettiva nella quale l'ombra e la luce immergono un pubblico cinematografico assomiglia molto a una seduta spiritica. Il film esprime allora altro da quello che è. Nessuno saprebbe prevederlo."


Roger Corman
"Per me l'universo di Poe è il mondo dell'inconscio. E per ricreare questo inconscio era necessario girare tutto in interni: tutto il film (I vivi e i morti - N.d. R) doveva apparire in un ambiente irreale."

Ritrovo nei miei vecchi film un mucchio di cose di cui non ero per niente cosciente. Sono cosciente di tutto quello che faccio, certo,ma solo ad un certo livello. Personalmente ho studiato a lungo Freud e penso di sapere abbastanza cosa sono i simboli che utilizzo. Ma, e questo fa meraviglia, esiste un secondo piano, se volete, dove il vostro simbolismo cosciente, fa appello ad un altro simbolismo, puramente inconscio.

"
L’idea della morte, della sepoltura in un enorme eterno silenzio, il ritorno alla matrice, sono terrori che risalgono all’infanzia.  E’ ciò che fa la grandezza di Poe. Egli aveva trovato, prima di Freud, la strada del subcosciente.”


Wes Craven
L’horror è un mezzo molto potente e primario in senso stretto  ma nel mio caso significa ritornare di continuo al periodo in cui avevo dai cinque ai sette anni e cercare di far di nuovo i conti con quei sentimenti, perché io penso che è lì che si trova l’humus più ricco per l’horror , nelle prime esperienze che si hanno della vita di famiglia.”


David Cronenberg
"L'arte é sovversiva perché fa appello all'inconscio. Non sono un freudiano, ma credo nell'equazione "civiltà uguale repressione". L'arte è a favore di tutto ciò che viene represso. Quindi è contro la civiltà, contro la società con le sue norme stabilite. Più un film è collegato con l'inconscio, più è sovversivo. Come lo sono i sogni." 

"Mi interessano molto i documentari sull'interno dei corpi. Mi sembra strano che quando si apre un corpo umano la cosa sia ripugnante per la maggior parte delle persone. Perché? Siete voi, sono io! Come potete trovare ripugnante il vostro stesso corpo? E' quel che voi siete! Abbiamo bisogno di una nuova estetica per l'interno dei corpi. Quando si trova una bella donna, non si pensa che alla sua superficie...ma se la si rigirasse come un guanto, tutto il mondo sarebbe disgustato. E' bizzarro. Non siamo ancora capaci di accettarci nella nostra globalità."

“Più un film è collegato con l’inconscio più è sovversivo”.



George Cukor
“Secondo me tutte le star hanno un segreto. In loro c’è sempre qualcosa che non sai e che vorresti sapere”.



Alessandro D'Alatri
Quando facevo la pubblicità qualcuno si è lamentato che non usavo gli effetti speciali. Per me l'unico effetto speciale è l'attore. Io l'attore l'ho fatto da bambino, quasi per gioco. ma mi è bastato per capire che l'attore trascorre più tempo a star fermo, ad aspettare che non a fare qualcosa. E la sua parte più umana, il suo modo di vivere nella maniera più personale il proprio lavoro. In quei momenti di stasi forzata può immaginare, costruire. Quando riesce a dare tutto questo nello spazio limitatissimo che è quello della sua performance, quella è un'esplosione emotiva che costa assai più fatica ottenere con la computer grafica o con gli effetti speciali.”

"Il mio non vuole essere un film sui diversi, sulla malattia, é un film sui sani. Racconta di come per la prima volta, la gente normale si trovi a combattere con le proprie storie, con lo spessore dei propri sentimenti. E questo grazie al fatto che un terzo elemento irrompe nelle loro vite senza che si possa fare nulla per fermarlo.Il "diverso" è semplicemente qualcuno che di solito cerchiamo di non vedere,di isolare,perchè tendiamo tutti a vivere da soli. Poi qualcosa o qualcuno ci costringe a riflettere,a guardarsi con durezza. E' questo che io racconto."

"No, Kim. Non sono belle ? Anche i disegni, la calligrafia, é tutta roba sua. Davvero non si é risparmiato: del resto non si può interpretare un malato di mente senza aver sentito cosa vuol dire esserlo. Né potevo permettermi di trattare un tema del genere con leggerezza, tocca la sofferenza di troppa gente.Kim é andato a fondo nel personaggio in una maniera che aveva anche aspetti pericolosi. Tutti noi abbiamo un nucleo psicotico, e lui é andato a toccarlo da vicino. Quando un attore fa un lavoro del genere il film ne esce straordinariamente arricchito. Ci sono attori cui basta premere un bottone e attivano un personaggio, altri che hanno bisogno di un lavoro totale di immedesimazione. Ma nell'uno o nell'altro caso, senza non se ne può fare a meno".

"
Ora nel grande cinema, in particolare in quello americano,il malato di mente è quello che di solito arriva con l'accetta, é trattato col controluce,il dettaglio,fa montare una tensione che poi sfocia nel sangue. Io volevo raccontare le stesse tensioni,e in particolare mi premeva filmare il rapporto diverso-normale,e senza per farlo esplodere. A me interessava raccontare la triangolazione che si crea quando in una coppia normale si inserisce il diverso. E la coppia non doveva essere culturalmente attrezzata,non potevano essere due intellettuali che avrebbero avuto gli strumenti per gestire la situazione,ma due persone come tante che non sanno niente della malattia mentale e interagiscono in modo istintivo. Così è nato il progetto del film e da là via via le mie esperienze come volontario in una comunità terapeutica,la scoperta dei laboratori di scrittura per i malati,insomma un lavoro di documentazione che è durato più di un anno."

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La storia. Perché il triangolo ?Una volta definito il personaggio di Saverio,cioè un individuo che non è il "mostro" all'americana ma è una persona intelligente,dolce e sensibile con un problema di fondo che riguarda la sfera affettiva e con un disturbo nel rapporto con la realtà, il resto è venuto quasi da sé. Lui ha interagito con l'esterno partendo dal suo bisogno profondo. Di chi si innamorano di solito queste persone ? Della dottoressa,dell'insegnante,di chi stabilisce con loro una certa forma di lavoro di accettazione. Allora da una parte c'è uno come Saverio che percepisce una pensione di invalidità e la ritira alla Posta,dall'altra un'impiegata che dietro il vetro dello sportello,si muove davanti a te che fai la fila. E tu nell'’attesa la guardi,vedi come è vestita,il trucco,i gioielli,il gestire delle mani e ne rimani inconsapevolmente affascinato. Se poi questa,che è una bella donna,un giorno ti fa uno sconto di poche lire perché non ha spicci per il resto...Ecco ho pensato,su un piccolo gesto così uno come Saverio ci costruisce sopra un mondo,ci proietta il suo bisogno d'amore. Questa dove abita,con chi,che vita fa ? Capisci che il meccanismo del film a questo punto ti si rotola davanti"


Brian de Palma
"Mi piace soprattutto prendere il pubblico alla sprovvista. Dargli la sensazione di trovarsi su di un terreno famigliare e poi, brutalmente, senza preavviso, violentarlo. Lo spettatore non deve tornare a casa confortato, rasserenato. La vita non è così. L'inconscio è sempre là che attende di manifestarsi, anche quando crediamo che la logica abbia risolto ogni cosa."
   


Carl Dreyer
“Lo spavento non si trova attorno a noi ma nel nostro inconscio”

"Quello che mi interessa, e che viene prima della tecnica, è riprodurre il più sinceramente possibile dei sentimenti. L'importante per me non è soltanto afferrare le parole che gli attori dicono ma, anche i pensieri che stanno dietro le parole."


Marlene Dietrich
“Dovevo andare alla porta, voltarmi e dire una battuta, tipo: “Aspettami”, e poi uscire. E Stenberg mi disse: “Vai alla porta, voltati, conta fino a dieci, dì la tua battuta e poi esci”.  Io eseguii e lui s’infuriò. “Se sei così stupida che non sai neanche contare lentamente, conta fino a venticinque”. E la rifacemmo quaranta volte, tanto che alla fine, probabilmente, contavo fino a cinquanta. E non sapevo perché. Ero irritata.  Ma alla prima di Marocco, quando arrivò quel momento, e io feci la pausa, prima di dire “Aspettami”il pubblico scoppiò in un lungo applauso. Stenberg sapeva che aspettavano esattamente questo: li ha fatto aspettare e loro lo hanno adorato”


Bruno Dumont
Avevo notato da parecchio tempo, soprattutto in fase di montaggio, che anche senza niente si fa sempre qualcosa, che le inquadrature non hanno necessariamente bisogno di sostenere un racconto. Neutralizzare il racconto è diventato quindi un principio, a tutti i livelli del film. Non volevo appoggiarmi sul suono o la fotografia perché, per me, l'essenziale nel cinema, è la sintesi, il film stesso".


Sergej M. Eisenstein
"Il prodotto artistico è prima di tutto un trattore che ara lo psichismo dello spettatore"


Jean Epstein
"Il primo piano è l'anima del cinema. (...) Il primo piano modifica il dramma attraverso l'impressione della vicinanza. Il dolore è a portata di mano. Se stendo il braccio ti tocco, intimità. Conto le ciglia di questa sofferenza. Potrei sentire il sapore delle sue lacrime. Mai un viso si è avvicinato tanto al mio. (...) Il primo piano mi limita e dirige la mia attenzione. Non ho il diritto nè i mezzi per essere distratto."


Federico Fellini
"C'è un film, voglio dire l'idea, il sentimento, il sospetto di un film che porto appresso da quindici anni; appare puntualmente alla fine di ogni film, sembra voglia riproporsi, farmi capire che ora tocca a lui, mi studia e una bella mattina non c'è più...A volte sospetto perfino che non sia un film; è soltanto un film pilota, ha il compito di introdurre altre storie, altre immaginazioni. Infatti quando lui sparisce, al suo posto, immancabilmente, resta il film vero, quello che farò." 

"Credo che un bel film debba avere dei difetti. Devono esserci degli errori, come nella vita, come nella gente. Non credo nella bellezza come cosa perfetta, se non forse quella degli angeli. Una bella donna è attraente solo se non è perfetta."

"Ho fatto tutto il film al buio (Otto e mezzo N.d.R), un lungo volo di notte, e da allora mi si è sviluppata una teoria: é meglio non vedere le scene girate giorno per giorno, bisogna restare ancorati all'illusione  del film come l'hai immaginato. quello che stai facendo  non sarà mai quello che sognato.  Vedere le cose fatte ti svia da ciò che vorresti fare. Ho letto, del resto, che neanche Hitchcock vedeva i giornalieri."

"Ciò che ammiro sconfinatamente in Jung è l'aver saputo trovare un punto d'incontro tra scienza e magia, tra razionalità e fantasia: il consentirci di attraversare la vita abbandonandosi alla seduzione del mistero con il conforto di saperlo assimilabile alla ragione. Di Jung ammiro e invidio l'onesta incrollabile alla quale non è venuto mai meno. Eppure Jung mi sembra che non sia amato e ammirato come dovrebbe. L'umanità ha avuto nel nostro secolo un tale compagno di viaggio per circondarlo, nella maggior parte dei casi, di una diffidenza stolida."

"Perché dunque volevo ritirarmi, mandare tutto all'aria, scappare? Cosa era successo? Soltanto questo: non mi ricordavo più che cos'era il film (Otto e mezzo N.d.R) che volevo fare. Il sentimento, l'essenza, il profumo, quell'ombra, quel guizzo di luce che mi avevano sedotto e affascinato erano scomparsi, dissolti, non li ritrovavo più"

"Amarcord voleva essere l'addio a una certa stagione della vita, quell'inguaribile adolescenza che rischia di possederci per sempre, e con la quale io non ho ancora capito bene che si deve fare, se portarsela appresso fino alla fine o archiviarla in qualche modo. Diciamo la verità. Questo moralistico traguardo del divenire adulti, che cosa si fa quando lo si è diventati?"

"Come in un ventre materno, stai al cinema fermo e raccolto, immerso nel buio, aspettando che dallo schermo t'arrivi la vita. Al cinema bisognerebbe andare con l'innocenza del feto. Il mio film (La città delle donne N.d.R) è la chiacchierata, dopo cena, di un un po' ubriaco. (...) E' un sogno e parla il linguaggio simbolico dei sogni. Mi piacerebbe che venisse visto senza lasciarsi accecare dalla tentazione di capire: non c'è niente da capire. Io detesto questa malattia contemporanea che è il bisogno dell'ideologia. (...) Allora tornando alla donna, credo che Jung sia convincente quando dice all'incirca così: l'uomo non conosce la donna perché proietta su di lei la parte ignota ed oscura di se stesso."

"Non mi ricordo più bene chi ha detto che, allo stesso modo in cui l'individuo attraverso il sogno esprime quella parte di se stesso più segreta , misteriosa, inesplorata che corrisponde all'inconscio, così la collettività, l'umanità farebbe la stessa cosa attraverso la creazione degli artisti. La produzione artistica, cioè non sarebbe altro che l'attività onirica dell'umanità. Il pittore, il poeta, il romanziere e anche il regista risponderebbero a questa funzione, di elaborare, organizzare col proprio talento i contenuti dell'inconscio collettivo, esperimentandoli, rivelandoli sulla pagina, sulla tela, sullo schermo."

"Fare un film è come fare un viaggio, ma del viaggio mi interessa la partenza, non l'arrivo. Il mio sogno è fare un viaggio senza sapere dove andare, magari senza arrivare in nessun posto, ma è difficile convincere banche e produttori ad accettare questa idea...Ogni ricerca che un uomo svolge su se stesso, sui rapporti con gli altri e sul mistero della vita, è una ricerca spirituale e, nel senso vero del termine, religiosa. Suppongo sia questa la mia filosofia. Faccio i miei film nello stesso modo con cui parlo alla gente. Questo è per me neorealismo, nel senso più puro e originale. Una ricerca in se stessi e negli altri. In ogni direzione, in tutte le direzioni in cui va la vita."

"Non so distinguere un film dall'altro. Per me ho girato sempre lo stesso film. Si tratta di immagini e solo di immagini.: che ho girato usando i medesimi materiali, forse soltanto di volta in volta da punti di vista diversi."

"Non è la memoria che domina i miei film. Dire che i miei film sono autobiografici è una disinvolta liquidazione, una classificazione sbrigativa. Io mi sono inventato quasi tutto: un'infanzia, una personalità, nostalgie, sogni, ricordi: per il piacere di poterli raccontare."

"Tempo fa ho letto un saggio illuminante di Neumann sulla creatività, o meglio sul tipo creativo. All'incirca diceva così: un tipo creativo è colui che si colloca tra i canoni consolatori, confortanti, della cultura cosciente, e l'inconscio, il magma originario, il buio, la notte, il fondo del mare. Sono questa vocazione, questa medianità, a fare il creativo. Egli abita, si pone, vive in questa fascia per operare una trasformazione, simbolo di vita e la posta in gioco è la sua stessa vita o la sua salute mentale. Mi lusinga pensare che anche il mestiere di regista possa svolgersi a ridosso di frontiere tanto oscure e turbolente, essere subordinato ad alternative, così radicali e pericolose. Vorrei che mi fosse consentito di aggiungere al pensiero di Neumann una mia modestissima opinione: io credo che il tipo creativo, in genere, non possa avere coscienza dell'operazione di sutura che compie l'inconscio e il conscio; al massimo può essere  consapevole del modo con cui tenta la conciliazione." 



Henry Fonda
"Otto Preminger diceva "Ogni stacco é un interruzione. E non intendeva solo per il pubblico, ma sopratutto per l'attore che ha bisogno di perdersi nel suo personaggio"


John Ford
Un’immagine vale mille parole. E io cerco di raccontare visivamente”.


William Friedkin
"Si fotta la critica, questi non sono film per i recensori, è il tuo stomaco che recensisce il film!."


Samuel Fuller

"Il cinema è un campo di battaglia."




Vittorio Gassman
"L'attore è come una scatola vuota e più è vuota e meglio è; interpreta un personaggio e la scatola si riempie, poi il lavoro finisce e la scatola si svuota. Mi hanno raccontato che una volta Gary Cooper ancora ragazzo guardava fisso davanti a sé in silenzio. La mamma gli domandò: Che pensi? Rispose: Non penso assolutamente a nulla. E la mamma: Allora sarai un buon attore... Vede l'attore non deve essere particolarmente colto e nemmeno particolarmente intelligente; deve essere, forse anche un po' idiota. Se si, se fosse completamente idiota sarebbe un grandissimo attore... Prenda un'attrice, una grande attrice che tutti noi abbiamo apprezzato quanto meritava: la Morelli. Era perfetta, è vero Marcello? Perfetta, finissima, mai un tono sbagliato, mai un registro fuori fase. E com'era la Morelli fuori dal lavoro? Dillo Marcello. Una cretina. Cioè, una scatola vuota, come dicevi tu, come siamo tutti noi."


Jean Luc Godard
"Le immagini, i film nascono quando non li vediamo. Sono l'invisibile. Sono quello che non si vede. E il film deve mostrare l'incredibile, che è proprio quello che non si vede." 

“In una storia c’è sempre un inizio, un centro e una fine ma non necessariamente in quest’ordine.” 

"Non mi piace tanto raccontare delle storie. Mi piace servirmi di una storia come sfondo di tappezzeria sul quale ricamo le mie idee. Quel che gli addetti ai lavori chiamano "raccontare una storia" mi ha sempre imbarazzato: partite a una certa ora, fare un inizio ed arrivare ad una fine. Quel che mi interessa è prendere dei pezzi." 

“Ci sono due generi di artisti: alcuni camminano per la strada a capo eretto, guardando dritto in avanti. Osservano, progettano ed organizzano: i loro lavori sono interessanti, efficaci, ben svolti e talvolta anche splendidi. Questo è il gruppo dei sempre ammirati. Poi c'è l'altro tipo, quelli che camminano a testa bassa, persi nei propri pensieri e facendo sogni ad occhi aperti. Ogni tanto sono costretti a sollevar lo sguardo, sempre all'improvviso, e di colpo lanciano al mondo rapide occhiate trasversali. Questo è il gruppo che vede veramente: per quanto eccentrico o confuso sia il loro stile, essi vedono con meravigliosa chiarezza".


Peter Greenaway
"Andare oltre i margini dell'inquadratura e la schiavitù dell'obiettivo. Parafrasando Picasso, filmare ciò che si pensa e non si vede."

“Il cinema è un mezzo d’espressione troppo ricco per lasciarlo ai narratori di storie”


Monthe Hellman
“Per un musicista il suo strumento è la cosa più importante da proteggere, altrimenti non potrebbe suonare.  Nel caso dell’attore, lo strumento è lui stesso, perciò è giusto che chieda, che pretenda ciò che serve a farlo lavorare meglio: un certo tipo di cibo, di comfort, un ambiente isolato per provare. Un attore è come una tartaruga;  Se provi ad entrare a forza nel suo guscio non otterrai nulla. Devi fare in modo che esca da solo, mettendolo a suo agio”


Werner Herzog
"Io non sogno affatto. Proprio per niente, forse una volta ogni due anni. Sono una persona assolutamente priva di sogni. Ma ho un tipo molto preciso di sogni ad occhi aperti. Quando cammino, ad esempio, mi scorrono davanti interi romanzi, oppure quando guido la macchina per lunghi percorsi è come se fossi in un film per tutto il tempo. Non mi accorgo nemmeno di guidare la macchina, diciamo per mille miglia; è come se fossi in un romanzo."

"Tutti i miei film hanno per origine, non delle storie, ma dei paesaggi."


Alfred Hitchcock
"Avevo forse quattro o cinque anni... Mio padre mi mandò la commissariato di polizia con una lettera. Il commissario la lesse e mi rinchiuse in una cella per cinque o dieci minuti dicendomi: "Ecco cosa si fa ai bambini cattivi". Non ho mai avuto la minima idea del perchè. Mio padre mi chiamava sempre  la sua "piccola pecora senza macchia". Veramente non posso immaginarmi che cosa abbia potuto fare."

"Non c'è niente di simbolico in "Intrigo Internazionale" Ah, sì, una cosa. L'ultima inquadratura. Il treno che entra in galleria dopo la scena d'amore tra Cary Grant e Eva-Marie Sant. E' un simbolo fallico. Ma non bisogna dirlo a nessuno."

"Innanzitutto, devo confessare che mi spavento facilmente. Appresi ciò quando avevo quattro o cinque anni. Mi ricordo che quella notte mi svegliai di soprassalto. La casa era immersa nell'oscurità e nel silenzio. Mi sedetti nel letto e cominciai a chiamare mia madre. Non mi rispose nessuno, perché non c'era nessuno. Tremavo di paura. A ogni modo, trovai il coraggio di alzarmi e, devo aggiungere, di ispezionare la casa. Giunsi nella cucina, illuminata in modo sinistro. Il mio tremore continuava ad aumentare. Al tempo stesso, ero affamato. Aprii la dispensa della cucina, nella quale  trovai della carne fredda, e cominciai a mangiare e a piangere. Non riuscii a calmarmi fino a che i miei genitori non furono rincasati. Mi spiegarono che erano andati a fare una passeggiata perché pensavano che stessi dormendo. Da quel giorno, vi sono due cose che non sopporto: stare da solo al buio e mangiare carne fredda."

"La paura è una sensazione che la gente ama provare quando é certa di trovarsi al sicuro.(...) Nel cinema, la "suspense"  consiste nello stimolare una curiosità mozzafiato e nell'instaurare una complicità tra il regista e lo spettatore, che sa cosa sta per succedere. (....) Conoscete già la storiella raccontata più volte; se io facessi un film su Cenerentola, tutti cercherebbero il cadavere. E se Edgar Allan Poe avesse scritto "La bella addormentata  nel bosco", tutti cercherebbero l'assassino." 

"The house of Dr. Edwardes" era un romanzo melodrammatico e raccontava la storia di un pazzo che si impadronisce di un manicomio; anche le infermiere erano pazze e facevano cose assurde. La mia intenzione era più ragionevole, volevo solo girare il primo film sulla psicoanalisi"

“Lo stato mentale, emotivo del pubblico è creato dall’uso che il regista fa delle immagini. In altri termini, l’immagine ha un impatto diretto sulle emozioni. A volte il regista procede tranquillamente, creando un’atmosfera con il semplice uso della fotografia e, l’occhi dello spettatore segue la storia con piacere. Poi, all’improvviso, il regista decide di dare una sferzata decisa alla rappresentazione. Così la presentazione visiva cambia. Le immagini assumono un impatto esplosivo, come dovuto ad un cambiamento nell’orchestrazione.”

 “Quando affronto le questioni di sesso sullo schermo, non dimentico che, anche qui, la suspense comanda tutto. Se il sesso è troppo evidente, non c’è più suspense. Perché scelgo  delle attrici bionde e sofisticate? Bisogna cercare delle donne di mondo, delle vere signore che diventano delle puttane quando sono in camera da letto. La povera Marilyn Monroe aveva il sesso stampato su ogni angolo del viso, come Brigitte Bardot, e questo non è molto fine.”"Molti film sono quelli che io chiamo "fotografie di persone che parlano" 

"La suspense viene creata mediante un processo che prevede di dare al pubblico alcune informazioni riguardo alle quali il protagonista è all'oscuro"
"Cerco di raccontare la mie storie per immagini tanto che, se l'apparecchiatura del suono si guastasse in un cinema, il pubblico non si seccherebbe nè diventerebbe impaziente, perché l'azione lo terrebbe comunque avvinghiato!

"
“Molti pensano, per esempio, che ritmo significhi azione rapida, montaggio veloce, personaggi in movimento, o cose del genere, ma non è affatto così. Credo che il ritmo di un film stia tutto nel tenere la mente occupata dello spettatore.”  

“Ritengo che l’azione più lampante in una sceneggiatura convenzionale riguardi il movimento di macchina. La sceneggiatura può riportare “Jane abbraccia Hernry”. Ma dove si trova la macchina da presa mentre i due si divertono? Questa omissione è estremamente importante. Ovviamente, il regista può decidere come riprendere l’abbraccio a seconda delle esigenze della storia (…) L’abbraccio può essere ripreso di fronte, da entrambi i lati o dall’alto.(…) L’angolazione secondo la quale riprendere l’abbraccio dovrebbe derivare in maniera logica dalla ripresa precedente e dovrebbe essere strutturata in modo tale da accordarsi armoniosamente con quanto segue e così via. In realtà, se tutte le riprese sono pianificate e integrate nella sceneggiatura, non dovremmo mai pensare a girare la scena dell’abbraccio, ma solo a girare un film di cui l’abbraccio non è che una parte.”

“Vedi quando sono sul set io non sono sul set. Se guardo una scena, come la recitano gli attori o il loro piazzamento, davanti agli occhi io ho lo schermo: non mi lascio confondere dal set, dal movimento di tutta la gente che sta sul set. In altre parole io non mi baso sulla geografia del set, mi baso sulla geografia dello schermo.”  

"Qual’é il motivo per cui hai scelto di adattare per il cinema un dramma di successo come Delitto perfetto?
”Mi stavo coprendo le spalle”

"La macchina a mano è solo un trucco per giovani registi, quelli che girano i fiori sfuocati e i campi lunghi della folla che riempie Fifth Avenue… La macchina a mano va contro tutte le regole del cinema. Il cinema è montaggio,pezzi di pellicola, anche solo di tre fotogrammi, se vuoi messi lì’uno accanto all’altro""Mi piace lavorare sulla sottile linea di confine tra tragedia e commedia; mi piace rendere l’ordinario e renderlo straordinario. Io credo nel cinema puro. Certi dicono che il cinema è azione, ma è una concezione erronea. Il movimento è solo parte del cinema.  Neanche lo spettacolo è cinema e neanche fotografare gli attori che recitano. Se ti basi sulla recitazione fai teatro filmato. Secondo me la cosa essenziale è il montaggio. Inquadri per dire James Stewart che guarda qualcosa; poi quello che vede; poi la sua reazione, ma vede qui torniamo al vecchio esperimenti di Pudvokin…"

“C’era una volta uno sceneggiatore al quale le idee migliori venivano sempre nel mezzo della notte e, quando si svegliava al mattino, non riusciva a ricordarle, infine si è detto: “Metterò un foglio di carta e una matita vicino al letto e, quando mi verrà l’idea, potrò scriverla. Così il tipo si mette a letto e, naturalmente, nel mezzo della notte, si sveglia con un’idea formidabile; la scrive rapidamente e si riaddormenta molto contento. L’indomani mattina si sveglia e non ricorda di aver scritto l’idea. “Accidenti! Ho avuto ancora un’idea formidabile la notte scorsa ma l’ho dimenticata. Ah, è terribile! Ah, ma non l’ho dimenticata; c’è la matita e il foglio. Si avventa nella sua camera da letto, raccoglie il foglio e legge: “Ragazzo s’innamora di una ragazza"



Isabelle  Huppert
"S'inizia a vivere recitando. Ora come si passa poi dall'innocenza alla volontà, è difficile da dire..La cosa certa è che non ti svegli una mattina dicendoti: "Voglio fare l'attrice" perché, in realtà, sei attrice da sempre. Da sempre rincorri il tempo perduto, il tempo dell'infanzia, quello della recita. Recitare significa anche nascondersi, significa assentarsi e curiosamente assentarsi dagli sguardi degli altri. Apparire significa scomparire. Per me l'attore è come un cieco. E' come ne "La merlettaia". Avanza fino al precipizio, fidandosi. E' questa la storia dell'attore. La prima percezione che ho avuta di me stessa? Mi sembrava d'essere evanescente, di non aver né volto, né contorno, di non essere nulla. La pellicola e la macchina da presa danno consistenza all'idea che non sei niente. Forse è così che si diventa attori. Bisogna pensare di non essere nulla. La pellicola e la macchina da presa danno consistenza all'idea che non sei niente. Il cinema è l'arte della vaghezza. Mette a fuoco il vago; ipotesi, incertezze."

"Il cinema è come il contrabbando. Ci approdi di nascosto, clandestinamente con il tuo bagaglio, il tuo carico d'affetti personali, i tuoi segreti intimi che sbatti in faccia a tutti quanti. Posi tutto sul tavolo e poi inizia il baratto ufficioso e pubblico. Io do a te e tu restituisci a me, tu ti servi e io prendo. Il cinema è uno scambio immaginario. Non c'entra niente con l'altruismo."

"A volte l'immaginario nasce da dettagli dei muscoli, da una piccola frase, un pezzo di stoffa, un colore dei capelli. Non si può sapere a partire da cosa il sogno va elaborandosi. Spesso prende forma da un particolare impercettibile."


John Huston
"Secondo me il film perfetto è come se si svolgesse dietro i nostri occhi e fosse proiettato dagli occhi stessi, così che vedremmo quello che abbiamo voglia di vedere. Il cinema è come il pensiero. Di tutte le arti è quella che gli si avvicina di più. Guarda quella lampada dall'altra parte della stanza. Adesso guarda di nuovo me. Guarda ancora la lampada. Adesso torna a guardare me. Hai visto cosa hai fatto? Hai battuto gli occhi. Quelli sono stacchi. Dopo il primo sguardo, lo sai che non c'è ragione di fare una panoramica continua da me alla lampada perché sai già cosa c'è in mezzo. La tua mente taglia la scena. Prima guardi la lampada. Stacco. Poi guardi me."


Buster Keaton
"Mi è stato chiesto spesso perché nei miei film mantengo un'espressione particolarmente seria. La spiegazione è molto semplice. Sin  dal mio esordio nel varietà ho potuto sperimentare che in un numero comico si riesce a far ridere il pubblico tanto più quanto si resta indifferenti e poi quasi stupiti dall'ilarità del pubblico. Ci sono comici che sembrano rivolgersi direttamente al pubblico, voler entrare in confidenza con lui. Fatty si comportava esattamente così. E in questo modo faceva ridere il pubblico con sé, mentre, per quanto mi concerne, il pubblico ride di me. Quando un comico comincia a ridere sullo schermo é come se dicesse al pubblico dio non prenderlo sul serio, che il tutto non è uno scherzo. In ultima analisi, per l'attore, è un'occasione per "fare l'idiota": più sarà serio in questo e più risulterà divertente."


Abbas Kiarostami
"Forse sognare è la cosa più necessaria, ancora più necessaria che vedere. Se un giorno mi dicessero: "Puoi scegliere solo una di queste due possibilità, "vedere" o "sognare", io sceglierei senza dubbio "sognare". Credo che grazie all'immaginazione e ai sogni riuscirei a sopportare meglio la cecità. La vita, senza sogni, non sarebbe facile. Perciò, viva la capacità di sognare! E' senz'altro per questo motivo che il cinema è una forma di approssimazione ai sogni degli uomini ed è per questo che il cinema merita di essere adorato."

"Il suono è molto importante, più importante dell'immagine... attraverso la ripresa visiva noi arriviamo, al massimo, a ottenere una superficie bidimensionale. Il suono conferisce a questa immagine la profondità, la terza dimensione. È il suono a colmare le lacune dell'immagine".


Stanley Kubrick
"Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente e così via. Dal momento che si muove su un livello "non verbale", l'ambiguità è inevitabile. Ma è l'ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo una superficie di significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere."

"Il regista ha solo il compito di fornire all'attore delle idee, non di insegnargli come recitare o di ingannarlo..." 

"Oggi il cinema opera su un piano molto più vicino alla musica e alla pittura che alla parola scritta, i film hanno la capacità di convogliare concetti e astrazioni sena il tradizionale ricorso alla parola."


Akira Kurosawa
"Un film che ha bisogno di essere commentato non è un buon film."

"Ogni regista ha il suo metodo con gli attori: io non li dirigo soltanto durante le ripetizioni ma anche fuori del set, vivendo con loro, discutendo insieme. Credo molto nel contatto giornaliero. Il segreto nella direzione d'attori sta nel " convincerli". Non bisogna mai trattarli come marionette." 


Friz Lang
"Mi fu chiesto una volta in un'intervista da dove viene un'idea creativa, e improvvisamente capii che non lo sapevo veramente neppure io e risposi: "Faccio le cose intuitivamente, senza ragionare troppo, perché al momento mi sembrano giuste" e aggiunsi: "Forse un cineasta andrebbe psicoanalizzato appena ha finito un film per sapere perché ha avuto una certa idea e non un'altra, e ha usato proprio quella". Forse dovrei descrivere più dettagliatamente come i miei film hanno origine e come li realizzo. Quasi come se fossi un sonnambulo."

“Se esiste il livello inferiore del pubblico, non esiste, in realtà, ma supponiamo che sia così, M il mostro di Dusseldorf  è un film di guardie e ladri. Per un livello un po’ più alto: è come fa una squadra omicidi a catturare un ricercato?  Un altro livello anche ci chiederà, quali pericoli corre un bambino nella nostra società? Che cosa si fa contro un criminale sessuale? Per un livello più alto se il film è una discussione pro o contro la pena di morte”



Sergio Leone
"Quando scatta in me l'idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell'idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio...", "Non ho mai visto De Niro sul set ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui "C'era una volta il mio cinema", più che "C'era una volta in America". 


Jerry Lewis
"Credo che la psicoanalisi sia pericolosa. Io sono uno che ha delle malinconie,ma invece di restarci sepolto sotto, riesco a metterle a frutto. Se dovessi scoprire che quelle malinconie non sono poi tanto malinconiche, credo che il pubblico non mi troverebbe più tanto comico,perché il comico non esiste senza malinconia"


Philippe Lioret
“Non ci sono moltissime opzioni nella scelta dell’inquadratura più adatta a una scena e bisogna prendere la decisione giusta. Passo il mio tempo chiedendo agli attori di essere autentici, ma, a suo modo, anche la cinepresa può rischiare di essere “falsa”. Se in una scena si nota troppo e i suoi movimenti sono accessori, uno pensa: “Ok, questa è finzione”, e io credo che invece di guadagnare, si perda qualcosa. Come spettatore, quando mi piace un film è come se ricevessi un regalo. Ma se il lavoro che c’è dietro è troppo evidente, mi sembra quasi che ci abbiano lasciato sopra il cartellino del prezzo.”  

“Un film non deve avere una funzione specifica, né mandare dei messaggi. Per quelli esiste la posta come diceva Alfred Hitchcock.”


David Lynch
"Mi piace che vi sia qualcosa di scuro nell'inquadratura. Se tutto è completamente illuminato e si può vedere ogni cosa, allora non c'è mistero. Non credo che un film scuro debba essere per forza deprimente. Un film può essere luminoso e pieno di colori, e ciò nonostante deprimerti fino alla morte."


George Lucas
"Quello a cui io tendo è fare dei film che uno può consumare senza preoccuparsi troppo di sapere bene la storia: musica visiva, ecco, immagini musicali. Voglio produrre storie che avrei voluto vedere io da bambino...Immagini che non hanno niente di troppo reale, che risuonano nel cervello senza annoiare o preoccupare, che si ispirino alla bellezza e alla felicità. Perchè voglio farlo con il cinema? Perché io sono soltanto immagini: io sono le immagini di Godard, di Mizoguchi, di Kurosawa, di Ford, di Bergman, di Fellini. Io non sono altro che immagini fotografiche. Io non sono io. Io sono il cinema di Welles…di Chaplin…di…di…di…"


Louis Malle
"Gli spettatori vanno al cinema per guardare un personaggio e alla fine si sentono guardati. Alla gente non piace questo ma è quello che io cerco nei film che faccio adesso, documentari o altro che siano. All'improvviso ci si sente guardati e ci si sente a disagio."


Anthony Mann
"Direi che il migliore esempio di buon film sarebbe quello che si comprendesse interamente anche togliendo il sonoro e vedendo solo delle immagini, perché questo è il cinema. Le parole ci sono solo per sottolineare le immagini."

“In un film ci sono cinque ordini di elementi che contano; la storia, il regista, gli attori, i mezzi tecnici, i soldi. Ora se vi manca l’ultimo, non vale la pena di darsi da fare per gli altri.”


Georges Melies
"Ho fatto per vent'anni film fantastici di ogni genere, e la mia prima preoccupazione era trovare, per ciascun film dei trucchi inediti, un importante effetto principale e un'apoteosi finale. Dopo di che, cercavo l'epoca più adatta per vestire i miei personaggi. Solo alla fine mi occupavo della sceneggiatura, della storia, del racconto."


Mario Monicelli
"Ritengo la musica un lenocinio, a cui ricorrere quando non si riesce a suscitare le emozioni del pubblico attraverso le immagini. Le pellicole mute non avevano musica, eppure causavano intense emozioni. Mi dà fastidio pensare di dover inserire la musica per dire qualcosa in più. (...) Oltretutto, se la musica è, di qualità, come quella di Morricone o di Rota, oscura il film."


Nanni Moretti
"Trovo più interessante essere crudele con me stesso che con gli altri. I film considerati più riusciti della commedia italiana sono quelli in cui gli autori non hanno messo in scena se stessi, ma, a volte, con affetto, a volte, con razzismo, categorie sociali lontane da loro; i sottoproletariati, i proletariati che aspirano a diventare piccolo borghesi...Gran parte della commedia all'italiana si è basata sulla presa in giro del soprammobile di cattivo gusto. Io,sia nei film che nella vita, sono assolutamente dalla parte di quelli che hanno il cellophane sulle sedie per non guastarle, di quelli che hanno brutti soprammobili in casa, e non riesco proprio a prenderli in giro." 


Pierpaolo Pasolini
“Non c’è parola a cui non si accompagna fulmineamente un’immagine. Non c’è parola così astratta che non susciti in noi, contemporaneamente alla sua pronuncia o alla sua apparizione scritta, una qualche immagine.”

"I miei eroi sono sempre dei "perdenti", perché sono sconfitti in anticipo, cosa che costituisce uno degli ingredienti principali della tragedia. Da molto tempo si sono messi d'accordo con la morte e la disfatta, per cui non gli resta nulla da perdere. Essi non hanno più apparenze, né illusioni da salvare, e così rappresentano l'avventura disinteressata, quella da cui non si trae alcun profitto al di là della semplice soddisfazione d'essere ancora vivi. "

"Nei miei film non faccio mai dei piani-sequenza perchè consentono l'abilità dell'attore. Se io punto la macchina da presa su un uomo o su un ragazzo del popolo, su una vecchia contadina, allora il piano-sequenza va benissimo sopratutto se loro non se ne accorgono; ma su un attore, viene subito fuori l'attore e si perde la realtà."


Maurice Pialat

"Amo il cinema dove succede qualcosa di umano.



Giuseppe Piccioni
“Scegliere non è sempre facile. Io arrivo a compiere le scelte definitive dopo un grande accumulo di incertezze, fa parte del mio carattere. E' solo dopo una serie interminabile di "no" e di "forse" che prendo delle decisioni sul cast, su un ambiente, sui costumi o sul modo di girare una scena. Bisogna imparare ad accettare i consigli di tutti, ma anche a dire dei no, a restare della propria idea. Mi piace che un mio film sia riconoscibile, che corrisponda il più possibile al mio punto di vista sul cinema e sul mondo, ma anche che sia dei miei collaboratori, attori compresi.“

“Lavorare con gli attori mi piace moltissimo. Ho bisogno di entrare in confidenza con loro, di cercare un punto d'incontro o di collisione tra il personaggio e la persona. In genere faccio in modo che un attore si prenda la responsabilità di un personaggio, che mi aiuti a cercare una verità oltre la scrittura. Proviamo molto, prima di girare, cercando sempre qualcosa nel personaggio che sia imprevedibile, non troppo scritto. Discutiamo le battute, a volte le cambiamo o le arricchiamo con piccole sfumature. Quasi sempre tutte le prove vengono riprese con la telecamera e poi le studio, le riguardo e arrivo ad un'idea più precisa sulla decisione da prendere per quello che riguarda la recitazione."

“Scrivere è per me forse il momento più faticoso. Le prime stesure sono una sofferenza, soprattutto per i miei sceneggiatori che si disperano nel tentativo di capire che tipo di storia voglio raccontare, quale film ho in testa. Grazie al loro lavoro e alla loro pazienza, riesco poi a trovare un modo più convinto di appropriarmi della sceneggiatura, di farla mia, di crederci. Ma all'inizio tutto mi sembra improbabile; la storia, i personaggi, i dialoghi. Mi piace lavorare sui dialoghi, ho una vera passione. Quando vado al cinema, lasciando la sala, mi piace portare con me qualche frammento di dialogo, o anche una sola battuta. Mi piace Truffaut, non solo per i film che ha fatto, ma perché è uno dei pochi registi che ha saputo anche parlare di cinema, usare le parole in maniera né fumosa, né accademica. Truffaut, più di ogni altro, anche attraverso i suoi libri, è l'autore che più mi ha trasmesso il piacere del cinema, di fare cinema. Quando giro non amo riprendere la scena da molti punti di vista e affidare tutto al montaggio, ma fare una scelta."

“Per quanto non ci sia nulla di particolarmente innovativo nel mio modo di girare, cerco spesso di non essere convenzionale, di trovare il mio punto di vista sulla scena. Prediligo l'elissi, detesto le scene di passaggio, quelle che informano o spiegano, mi piace raccontare l'essenziale trascurando altri dettagli. A volte però cerco di essere semplice e non disdegno l'idea di girare un semplice campo e controcampo.”

"Mi piace riconoscere il profilo di un autore dietro una storia, i personaggi, il modo di raccontare.
Mi piacciono i personaggi a cui manca qualcosa per essere al passo con la vita degli altri, che hanno qualcosa che non funziona, come un difetto di fabbricazione che impedisce loro di essere compiuti,
soddisfatti e che, tuttavia, cercano di essere felici. Mi piacciono le storie che parlano di persone un po' "fuori dal mondo".


Roman Polanski
"La follia fa paura perché si sa che si arriva a se stessi. Per tutta la vita uno crede di conoscere il valore delle cose, per quel che può saperne, o comunque si abitua a confidare in certe cose, e anche se non si può sapere tutto, queste offrono la base di alcune certezze. Ora, sono tutte queste certezze ad essere perdute. Normalmente avete la certezza della sedia, la certezza che potete sedervi. Ma se voi non avete più queste certezze e scoprite improvvisamente che vi sedete in un immenso vuoto, tutto diviene spaventoso. Io dico che non bisogna mai essere certi di niente, ma è necessario anche dire che senza certezza è impossibile vivere."


Sidney Pollack
“Redford recita la parte di uno che si fida troppo facilmente delle persone e che imparerà ad essere sospettoso. Faye Dunway, d’altro canto, recita la parte di una donna che non si fida di nessuno e che, attraverso questa situazione drammatica, imparerà ad aprirsi. Se qualcuno dopo aver visto I tre giorni del Condor uscisse dal cinema e dicesse: “Oh è un film sulla fiducia” io come regista avrei fallito. Il pubblico non deve essere consapevole di questo, l’ideale sarebbe che lo concepisse in maniera astratta”


Otto Preminger
“Che cosa suscita scandalo? Soltanto l'insolito, l'inatteso. Se non si sfidano le regole, il mondo non va avanti."


Jean Renoir
"Mi sento sempre più attratto verso questo genere di storie: storie deboli da lasciarmi libero di divertirmi a fare del cinema....So che il cinema consiste nell'inscrivere dei movimenti. Mi basta il gesto di una ragazza che si aggiusta i capelli o il respiro di una bella donna che dorme nuda nel letto, o un gatto che si stira."

“Bisogna sempre lasciare una porta aperta sul set perché è attraverso quella che l’inatteso arriverà.”

“Non perdete tempo a dire male dei film che detestate, parlate invece dei film che amate e dividete con gli altri il vostro piacere”


Alain Resnais
"Il film è per me un tentativo, ancora molto incerto e primitivo, di avvicinarsi alla complessità del pensiero, al suo meccanismo. Ma insisto sul fatto che, è soltanto un piccolo passo in rapporto a quello che bisognerà riuscire a fare un giorno. Trovo che, dopo che si è scesi nell'inconscio, un nuovo tipo d'emozioni può nascere. Credo che nella vita noi non pensiamo cronologicamente, e non prendiamo mai decisioni che corrispondono a una logica ordinata. Abbiamo tutti delle immagini, delle cose che ci determinano e che non si collocano in una successione logica di atti perfettamente coordinati."

"Spero di restare sempre fedele ad Andrè Breton che rifiutava di pensare che la vita immaginaria non facesse parte della vita reale. Ora il cinema può egualmente descrivere la vita interiore, l'interiorità dei personaggi. La difficoltà consiste nel creare un'immagine capace di colpire emotivamente l'inconscio dello spettatore quasi suo malgrado. Questo processo creativo resta intuitivo. Non ho alcuna teoria." 

"Quando faccio un film penso più alla struttura del film che alla storia. I personaggi ci sono per darmi delle velocità differenti e un certo senso delle prospettive. Mi piace che il cinema passi da un angolo all'altro attraverso una specie di deriva, di scivolamento, come se si cadesse in un altro punto di vista."

"Voglio che in un film tutto sia istintivo, che tutto proceda per associazioni di idee, che la memoria non sia cronologica, perché non la sento così la vita e allo stesso tempo  ho bisogno che le cose marcino insieme, si tengano."

"C'è qualcosa di rassicurante in un dipinto: è un oggetto chiuso e finito, mentre l'esistenza va in tutte le direzioni, da tutte le parti, rassicurante , come ogni spettacolo".
 


Nelo Risi
"Il cinema é una tecnica dell'immaginario che ha per fondamento la finzione; tra lo spettatore e lo schermo si stabilisce un rapporto d'identificazione con l'immagine; nel buio della sala noi ci specchiamo nello schermo, stabiliamo con lo schermo una relazione ma non ci specchiamo come nello specchio perché lo schermo non può rispecchiare lo spettatore; proietta invece persone, oggetti e paesaggi nei quali ci identifichiamo. Siamo dunque in una dimensione simbolica. Noi stiamo a guardare, al buio, un sogno cinematografico; "sala di proiezione" è la definizione esatta per questa illusione fondamentale del nostro Io...Quel sogno, é qui il dato singolare, coinvolgente, richiede la nostra attenzione cosciente. Abbiamo rivissuto un vissuto, e rivisitato un sogno che non ci apparteneva, e che abbiamo fatto nostro. Un qualcosa di completamente comprensibile ma che ha lavorato nel nostro subconscio. Se invece provassimo a  trasporre un sogno da noi veramente sognato in film otterremo un risultato più incomprensibile di tutti i sogni realizzati per lo schermo. Non è un caos che da Dreyer a Bunuel, vale a dire da artisti capaci di interpretare oniricamente una storia, le sequenze più caduche sono proprio quelle che hanno attinenza col sogno dichiarato come tale; e il più delle volte sono rese con modesti espedienti tecnici."


Jacques Rivette
"Quando mi capita di guardare nel mirino, ho sempre la tendenza a tirarmi indietro, anche se dopo mi dispiace, perché il volto da solo…Ho voglia di vedere le mani, e se vedo le mani, ho comunque voglia di vedere il corpo. Si ho sempre voglia di vedere il corpo nelle sua interezza, e subito dopo quello della persona nell'ambiente, di fronte alle persone in rapporto alle quali agisce, reagisce, muove, subisce…"


Erich Rohmer
"La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti ad essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità."


Roberto Rossellini
"Continuerò forse a passare per pazzo, ma mi rifiuto di saper come il mio film finirà, il giorno in cui comincio a girare. Quello che è sicuro è che quando intraprendo un nuovo film, parto da un'idea senza sapere dove mi condurrà...Ogni film che realizzo mi interessa per una data scena, per il finale che, magari ho già in mente. Tutta la mia preoccupazione non è che di arrivare a tale fatto."

"Se nei miei film aggiungessi dieci dettagli in più, tutto diventerebbe estremamente chiaro: ma sono proprio questi dieci dettagli che io non posso aggiungere. Niente di più facile che fare un primo piano: io non lo faccio per paura di avere la tentazione di lasciarli." 

"A mio modo di vedere, l'essenziale nel racconto cinematografico è l'attesa: ogni soluzione nasce dall'attesa. E' l'attesa che fa vivere, l'attesa che scatena la realtà, l'attesa che, dopo la preparazione, dà la libertà."

"Bisogna essere lenti. Secondo me bisogna avere il coraggio di essere lenti. E se uno, appena, appena, non è una talpa e ha un pochino di curiosità, queste cose lo devono incuriosire."


Claude Sautet
"Anche se i produttori ci chiedono subito "come va a finire" il film, non bisogna mai precipitare i finali; é la maniera migliore per renderli artificiali e sbagliati. Il finale deve essere suggerito dal film stesso. Deve imporsi come un evidenza. Più tardi lo si trova, meglio è."

“Non comincio mai con una storia ma con qualcosa di più astratto che si potrebbe definire un’atmosfera. In effetti tutto ha inizio con un’ossessione confusa che mi è difficile spiegare e che cerco di riassumere immaginando personaggi, costruendo relazioni tra loro, e cercando di cogliere il punto più intenso di queste relazioni, in altre parole il momento di crisi. Una volta fatto questo ho ottenuto il tema. Dopodichè il mio lavoro nell’esporre questo tema attraverso le tecniche cinematografiche, rallentandolo, accelerandolo o proiettandolo in avanti, speso in modo indiretto. Ed ecco che l’atmosfera si è creata. Rimango sempre molto impressionato dai registi capaci di riassumere il loro film.”


Tom Savini
“Ho visto molte cose orribili in Vietnam. Ma vederle attraverso l’obiettivo della macchina da presa me le faceva percepire come se fossero effetti speciali. Ho visto davvero come appaiono i cadaveri, come la morte lascia scomposti i loro corpi, magari con un occhio chiuso ed uno aperto o con la bocca spalancata. La gente non muore in modo carino e pacifico come di regola si vede nei film, non parla fino a poco prima che chiude gli occhi, reclinando la testa. Così se gli effetto che creo non mi sembrano simili a quelli che ho visto nella realtà,,so già che non funzionano.”


Douglas Sirk
"Sono sempre stato affascinato dal problema della cecità. Uno dei miei progetti più cari era quello di fare un film ambientato in una casa di ciechi. Là avrebbero dovuto esserci persone che andavano a sbattere di continuo nei muri tentando di afferrare oggetti che non potevano vedere. Credo che sarebbe stato interessante tentare un confronto con questo genere di problema con un mezzo, il cinema, che per sua natura è il solo che si occupa di ciò che è visibile. Il mio interesse è attratto dal contrasto fra un mondo dove la parola ha un'importanza limitata e un altro in cui essa rappresenta praticamente tutto." 

"Io credo che l'arte deve stabilire delle distanze.  Nei miei film ho utilizzato tantissimi specchi perché essi sono i simboli di questa distanza."

"Le angolazioni sono i pensieri del regista. L'illuminazione la sua filosofia. Dirò di più: il cinema l'ha mostrato  molto prima che Wittgenstein e alcuni miei contemporanei imparassero a diffidare del linguaggio come autentico medium e interprete della realtà. Così ho imparato a fidarmi  più dei miei occhi che della vacuità delle parole."


Ettore Scola
"I miei film sono colabrodi, sono pieni di buchi. Non ho mai aspirato a fare opere definitive, ma ho sempre sperato di invitare il pubblico a una riflessione"

"Il cinema è dubitativo, non affermativo. Un film non deve dare soluzioni. Però porre interrogativi, sottolineare certi dubbi, avvertire domande che sono nell'aria e riproporle. Credo che questo sia uno dei compiti del cinema, ma non solo del cinema ma di ogni forma d'arte."


Martin Scorsese
"E ci sono delle inquadrature di Truffaut che mi porterò dentro per sempre, come quella in "Tirate sul pianista" quando la ragazza con l'astuccio del violino preme il campanello sulla porta. Truffaut stacca tre volte, venendo sempre più vicino. Quell'inquadratura è in ogni mio film, e non so perché..."


James Stewart
"La cosa grande del cinema é il potenziale che i film hanno di...comunicare le cose visivamente...Il cinema ti viene più vicino di qualunque altra cosa, la gente ti guarda negli occhi.”


Quentin Tarantino
"Più o meno nove film su dieci fanno sapere nei primi dieci minuti che tipo di film si sta per vedere; sono convinto che gli spettatori nel subconscio leggono questo messaggio iniziale e prevedono le mosse successive. E mi piace usare quell'informazione contro di loro." 


Francois Truffaut
"Credo che ogni film imponga al regista un partito preso formale, morale, che lo guiderà per tutta la durata delle riprese. Il partito preso può riguardare la recitazione di un attore che porterà il cappello anche a letto e in bagno (Michel Piccoli nel Disprezzo) o forse non lo si vedrà mai camminare o sedere...Oppure può riguardare la macchina da presa: non ci sarà una sola carrellata, nessun controcampo (Quarto potere)...In 400 colpi bisognava evidentemente impedire a Jean Pierre Leaud di sorridere: Non si sorride quando si è soli."

"Lucas, Spielberg e gli altri della nuova hollywood appartengono alla generazione cresciuta con le immagini, mentre la mia generazione, invece, è cresciuta con le parole".

“I film respirano attraverso i loro difetti. Il capolavoro è irrespirabile”

Se penso che devo filmare una coppia che si bacia non mi chiedo un mese prima: si baceranno sotto il sole o sotto la pioggia. No, è già tutto nella mia testa, quando mi viene l'idea, completa; si baceranno...sotto la pioggia....sarà l'ora dell'uscita dagli uffici...la gente passerà davanti e dietro di loro...si sentiranno i denti che si urtano...la sua sciarpa sembrerà uno strofinaccio ecc... Libero di fare il contrario all'ultimo momento : sole, nessuno per la strada..."

"Per questo film (La calda amante n.d.r) c'è stato un lavoro di montaggio molto interessante, basato tutto sugli sguardi; c'è stato veramente molto materiale da montare e ogni tanto abbiamo scoperto principi di montaggio molto interessanti. Se si vuole suscitare interesse, bisogna che il primo sguardo verso una data cosa sia abbastanza lungo; quelli seguenti possono essere anche brevi, ma è la lunghezza del primo ad allertare e a mettere l'accenno su ciò che il personaggio guarderà. Si potrebbe pensare che l'inquadratura della cosa guardata debba durare più a lungo,ma non è vero: viene prima lo sguardo."

“Un regista è uno a cui vengono fatte in continuazioni domande, domande su qualsiasi cosa. A volte ha le risposte, a volte no” 

"Il film è un battello che chiede solo di affondare, non è mai una cosa che cresce e progredisce; vi assicuro che è qualcosa che va a fondo e che degrada inesorabilmente. Se non si tiene conto di questa legge si è fritti.”


Cesare Zavattini
"Il tentativo vero non è quello di inventare una storia che somigli alla verità, ma di raccontare la realtà come se fosse una storia."


Orson Welles
"Quando giro ho molta difficoltà a dormire la notte. E questo non perché sia preoccupato, ma perché il mondo che sto creando ha una tale realtà che non mi basta chiudere gli occhi perché scompaia."

"Quello che fa la macchina da presa, ed è l'unica cosa che fa,è fotografare il pensiero."

"Dean Martin bussa alla porta ed entra con un drink in mano. "Ehi Orson, porgendomi il bicchiere, ne vuoi uno prima di andare in scena?". Io scuoto il capo: "No, Dean, grazie, sono a posto così".Dean restò a bocca aperta: "Vuoi dire che vai lì fuori da solo?" E' la miglior definizione della dipendenza che abbia mai sentito."

"Secondo me ci sono due cose che è assolutamente impossibile riportare sullo schermo; l'esibizione realistica di un atto sessuale completo, che sia implicito o sotto un'altra forma e pregare Dio"

"Ci sono due grandi scuole di registi: quella nella quale il regista domina l'attore e lo atterrisce per farne una cosa sua, e l'altra, alla quale appartengo; non cerco di dominare, tutti i miei interpreti ve lo diranno. Io non insegno più le intonazioni. Se un attore deve dire la battuta. "Buongiorno Signor Welles", io non gli chiedo di assumere un'intonazione o l'altra; gliele lascio dire sempre a modo suo."


Wim Wenders
"Ho fatto uso dell'alta definizione perché al film occorrevano delle immagini oniriche. Avevo precedentemente visionato tutte le sequenze di sogni della storia del cinema, senza trovarne una che somigliasse veramente a un sogno: sembravano dei film." 

"Credo che l'idea di un film debba nascere da un sogno, da un sogno vero e proprio, oppure da un sogno ad occhi aperti. Non vorrei generalizzare , perché l'affermazione non vale certo per tutti. Molti film non sono preceduti da alcun sogno, sono il prodotto di puro calcolo, investimenti di natura finanziaria, non emotiva. Ma non mi riferisco a questi. Parlo dei film che hanno un'anima, un centro emanatore d'identità. Sono questi i film intravisti in sogno, ne sono certo." 

"Molto lontano da qui, a Sidney, qualcuno recentemente, dopo aver visto "Paris, Texas", mi chiese: "E' una storia vera?" Io risposi: "Adesso si". D'un tratto ero convinto, ben più che in passato, che il cinema, con le immagini e nelle immagini, rendesse plausibile a livello narrativo il superamento dell'annosa questione della verità di una storia. Dissi quelle parole mostrando un'illimitata fiducia nel cinema, fiducia che ancora nutro..." 

"Mi sembra che le immagini mi importino più delle storie. Oppure: che le storie altro non sono che un pretesto per fare delle immagini."

"Non mi piacciono le storie che costringono a una tensione, a far attendere qualcosa; preferisco che le storie o le azioni si addizionino e formino alla fine una storia. Io provo fastidio come spettatore a seguire una storia in cui i personaggi sono vincolati dal dramma."

"C'è quasi sempre un bambino nei miei film: è una creatura divisa tra genitori che i sentimenti hanno allontanati. Basta ricordare la piccola di "Alice nelle città", il figlio de "L'amico americano", il giovanissimo protagonista di "Paris Texas". Amo i bambini, sono attentissimo alle loro reazioni, alla loro intelligenza, alla vulnerabilità che li contraddistinguono, sopratutto oggi. La fascinazione dell'infanzia non è solo sentimentalismo, ma piuttosto si riconnette al fatto che, in un mondo in cui il futuro sembra oscuro, i bambini sembrano rappresentare il solo concreto legame con quel futuro."

"Nel film (Falso movimento N.d. R) volevamo raccontare la storia di un tale che spera di capire le cose viaggiando e a cui accade l'esatto contrario. Alla fine infatti si renderà conto che il suo movimento non l'ha portato a nulla; anzi, in realtà non si è spostato di un centimetro."

“Poi ho imparato che in un film non ha senso raccontare ad ogni costo una storia. (…) Le storie danno alla gente  la sensazione che esista un senso e un ordine dietro l’incredibile confusione di tutti i fenomeni che ci circondano. La gente sembra desiderare quest’ordine più di qualunque altra cosa (…) Le storie sono una struttura artificiale che aiuta gli uomini a vincere le loro maggiori paure: la paura che non ci sia Dio e che essi non siano altro che minuscoli elementi fluttuanti dotati di percezione, perduti in un universo che trascende ogni loro immaginazione. Le storie, creando contesti, rendono la vita sopportabile e sono di aiuto contro questa paura. Per questo motivo i bambini vogliono ascoltare delle storie prima di addormentarsi. (…) Quello che mi rende sopportabile l’osservazione di una carta geografica è il trovarvi un itinerario, un percorso per attraversare il paesaggio, o la città. E ciò che fanno anche le storie: descrivono percorsi di orientamento in un universo dove si può andare in milioni di luoghi diversi, senza arrivare in nessun luogo se non si ha una storia.”

“I miei problemi crebbero subito rapidamente, perché quando iniziai a mettere insieme le dieci riprese mi resi conto che dopo quella in cui un uomo attraversava di corsa i binari davanti al treno, la gente si sarebbe aspettata che accadesse qualcosa in tutte le altre e ho dovuto affrontare il problema di collegare differenti riprese. La mia intenzione era semplicemente di realizzare una serie di immagini, di quadri, ma come film; poi mi si è presentato il problema che il fatto di collegare queste immagini, o di metterle l’una dietro all’altra, o di sistemarle in una sequenza di situazioni, era il primo passo del narrare. Persino una connessione molto, molto libera veniva già considerata dalla gente che vedeva il film come l’intenzione di raccontare qualcosa. Ma io non avevo alcuna intenzione. Tutto quello che volevo fare era combinare spazio e tempo; invece da quel momento in poi avrei dovuto “narrare”, perché avendo collegato immagini differenti, creavo un ‘aspettativa. Da allora in poi e fino ad ora esiste un’opposizione in questi due termini: immagine e storia. E sembra che funzionino  l’’uno contro l’altro. (…) Nei film le immagini non conducono necessariamente a null’altro che a se stesse. Credo che un’immagine, voglia rappresentare innanzitutto se stessa, diversamente dalla parola, che vuole appartenere ad una battuta, e dalla battuta, che vuole entrare in una storia.”

“Si pensa sempre che ciò che viene strappato al tempo si trovi davanti alla macchina fotografica. Ma non è del tutto vero. Fotografare è infatti un atto bidirezionale: in avanti e all’indietro. (…) Una fotografia è sempre un’immagine duplice: mostra il suo oggetto e, più o meno visibile, “dietro”, il “controscatto”: l’immagine di colui che fotografa. Questa controimmagine, presente in ogni fotografia, non viene fissata sull’obiettivo, così come il cacciatore non viene colpito dal suo proiettile, ma ne avverte soltanto il contraccolpo. Cos’è dunque il contraccolpo del fotografo? Come viene percepito, come si riproduce nell’immagine fotografata? Che cosa lo rende, per così dire, evidente nella fotografia? In tedesco c’è una parola molto significativa per indicare questo concetto, una parola che conosciamo da contesti del tutto diversi: “disposizione”. In senso psicologico e morale s’intende con essa sottolineare l’atteggiamento col quale qualcuno si “dispone a qualcosa”, ovvero si prepara a qualcosa per poi ri-prenderla. La “disposizione” è però anche un concetto nella fotografia o nel film e definisce l’immagine e il suo taglio, ma anche il modo in cui si dispone la macchina fotografica rispetto ai valori della luce e dei tempi, coi quali l’operatore poi si dispone alla “ripresa”. (…) per me in ogni caso il fotografare era diventato “nel corso del tempo” sempre più uno “scovare tracce di storie."

"Nel film (Falso movimento N.d. R) volevamo raccontare la storia di un tale che spera di capire le cose viaggiando e a cui accade l'esatto contrario. Alla fine infatti si renderà conto che il suo movimento non l'ha portato a nulla; anzi, in realtà non si è spostato di un centimetro."

“Esistono film che sono come spazi chiusi: non lasciano il minimo spazio vuoto tra le singole immagini, non permettono di vedere ciò che è rimasto “fuori” dal film, non consentono agli occhi e ai pensieri di muoversi liberamente. In questo genere di choc visivi lo spettatore non può riversarsi nulla di proprio, nessun sentimento, nessuna esperienza. E si esce dal cinema con un senso di delusione. Solo i film che lasciano spazi vuoti tra le immagini raccontano una storia, ne sono convinto, perché una storia si produce anzitutto nella testa dello spettatore o dell’ascoltatore. E gli altri film, quelli a sistema chiuso, fingono solo di raccontare una vicenda. Seguono la ricetta della narrazione ma usano ingredienti senza gusto.”


Billy Wilder
“A volte si fanno cose che non reggono dal punto di vista della logica. Ma che ci importa della noiosa, triste logica, come direbbe Hitchcock, che è uno che di manipolazioni se ne intende. Se spieghi troppo diventi logico, ma anche noioso. Al contrario, fai salti pericolosi, ma con slancio tale che l’inverosimile non si noterà.  C’è bisogno di qualcosa che colpisce l’occhio e trattenga l’interesse. Nel nostro mestiere è la prestidigitazione che conta l’arte del giocoliere, Houdini.”

“Un regista deve essere un poliziotto, una levatrice, uno psicoanalista, un adulatore ed un bastardo”