“Gertrud” di Carl Theodor Dreyer -Danimarca – 1964 – B/N- Durata 117’
Inizio del Novecento. Gertrud è un ex cantante lirica, sposata con Gustav Kanning, un deputato freddo ed ambizioso, un uomo che non ama e che (forse) non ha mai amato. La donna conosce Erland Jansson, un giovane pianista e s’invaghisce di lui. Vorrebbe chiedere il divorzio al marito ma ad una festa incontra Gabriel Lidman, un suo vecchio spasimante che la mette in guardia sulla moralità del giovane amante. Gertrud comprende che per restare libera, sarà meglio abbandonarli tutti e scegliere la libertà e la solitudine. Anziana, traccerà con Axel,un suo amico psichiatra, un bilancio della sua vita: nonostante gli errori commessi, l’amore ha dato un senso alla sua esistenza. Sulla tomba sceglierà come epigrafe la frase “Tutto è amore”. Amato da Jean Luc Godard, l’ultimo film di Dreyer (lo realizzò a settantacinque anni) è un capolavoro asciutto ed essenziale, giocato tutto sullo scarto tra l’illusione amorosa e la disillusione dei rapporti interpersonali e di coppia. Perfetti gli interpreti ed ottima la fotografia di Arne Abrahmsen e di Henning Bendsten. Dal dramma teatrale di Hjalmar Soderberg.