
Gianni Amelio
Dopo aver frequentato il Centro Sperimentale ed essersi laureato in filosofia, negli anni ‘60 lavora come aiuto-regista di Gianni Puccini e dirige diversi lavori televisivi (La città del sole) ed adatta nel 1979 Il piccolo Archimede, dal romanzo di Aldous Huxley. Il suo primo lusinghiero successo di critica l’ottiene con l’emozionante Colpire al cuore (1983). La vicenda narra del conflittuale ed ambivalente rapporto tra Dario, un cinquantenne professore universitario e suo figlio Emilio, un quindicenne inquieto, fedele custode dell’ordine costituito che non disdegna di denunciare il padre alla polizia quando scopre che lui è un fiancheggiatore di un gruppo di terroristi.
Il film, secco, diretto e privo di orpelli contiene in sé tutta la poetica del regista che in un’intervista che mi rilasciò, dichiarò: "Ho vissuto insieme a mio padre solo un anno e mezzo. Poi mio padre è partito per l’Argentina e l’ho visto la prima volta a diciotto anni. Questa ossessione del padre me la porto appresso da quando sono nato. In tutti i miei film ho "solo"raccontato questo: il rapporto tra un padre ed un figlio, tra un fratello maggiore ed uno minore, tra un maestro ed un allievo."
Dopo aver tradotto sullo schermo Porte aperte (1990) dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia (che gli procura una meritata nomination all'Oscar) dirige il pulsante Il ladro di bambini (1992) vincitore del gran premio speciale della giuria al Festival di Cannes, di due Nastri d'Argento e di cinque David di Donatello La vicenda narra di Antonio, un giovane poliziotto a cui affidano il compito di accompagnare in un Istituto per l’infanzia di Civitavecchia, Rosetta, una ragazzina undicenne avviata alla prostituzione dalla madre e suo fratellino minore Luciano, asmatico e problematico. Nel corso del loro peregrinare per l’Italia, il poliziotto si legherà, inevitabilmente, ai due bambini e sul finale, dovrà abbandonarli al loro destino. Amelio, predilige il tocco realistico e, senza enfasi o moralismi, tocca le corde dello spettatore mostrandoci il dolore di due ragazzini, vittime della crudeltà e dell’indifferenza degli adulti. Nel corso di un intervista lo stesso regista spiazzò la critica e confidò: "Il bambino è una maschera. Io non so cosa sono i bambini, né m’interessa saperlo. Ma voglio dirti brutalmente che io non ho mai rappresentato un bambino, in un mio film, anche se i mie film sono popolati da bambini. Tutti i miei bambini sono sempre degli adulti mascherati, delle proiezioni dell’adulto, qualche volta addirittura proiezioni consapevoli."
Nel 1994 Amelio dirige Lamerica (1994) un film epico dai toni fortemente realistici, premiato con il Nastro d’Argento per la miglior regia e nel 1998 Così ridevano, vincitore del Leone d'oro alla Mostra di Venezia, sulle tribolate vicende di due fratelli siciliani emigrati a Torino. Nonostante la messa di premi ottenute, queste due pellicole, appaiono irrisolte, troppo enfatiche e diseguali e mostrano delle evidenti stasi narrative. Nel 2004, Amelio fa di nuovo centro con il toccante Le chiavi di casa, pellicola vincitore del Nastro d'Argento per la miglior regia e liberamente ispirato al romanzo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia,. La vicenda narra di Gianni, un padre che ha perso la giovane moglie diciannovenne in sala parto mentre dava alla luce Paolo. Da allora ha rifiutato di vederlo, si è risposato, ha un figlio piccolo ed ha lasciato che il ragazzo disabile crescesse con gli zii materni. Quindici anni dopo gli viene chiesto di accompagnarlo a Berlino per una visita specialistica. Inizialmente Gianni mantiene una distanza di sicurezza da Paolo e lo osserva come fosse un estraneo ingombrante e fastidioso. L’ingresso in scena di Nicole, madre inconsolata di un’altra ragazza disabile, illumina di colpo la scena e fa sciogliere i ghiacciai seppelliti nel cuore di Gianni. L'ultima fatica di Amelio per il grande schermo è La stella che non c'è (2006), ispirato al romanzo La dismissione di Ermanno Rea.