Intervista a Giuliano Montaldo

 

“FilmIdea” chiude in bellezza. La Rassegna, promossa dall’Università di Salerno ed organizzata da Pietro Cavallo, Pasquale Iaccio, Gino Frezza e Sergio Brancato, ha ospitato ieri il grande Giuliano Montaldo. E chi più di lui avrebbe potuto trasmettere agli studenti del Campus di Fisciano, la sua “insana” passione per il cinema?

Ironico e pungente, come sempre, Montaldo accetta di lasciarsi dondolare dai ricordi e di ritornare con la memoria ai suoi primi anni di apprendistato.

Come ha mosso i primi passi nel cinema?

“Ho iniziato come attore in “Actung banditi” e “Cronache di poveri amanti” di  Lizzani e con “Gli sbandati” di Maselli. Facevo l’attore per sopravvivere e, nel frattempo, rubavo il mestiere un po’ a tutti. Ho fatto il secondo regista con Pontecorvo, sia in “Kapò” che ne “La battaglia di Algeri” e con Petri ne “L’assassino”. Poi ho camminato da solo. Quello che mi ha sempre affascinato del cinema è la gioia di inventare, di esplorare. Non a caso, forse, il mio film simbolo è il “Marco Polo” televisivo, girato in tre continenti, venduto in tutto il mondo e che possiamo definire la più grande avventura della RAI.” (...)

 

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

Torna alla Homepage