Giuseppe D'Antonio
"Ci sono delle cose interessanti che stanno accadendo sulla
scrittura cinematografica. Sono usciti un paio di libri, come quello recente di
Gianni Amelio, che pure ha posto il problema di una sorta di chiusura di una
parte della critica dentro un universo di riferimento ossessivamente
claustrofobico per cui sembrava che il cinema, fosse destinato solo a pochi
addetti ai lavori, per cui questa sorta di liturgia della parola che si è
costruita intorno alla critica cinematografica, al di là della valenza
scientifica in senso stretto, finiva per allontanare una parte del pubblico,
anche quella mediamente colta che si
voleva avvicinare al cinema. C'è un dibattito aperto nel quale si inserisce bene
il tuo libro perché il cinema è ritornato ad essere una grande arte popolare,
perché c'è un sistema di comunicazione e di distribuzione (le multisale) che
pretende che sia questo (una proposta massiva, serializzata, razionalizzata) e
dall'altra parte c'è questo cinema che si rinchiude nelle accademie...Ma in
mezzo, tra questa doppia dimensione che cosa c'è? Quale proposta può orientare
il pubblico, evitando il servilismo e l'ossequiosità? E se da un lato Caprara
stronca l'ultimo film di Castellitto ("Non ti muovere" N.d.R) dall'altro Nepoti
lo esalta...La gente che cercava un orientamento nella critica resta totalmente
spiazzato...Il tuo libro si pone in una posizione intermedia...C'è una gran
voglia di comunicare a 360 gradi, non ti chiudi all'interno di uno specialismo,
cerchi una massima leggibilità, senza rinunciare alle tue idee intorno al
cinema, il che è estremamente utile...Il tuo libro aiuta a capire queste anime
plurali del cinema...Il secondo dato che mi colpisce del tuo libro è il percorso
che hai compiuto con le tue schede film ed è una riflessione che tu proponi
sull'anima e su quante facce può offrire e come il cinema l'ha riflessa in
qualche modo; crepe della mente,la deriva, il doppio, il sogno...Se poi li
rileggi come segmenti di una riflessione su cos'è oggi la nostra vita o quante
coniugazioni imperfette ha la nostra vita, finisci di trovarti in un discorso
che non riguarda solo il cinema ma che riguarda più in generale una dimensione
antropologica dell'umanità e come il cinema l'ha riflessa. Poi ci sono delle
cose che rimandano al piacere filmico in senso stretto...Ad esempio il 10 che
hai dato ad "Inseparabili" di Cronenberg mi ha riempito di piacere
perché io
credo che sia uno dei film più laceranti, l'anima a nudo, dei lacerti di carne
su cui intaccare con la lama dell'intelligenza...Ho riletto con piacere uno
straordinario film che avevo dimenticato "Angoscia" di Cukor e penso a quanto
Hitchcock debba a questo film. Molto convincente il giudizio su "A beautiful
mind" e credo che tu abbia colto il segno di una certa tendenza del cinema
hollywoodiano di costruire le agiografie laddove hanno materie pulsanti e
lavorano di scarto. Non ho capito perché stronchi "Anna dei miracoli"...Hai
ragione quando dici che c'è una montagna di errori da un punto di vista
pedagogico compiuti da lei ma , a mio avviso, è uno degli esempi di cinema sulla
danza quando Anne Bancroft cerca di spiegare alla bambina come mangiare...In
realtà sono i primi esempi di videodanza con la camera fissa che inquadra il
campo totale, con i movimenti che sono accennati sulla sorta di ritmi interiori
delle due protagoniste...Ma questi sono dettagli all'interno del discorso
generale...Come io credo che questo tuo lavoro filmografico che fai sia
utilissimo sopratutto all'interno delle scuole ma sopratutto credo che tu debba
continuare il lavoro delle interviste perché il taglio che dai è assolutamente
insolito e non fa parte della tradizione dei "Cahiers du Cinema" nè delle
interviste che normalmente vengono fatte nelle Riviste specializzate. Ci sono
dei lampi d'intuizione che vengono fuori che sono straordinari...
Giuseppe D'Antonio,
Direttore artistico di "Linea d'ombra- Salerno Film Festival"
Salerno, 24.3.2004