1 EDIZIONE CONCORSO
"I
Corti sul lettino. CINEMA E
PSICOANALISI"
Ideato da IGNAZIO SENATORE
17-18 Aprile 2009
BANDO DI
CONCORSO
Consenso al trattamento dei dati
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Liberatoria sull'utilizzo delle musiche originali e
non
Interviste
Giovanna
Mezzogiorno
Daniele Costantini
Stefano
Salvati
Ferzan
Ozpetek
Silvio Orlando
Pappi Corsicato
Matteo Garrone
Recensioni
dalla Rivista Segno Cinema
Il papà di Giovanna
dalla
Rivista EIDOS
L’infanzia
è negli occhi di chi guarda
Psycho cult

Edwige Fenech,
Serena Grandi e Florinda Bolkan che soffrono di incubi e di allucinazioni,
Barbara Bouchet ed Ornella Muti ricoverate in cliniche psichiatriche. Sono queste alcune delle sorprese in
chi s’imbatte nei B movie e nel cinema di genere.
Ma cosa intende
veramente per “genere”? Potrei
dire che questo volume nasce dopo aver rivisto in rapida sequenza alcune
pellicole di genere, così cariche di fascino e di mistero, che mi avevano
abbagliato sia per la poetica e struggente rappresentazione della follia,
intesa come un elemento tragico e imponderabile che si abbatte sul
protagonista, sia per la raffigurazione della psicoanalisi, letta come una
scienza romantica e pionieristica che cercava di scavare nella profondità
degli abissi dell’animo umano. (...) Nella mia riscoperta dei B-movie, mi imbattei nel
filone etichettato ‘giallo erotico italiano’, ma il materiale raccolto
non aveva esaurito la mia sete di conoscenza che mi spinse ad andare alla
caccia di altre pellicole di genere: commedie, drammatici, fantascienza,
hard, noir, thriller, western. (...) decisi di rompere gli
indugi e di confezionare questo piccolo dizionario dei film di genere.
Buona visione a tutti.” (Dalla quarta di copertina)
Il
cineforum del dottor Freud

Cento “piccoli” film,
seppelliti dalla polvere e caduti troppo precocemente nell’oblio. Pellicole
che ti entrano dritto nel cuore e che ti lasciano senza respiro. Registi
“minori” a cui nessuno dedica retrospettive ma che hanno fatto grande la
Storia del Cinema. Cineasti ribelli, irregolari, clandestini che
sapevano/sanno muovere la macchina da presa con tocco sapiente, ruvido ed
essenziale. Film dello star-system hollywoodiano riproposti per
“decongestionare” lo sguardo dello spettatore. Percorsi filmografici,
Maestri del cinema che ci regalano alcune riflessioni e frasi “cult” da
rimandare a memoria nella nostra mente. Infine, interviste a registi e
personaggi del cinema: Agosti, Battiato, Brass, Faenza, Fox, Mezzogiorno,
Orlando, Ozpetek. Un viaggio nel mondo del cinema, appassionante ed
appassionato. Un volume variegato e sofisticato, che ama le deconnessioni
(non a caso il titolo del volume rimanda a Freud e la foto in copertina ad Jung) e che non può mancare nello scaffale di un vero “cinéphile”. Un libro
da leggere con gli occhi chiusi, ricco di suggestioni e di “atmosfere
sognanti” e che non sarebbe dispiaciuto al dottor Freud.(dalla
quarta di copertina)
Curare
con il cinema

Terapeutico. Che il
cinema avesse anche questo ruolo (forse sopratutto questo) credo di averlo
capito negli anni fragili e turbinosi dell'adolescenza quando i film e lo
schermo mi sembravano l'unico luogo (il solo almeno, che io conoscessi
l'unico che il mio tempo mi offrisse) per riconnettere in una storia
dotata di senso i frammenti sconnessi di esperienza contro cui mi faceva
cozzare la vita. Ricordo certi pomeriggi invernali a Milano, quando il
"mal di vivere" (la sua insesatezza...) sembrava materializzarsi
nella nebbia che ti inghiottiva e che immergeva lo sguardo in un'ovattata
luminosità lattiginosa. Si andava al cinema, allora. A vedere qualsiasi
cosa, purché fosse un film. Rannicchiati in terza fila, in posizione
fetale, ci lasciavamo invadere dai simulacri del mondo che emanavano dallo
schermo 90-120 minuti di terapia intensiva: all'uscita stavamo sempre
meglio e ci pareva perfino che il mondo (quasi sempre ancora avvolto nella
nebbia fosse migliore (e avesse più senso) di quanto non pensassimo
prima di comprare il biglietto e di immergerci nel buio luminoso della
sala. Da che cosa curava il cinema? Che malattia aiutava a sconfiggere?
Che patologia combatteva? (dalla Prefazione di Gianni Canova)
L'analista in
celluloide
Si va al cinema
per ascoltare delle storie, per piangere, per
ridere, per lasciarsi andare all'immaginazione, per essere avvolti nel
buio della sala. E a volte si va per essere rassicurati sul vecchio cliché
dell'analista in celluloide, un personaggio più folle dei pazienti che ha
in cura, un ciarlatano che vende chiacchiere, un'infelice che miete
insuccessi sia nel campo affettivo che professionale, un seduttore di
ingenue fanciulle. Il cinema è falsificazione o specchio della realtà? In
questo saggio le pellicole fungono da pretesto narrativo per riflessioni
sull'identità dello psichiatra, sul ruolo narcotizzante dei media,
sull'emozione dello spettatore in sala. L'Autore accompagna il lettore in
un'atmosfera intima e personale, cara al silenzio e all'immaginazione.(dalla
quarta di copertina)
"Quel
tipo che aveva confezionato quel depliant non doveva essersi sforzato poi
tanto. Di Seralia, l'isola più grande dell'arcipelago extragalattico di
Ganimede, solo qualche foto; la spiaggia con le palme, il parco giochi, le
cascate di Rumiria e la tomba di Tito Cruzeiro, il suo famoso scopritore.
Sei righe in tutto di commento, le classiche frasi fatte per descrivere un
rinomato posto di villeggiatura. Pamora: tre foto ed in basso, in un
riquadro,l'elenco completo dei monumenti e dei musei da visitare,
concentrati come in un dado in mezzo centimetro quadrato. Su Cartagena,
l'isola sulla quale ero diretto nessun commento. Sfogliai le altre pagine,
piene zeppe di pubblicità: niente. Non mi restava altro che dare una
sbirciatina al sommario. Un asterisco, una piccola nota in un riquadro in
basso alla pagina: "Per disposizione degli Enti Governativi non è
possibile fornire alcuna nota su Cartagena, Ci scusiamo con i lettori"
Riposi quella rivista patinata nella tasca laterale ed osservai il
panorama per un po'..." (dalla quarta di
copertina)
Clinica Psichiatrica - Università
"Federico II" di Napoli
Ultimo aggiornamento:
01/12/2008