Intervista a Mario Monicelli
Mario Monicelli, alla fine, non c’era, impegnato in Africa sul set del suo nuovo film. Ma ha mandato un messaggio agli organizzatori del Sannio Film Festival che ieri sera lo hanno premiato per una carriera senza pari. Un messaggio che fa riferimento al premio ottenuto : 365 bottiglie di vino. Il novantenne regista toscano è adesso alla prese con il suo ultimo film che sarà girato a novembre, è ambientato in Africa settentrionale ai tempi della guerra del 40. Sarà prodotto da "Luna rossa international" e distribuito dalla Mikado. Il titolo ed il cast è ancora top secret. Il taglio del film rispecchierà in pieno la poetica che ha attraversato tutti i suoi precedenti film: far sorridere, pensando. E che lo ha portato a diventare uno degli ultimi maestri riconosciuti del cinema italiano.
"Io e Steno lavoravamo insieme. Ma quando decidemmo di separarci andammo alla ricerca di un produttore e nessuno volle finanziare i nostri film. Allora decidemmo di fingere di lavorare ancora insieme. In realtà, Steno diresse da solo "Totò a colori" che fu il primo film a colori italiano mentre "Le infedeli" nel 1952 lo girai da solo. Mario Monicelli inizia a rievocare così la sua lunga carriera cinematografica. Sessantadue film all’attivo, un paio di Orsi d’argento e di Leoni d’oro, una valanga di David di Donatello ed un paio di nomination all’Oscar. Monicelli, con il tono di chi ha saggezza da vendere, centellina i suoi ricordi, spruzzandoli di quel disincanto tipico dei toscani.
"Totò era una maschera ed è paragonabile solo ai grandi come Chaplin, Keaton ed i fratelli Marx. Ma noi che l’abbiamo diretto gli affidavamo delle parti troppo "umane" e lui finiva così per perdere inevitabilmente, quella comicità surreale ed astratta che era riuscito a sprigionare al massimo quando faceva la rivista e l’avanspettacolo. Dopo "Totò cerca casa" del 49 l’ho diretto in"Guardie e ladri", in "Totò ed i re di Roma" ed in"Totò e Carolina". La critica non l’ha mai compreso ma noi eravamo così ripagati dal pubblico che ce ne infischiavamo. E quando girai "I soliti ignoti" lo volli al fianco di Gassman, Mastroianni."La ragazza con la pistola" e "La grande guerra" ebbero anche loro una nomination agli Oscar ma non fecero colpo come "I soliti ignoti". "L’armata Brancaleone" non fu compreso appieno oltreoceano per il problema della lingua." (...)
Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)