Intervista a Daniele Costantini

 

Sarà il 14 novembre nelle sale il nuovo film di Daniele Costantini Amore che vieni, amore che vai, pellicola liberamente ispirata al romanzo Un destino ridicolo, scritto a quattro mani da Fabrizio De Andrè ed Alessandro Gennari, interpretato da Fausto Paradino, Donatella Finocchiaro, Claudia Zanella, Filippo Nigro ed Agostina Belli.

Dori Ghezzi non ha gradito la proiezione del suo film al Festival di Roma in contemporanea al documentario Effedià –Sulla mia cattiva strada da lei prodotto e diretto da Teresa Marchesi.  Bocciando la sua pellicola ha dichiarato: “L’ho vista. Avrei preferito non farlo. Avrei preferito che non fosse qui insieme alla Mostra. Resto molto perplessa”.

Non accetto una dichiarazione negativa da una persona che non ha i requisirti professionali per giudicare un film.

Come mai un romano di nascita come lei ha deciso di dar vita ad un film ambientato nei vicoli pulsanti di Genova?

Come tutti quelli della mia generazione amavo le canzoni di De Andrè e leggendo Il romanzo fui colpito dalla rievocazione di quel mondo poetico che traspariva nelle sue ballate e catturato dalle prostitute, ladri, protettori e da gli altri personaggi della vicenda.

Amnesia di Gabriele Salvatores si apriva con questa frase gustosa nei titoli di testa: Gli uomini progettano e gli dei sorridono. Credo possa sposarsi bene con lo spirito del film, la cui  trama sembra rimandare al classico noir, dove il destino è il vero protagonista.

Il film potrebbe essere definito un noir ma l’atmosfera che si respira è però realistica, fiabesca ed irriverente ed ha una soluzione finale imprevedibile che conferma quanto sia beffardo il destino. 

Come mai la scelta del titolo del film è stata così travagliata?

Il titolo iniziale Bocca di rosa era una forzatura della distribuzione e rimandava ad un’altra stupenda canzone di De Andrè degli Anni Sessanta, dedicata ad una prostituta. Quella ballata aveva però una trama ben precisa con un inizio ed una fine. Il romanzo ed il film hanno un respiro più ampio e la scelta è poi ricaduta su Amore che vieni, amore che vai, perché nel film il tema dell’amore irrealizzato, che non si riesce a portare a compimento è prevalente.

Quante canzoni di De Andrè ha inserito nel film?

Solo quella che da il titolo alla pellicola.  Oltre al commento musicale di Nicola Piovani ho inserito lo struggente brano di Piero Ciampi “Ho lasciato a casa il tuo sorriso”.

Viste le recenti polemiche, la scelta di tradurre sullo schermo il romanzo è legato anche ad una difesa romantica delle prostitute?

Da sempre sono attratto da queste storie di confine. Non a caso il mio ultimo film narrava le gesta della banda della Magliana. Perfino il mio film d’esordio Samba raccontava di un uomo, un po’ allo sbando, che cercava di risolvere i propri problemi imparando al samba. La mia adesione al romanzo di De Andrè e Gennari è totale, il mio sguardo è sincero e non ho diretto questo film perché desideravo andare controcorrente.

Lei ha lavorato con Ettore Scola, ha fatto molto teatro. Come mai si è concesso così poco al cinema?

Ho lavorato molto a teatro ma ho fatto anche molte altre cose. Il cinema è sempre stato uno dei miei desideri e quando mi sento concentrato per fare un film, l’ho fatto.

 

Articolo pubblicato su "Epolis"- 30-10-2008

 

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