Intervista a Dino Risi

 

“Poveri ma belli”, “Pane, amore e…”. Basterebbero queste due pellicole per ammettere di diritto Dino Risi nell’Olimpo dei cineasti italiani. Ma la sua sterminata filmografia non si ferma qui ed il Leone d’oro alla carriera ricevuto nel 2002 al Festival di Venezia ne è la chiara testimonianza.

“E’meglio prendere i premi quando si è avanti con gli anni perché quelli sono anni che  non succede niente. La critica non è stata mai generosa con me. A quel tempo, se non avevi la “tessera” eri emarginato. Per la sinistra, poi, non si doveva far ridere, né sorridere e mi hanno riservato lo stesso trattamento che hanno dato a Pietro Germi. Le mie commedie, poi, avevano sempre un fondo amaro e il mio sorriso era pensato. Anche de “Il sorpasso” nei primi tempi, ne hanno parlato malissimo…E poi, avevo votato per i socialisti prima e per i socialdemocratici poi…” (...)

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

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