"Io
credo che il cinema sia un luogo comune...Credo sia molto utile prendere dalle
competenze altrui per utilizzare in tutti i modi possibili il cinema, sia come
luogo di storie, d'antropologia, d'incrocio di culture, sia come luogo in cui
degli scienziati possano trovare degli elementi che aiutino la comprensione di
se stessi e degli altri. Questo libro, credo, sia una ricerca, un modo di far
chiarezza dentro un proprio percorso professionale, attraverso il cinema. Il
cinema è un luogo di storie..C'è dentro tutto, un mondo di mondi...Prendiamo
il cinema italiano da "Roma città aperta" ad oggi; racconta la vita
degli italiani, giorno dopo giorno, il più grande diario di vita
collettiva...Nel cinema ci trovi i sogni e la realtà...Perciò a me piace
andare a parlare di cinema e cibo, cinema e antropologia....Il cinema è un
luogo per studiosi "indisciplinati" che non hanno un rispetto estremo
per la disciplina. Non c'è bisogno di grande esperienza ma di una grande
motivazione ed una grande passione. E questo è fondamentale...Per chi si mette
in contatto con la storia del cinema, il valore aggiunto è la tua passione...e
questo si vede nel tuo libro.
Il difetto del libro è che tu scegli film di una qualità
"alta"...Non ci sono film "spazzatura". Se vai nel mercatino
dell'usato non ci trovi il grande quadro ma trovi come è fatto l'immaginario
collettivo...Molto cinema "trash" italiano racconta più o meglio di
alcuni film e mostrano la psicoanalisi, il trauma, la famiglia non in maniera
alta ma insegna altrettanto bene...Mi fai venire in mente, ad esempio, nel caso
dell'impotenza questo scambio da "La moglie vergine"...Il dottore si
rivolge al paziente che è affetto da impotenza e gli dice: " Tu sei sano
come un pesce!" E il paziente gli risponde: " Eh, si, il fatto è che
il pesce non è sano come me"...Questo mi sembra un modo
"terapeutico" di curarsi al cinema...Il cinema mostra anche
questo...Il tuo lavoro ci guida nel cinema più alto...Leggendo
il tuo libro mi hai fatto venire in mente un'altra cosa...Sai, all'Università
ci sono tre tipi di professori: il professore a tempo pieno, a tempo parziale e
a tempo perso...Puoi trovare un libro, scritto da Sergio Bertelli, un ottimo
storico...dove leggi: "In quel film non ci può essere il gladio perché in
quel secolo aveva un'altra forma...Il muro di Babilonia non era alto 45 metri ma
43 e mezzo...." Per me questo è un lavoro a tempo perso...Se fai lo
storico devi andare a capire come mai "Star wars" o "Il
cacciatore" è entrato nell'immaginario collettivo, come mai dei film hanno
lasciato delle tracce? Credo che il lettore ha bisogno di scoprire perché uno
scrive un libro...Alla fine è utile aver letto un libro come il tuo
semplicemente per il piacere di leggere questa serie di citazioni che ti mettono
in moto altre connessioni....Sono come reti neuronali che attivi...La scelta dei
dialoghi nel libro, poi....Questo è un modo "corretto" di stare nel
proprio territorio, di lavorare sulle parole che è la tua competenza..."
Gian Piero Brunetta, critico e storico
cinematografico, insegna "Storia e critica del cinema" all'Università
di Padova. E' autore di "Nascita del racconto cinematografico (1974),
"Cinema e letteratura" (1976), "Buio in sala" (Marsilio -
1989), "Spari nel buio" ( Marsilio - 1994), "Cent'anni di cinema
italiano (1995), "Storia del cinema mondiale (Einaudi - 1999-2001),
"Il colore dei sogni (Testo & Immagine - 2002)
Padova 5 giugno 2002
Torna
al menù principale
