Intervista a Giuseppe Bertolucci

 

Il cinema è fatto di lacrime che rigano il viso, di languidi sospiri, di corpi che si muovono sinuosi sullo schermo, di facce dure, appuntite, spigolose, buffe ed irregolari. Ma anche di cognomi importanti e di intere famiglie (Chaplin, De Sica, Rossellini, Fonda…) che hanno fatto la storia del cinema. Quella dei Bertolucci è una di quelle che, nel pronunciarla, l’emozione, ti fa tremare i polsi. Giuseppe, fratello del mitico Bernardo e figlio del grande poeta Attilio, è stato ospite ieri dell’iniziativa “FilmIdea”, curata dai professori Piero Cavallo, Sergio Brancati, Pasquale Iaccio e Gino Frezza dell’Università di Salerno. Il grande regista parmense si è dato volentieri “in pasto” agli studenti del Campus di Fisciano, discorrendo con loro di cinema e dintorni. Ascoltarlo, successivamente, è un piacere e non ti resta che lasciarti, dolcemente, cullare dalla sua voce calda e pacata.

Cosa ne pensa di questa nuova generazione di fruitori di cinema?

“Mi incuriosisce perché è una generazione che fatico a capire, ma ho il dubbio che questo abbia a che fare con le mie proiezioni di quando avevo venti anni. Confesso che non so cosa li appassiona, quali i loro valori. Se ci si pensa, questa è la prima generazione nata e cresciuta dentro la bolla dei media e dei telefonini… L’oggetto libro credo, sia quasi del tutto scomparso, anche perché loro studiano in Rete. Tutto questo mi affascina, ma contemporaneamente, mi inquieta. Comunque non è la prima volta che mi trovo di fronte a degli studenti. A Bologna avevo già tenuto un corso che avevo intitolato, non a caso, “In cerca della regia”. (...)

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

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