Intervista ad Alvaro Vitali
Ancora oggi chi lo incontra per strada lo chiama “confidenzialmente” Pierino; altri gli danno spontaneamente del tu e lo appellano per nome. Non c’è irriverenza nei suoi confronti, dileggio o scherno. Questa modalità confidenziale viene adottata dal pubblico solo verso quei grandi attori che ti sono entrati diritti nel cuore e ti sono diventati cari e “familiari”. Alvaro Vitali, nel suo piccolo, è riuscito anche lui a tessere quest’incredibile magia.
Appesantito dagli anni, ti guarda ancora con quei suoi occhietti vispi e il suo sguardo “spiritoso”. La voce è meno stridula e guizzante di quella che si ascoltava al cinema ma è divenuta, nel tempo, certamente più calda e vellutata.
E quando gli chiedo di tuffarsi nel suo passato, Vitali, si racconta tutto d’un fiato:
“A scuola fin da piccolo facevo “il Pierino”. Sin da quando era alle elementari raccontavo barzellette . Quando si faceva dieci minuti di spacco mi mandavano nelle altre classi. Ho sempre avuto questa voglia di far ridere ma non avevo mai pensato di intraprendere la carriera di attore. Mio padre era un imprenditore edile, mia madre una casalinga ed eravamo cinque figli. Terminata la terza media sono andato a lavorare in un negozio a Trastevere e facevo l’elettricista. Un giorno il mio amico Pippo Spolatini mi disse che Fellini cercava degli attori e mi accompagnò a Cinecittà. Da quel giorno si aprirono per me le “dorate” porte del cinema.” (...)
Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)