Gocce d’acqua su pietre roventi di Francois Ozon – Francia – 1999- Durata 90′

15 Marzo 2019 | Di Ignazio Senatore
Gocce d’acqua su pietre roventi di Francois Ozon – Francia – 1999- Durata 90′
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Germania, Anni Settanta. Leopold (Bernard Giraudeau), un agiato assicuratore cinquantenne, seduce il giovane diciannovenne Franz (Maliq Zidi). I due diventano amanti ed il ragazzo, abbandonata la sua ragazza si trasferisce a casa sua, diventando il fedele custode del focolare domestico. E mentre Leopold infligge al giovane Franz delle continue umiliazioni, il ragazzo in nome dell’amore, annulla la propria personalità.  L’arrivo di due donne, Vera (la fidanzata di Franz) e di Anna (un transessuale, ex fidanzato di Leopold) modificherà gli instabili e precari equilibri raggiunti. Come ogni “melò” che si rispetti, il film riserva un finale drammatico…

Il geniale cineasta francese rispetta fino in fondo la piece “Tropfen auf Heisse Steine” (scritta a soli 19 anni e mai rappresentata da Reiner Fassbinder) a cui si è ispirato. Suddiviso in quattro atti e confezionato con un taglio teatrale, Ozon mette in scena la complessità delle relazioni umane, pervase da morbose sottomissioni e disseminata da continue squalifiche e da cocenti umiliazioni. Leopold, freddo, gelido e disincantato, è un signore maturo che ingoia e distrugge ad una ad una le sue vittime. In grado di controllare ogni emozione (non a caso, reagirà con assoluta indifferenza alla morte del suo (ex) amante) novello “vampiro” d’anime, Leopold, dopo aver annientato l’esistenza di Franz (come aveva fatto precedentemente con Vera) si appresta, sul finale del film, a risucchiare nel suo torbido gioco, la giovane ed ingenua Anna. Franz è, invece, all’opposto, un ragazzo tenero ed insicuro, alla costante ricerca di una “guida” (i suoi genitori si erano divorziati quando lui aveva cinque anni e la madre si era risposata una seconda volta). Anima “candida” ed “innocente” (non è interessato al sesso ma ama i libri, il teatro e le arti) risponde con un disarmante “Perché no?” a Leopold che gli chiede di andare a letto con lui. A completare questo torbido quadro, Vera, la vecchia amante di Leopold, che seppur ripudiata, innamorata del suo adorato Leopold, si fa operare e diventa “donna”, nella speranza di ri-conquistarlo. Film straordinario (datato 1999 ed  arrivato in Italia sull’onda del successo dello splendido “Sotto la Sabbia”) che ci ricorda come, in questa società borghese, regolata dai rapporti di poteri e di dominio, (etero o gay) non ci può essere felicità per nessuno.  A rimarcare ancor più il senso claustrofobico della pellicola, il regista sceglie di girare tutto il film in un interno: la casa-prigione di Leopold.

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