Da Posillipo a Pontelandolfo. Vita, eleganza e ironia del Gregoretti campano

6 Luglio 2019 | Di Ignazio Senatore
Da Posillipo a Pontelandolfo. Vita, eleganza e ironia del Gregoretti campano
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Bastavano cinque minuti e, se gli stavi accanto, te ne innamoravi, vuoi per la sua eleganza, vuoi per le sue battute salaci, ironiche e taglienti. Anche se era nato a Roma ottentotto anni fa, Ugo aveva vissuto per lungo tempo a Posillipo. Lui stesso mi raccontò, una delle  tante volte che l’ho incontrato, un gustoso aneddoto. “Vittorio De Sica doveva girare Il giudizio universale e cercava disperatamente una bell’abitazione con vista sul mare. Io ero alle prime armi e bazzicavo un po’ il mondo del cinema. Non so come seppe che i miei genitori vivevano a Napoli in una casa, ideale per le riprese. Si presentò a casa di mia madre con una sua fotografia autografata sulla quale scrisse una dedica dove lusingava mia madre e faceva un accenno a me, giovane regista. Mia madre che, non conosceva il trambusto di un set, fu lusingata di offrire l’appartamento al grande regista. Il primo giorno era emozionata, il secondo disperata, il terzo pianse.”

Personaggio “anomalo” nel panorama cinematografico italiano per la sua verve con la quale descriveva il costume italico, diventò uno dei volti più noti della televisione italiana, grazie al programma Controfagotto (1961) e alla successiva serie Romanzo popolare italiano (1975).

Il suo debutto sul grande schermo è nel 1961 con “I nuovi angeli”. Nel 1963 è autore del fantascientifico e bizzarro “Omicron” con Renato Salvatori e, nello stesso anno, “Il pollo ruspante” con Ugo Tognazzi e Lisa Gastoni, nel famosissimo Ro.Go. PaG. Nel 1964 è la volta de “Le belle famiglie”, film ad episodi. In “Amore è un po’ morire” dirige Totò e Sandra Milo, una comedy dark isolita e originale nella quale una donna si sente attratta dal marito e dall’amante, solo se sono ammalati.

Nella sua ricca e poliedrica carriera, oltre alle regie liriche ed a un’irresistibile autobiografia “La storia sono io”, rieditata nel 2012, Gregoretti è comparso, in veste di attore in “Amore mio aiutami!” (1969) e “Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi, in  “C’eravamo tanto amati (1974) e ne La terrazza (1980) di Ettore Scola, in “Un povero ricco” di Pasquale Festa Campanile (1983) e in “Domani accadrà” di Daniele Luchetti (1987).

Ugo non era legato solo a Napoli. Forte il suo legame con Benevento dove, dal 1980 al 1989, ha diretto la Rassegna Benevento Città-Spettacolo e soprattutto con Pontelandoflo, cittadina del Sannio, tristemente nota per l’eccidio dei piemontesi avvenuto nell’agosto del 1861.

La sua famiglia d’origine era, infatti, proprietaria della storica e maestosa Torre che domina la piazza principale e dove Ugo trascorreva le vacanze estive.

Grazie alla calda accoglienza della cittadinanza, nel 2012 decise di donare ai pontelandolfesi il suo archivio di foto, locandine, bozzetti, sceneggiature originali e che comprendeva perfino il Nastro d’Argento alla carriera conseguito nel 2010, custodito in un palazzo storico, denominato dall’amministrazione locale “Centro Studi Ugo Gregoretti”. Addolorato per la sua scomparsa, Gianfranco Rinaldi, il sindaco di Pontelandolfo, ha dichiarato: “Gregoretti era un maestro di vita e, con la sua ironia e il suo modo leggero di affrontare la vita, ci ha insegnato tanto. Ha dato molto a tutto il Sannio e ha creato dal nulla nella nostra cittadina il concorso di cortometraggi “Comicron”. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile e lo ringrazio per aver lasciato a Pontelandolfo, in eredità, il suo prezioso archivio.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 6- 7- 2019

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