Amatucci e “Malammore”

21 Giugno 2019 | Di Ignazio Senatore
Amatucci e “Malammore”
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Stefano Amatucci, noto sceneggiatore, regista teatrale e televisivo (“Un posto al sole”…), dopo l’abbagliante esordio sul grande schermo con “Caina”, una livida e coraggiosa favola nera, interpretata dall’intensa Luisa, sorella del regista, film che gettava una luce inquietante sul losco traffico di cadaveri degli immigranti, torna dietro la macchina da presa con “Malammore”, pellicola che affronta il delicato e spinoso tema sociale delle nuove frontiere della droga.

“Dopo “Caina” in cui ho raccontato l’odio, dichiara il regista, volevo raccontare l’amore, ma cercavo una storia che potesse esprimerlo anche nelle sue declinazioni negative. Le storie d’amore fine a se stesse, in cui tutto è bello, sono favole che mi annoiano. Non esistono, le costruiamo per un nostro egoismo, per una nostra illusione perché vogliamo star bene e ci auto convinciamo di esserlo. Ero al Tallin Black Night Film Festival, dove presentai “Caina” e un giornalista estone mi raccontò che moltissimi giovani dell’Est Europa facevano uso del Fentanyl, micidiale droga sintetica che uccide e divora senza pietà. Pensai che presto questa droga sarebbe arrivata anche da noi. E infatti pochi giorni fa, prosegue il regista, un dossier della Gabanelli su il Corriere della Sera ne annunciava il lento e progressivo commercio anche qui in Italia, con i primi morti, giovanissimi, nel silenzio assoluto dei media. Quella storia che mi aveva raccontato il giornalista mi colpì particolarmente perché quella velenosa e pericolosa miscela tra droga e amore segnò la vita di due giovani.”

Un intreccio, quello tra eros, thanatos e droghe che ha già fatto capolino in tante pellicole italiane e straniere. Basti ricordare il neo-neorealistico “Amore tossico” di Claudio Caligari (1983), il tenero ma ingenuo “Pianoforte” di Francesca Comencini (1984),  gli adrenalinici “Sid e Nancy” di Alex Cox (1987) e “Drugstore cowboy” di Gus Van Sant (1989), fino al palpitante “Requiem for a dream” di Darren Aronofski (2000).

“Io e Gianni Molino, conclude il regista, ci siamo ispirati alla vicenda del Fentalyn ed abbiamo scritto “Malammore”, film che narra come l’amore sia simile ad una sostanza che ti inietti in vena e può diventare “tossico” come la droga. Protagonisti del film saranno Francesco Manisi e Gianluca Pugliese.”

Articolo pubblicato il 10.6.2019 su il Corriere del Mezzogiorno

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