Cinema, pedofilia ed abusi sessuali

19 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Cinema, pedofilia ed abusi sessuali
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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L’universo della celluloide ha prodotto numerose pellicole sul variegato e complesso mondo dell’infanzia. Esclusi quelle nei quali i minori sono alle prese con la fame e la miseria (Sciuscià, Ladri di bicicletta) con l’indifferenza e l’insensibilità degli adulti (Incompreso, I quattrocento colpi…) con la crisi dell’istituzione famiglia (Gente comune,  Non è giusto…) altre hanno affrontato il dramma degli abusi sessuali sui minori. Nel proporre un rapido excursus su questo tema analizzerò alcune delle pellicole prodotte dalle diverse cinematografie partendo da quella italiana.

La regina degli scacchi ruota intorno a Maria Adele (Barbora Bobulova) diciassettenne talentuosa giocatrice di scacchi.. Alla morte della madre, rovistando nella carte del padre, scopre di essere stata  adottata. Sterlizia (Toni Bertorelli) il suo maestro di scacchi è implicato in un giro di pedofilia  e prima di impiccarsi, le offre una pista perché lei possa ritrovare la madre. Il film non è esente da imperfezioni ma ci mostra un pedofilo tormentato con un doloroso passato alle spalle; privo di una vera famiglia e ripetutamente violentato in un collegio di gesuiti.

Tutt’altra atmosfera si respira in Vito e gli altri dove il protagonista è Vito (Nando Triola) un dodicenne che va a vivere a casa di zia Rosetta (Maria Rosaria De Cicco) dopo che suo padre, la notte di San Silvestro ha ammazzato moglie e figlia. Vito è sempre più solo e dopo essere entrato a far parte di una baby gang compie furti, scippi e rapine. Finisce nel carcere minorile dove è violentato ripetutamente dai suoi compagni di cella. Reclutato da un banda di camorristi, diventerà un killer di professione. Pellicola volutamente irregolare ed imperfetta, impaginata con dei piccoli inserti dove i piccoli protagonisti raccontano le loro inconsolabili vicende. Ai ragazzini, sbandati, che si prostituiscono e che si bucano nei vagoni del un treno il regista contrappone, senza retorica,  quelli festanti e felici dello Zecchino d’oro e del mondo patinato della pubblicità e delle telenovele.

Ancora più estrema, esasperata e cruda delle precedenti è Evilenko – Il comunista che mangiava i bambini Andrei Romanovic Evilenko (Malcom Mc Dowell) maestro comunista russo non si è rassegnato all’avvento di Gorbaciov e della perestrojka. Soggetto fortemente disturbato, dopo aver molestato i bambini, li azzanna e poi li stupra. La polizia brancola nel buio anche perché gli omicidi sono compiuti senza nessuna logica e disseminati lungo tutta la nazione. Vadim Timurovic Lesiev (Marton Csosak), un magistrato di grande intuito ed esperienza incaricato delle indagini, finirà per incastrarlo. Il film si chiude con la folla inferocita che vuole linciare il mostro mentre lui continua ad addentare tranquillamente una mela in un blindato della polizia. Grieco non vuole spettacolarizzare l’orrore della pedofilia e prova continuamente a limare ed a sottrarre. Nonostante i suoi sforzi il tema che tratta è così disturbante che il film, seppure straordinario diventa (quasi) indigeribile. L’atmosfera che si respira è asfissiante, il clima pesante e si esce dalla sala con un gran magone dentro.

Ne La bestia nel cuore Sabina (Giovanna Mezzogiorno) giovane doppiatrice è sposata con Franco (Alessio Boni) un talentuoso attore teatrale che, per sbarcare il lunario, accetta di interpretare una fiction televisiva.  Sabina, inizia ad essere assalita da strani incubi che le riportano, indietro nel tempo, a quando era bambina e viveva con il papà, la mamma e suo fratello Daniele (Luigi Lo Cascio). Una scena sembra emergere dalla nebbia dei suoi ricordi; di notte, suo padre entra nella cameretta dove lei dormiva con il fratellino e le chiede di seguirlo in un’altra stanza. Decisa a scavare nel proprio passato raggiunge Daniele che si è trasferito da anni in America ed ha messo su famiglia. Grazie al suo aiuto s’imbatterà in un passato doloroso.

Comencini ama lo stile pulito sobrio e misurato ma a furia di smussare e di levigare rischia di confezionare pellicole fin troppo asettiche e formali. In questa sua ricerca del rigore, disertati gli svolazzi ed i movimenti di macchina, tiene al bavaglio immagini ed emozioni ma merita la visione del film per l’agghiacciante confessione di Daniele:

Abbandonati i lidi nostrani tra i film europei segnalarei Festen- Festa in famiglia E’ il giorno del sessantesimo compleanno di Helge Klingenfeldt (Henning Moritzen) ed i suoi familiari si riuniscono i una lussuosa casa di campagna per festeggiarlo A Christian (Ulrich Thomsen), il primogenito, tocca il compito di pronunciare il discorso di felicitazioni e di commemorare Linda, sua sorella gemella morta suicida un anno. Nell’invitare i presenti a brindare confessa che suo padre aveva abusato sessualmente di lui e di sua sorella Linda, quando erano piccoli.. Le sue parole sembrano cadere nel vuoto e gli invitati continuano a ridere e a scherzare. Christian ritorna più volte alla carica e fornisce dei particolari sempre più raccapriccianti sugli abusi subiti. Nonostante i tentativi da parte della madre di gettare acqua sul fuoco l’imbarazzo inizia a serpeggiare e quando Helen legge una lettera di Linda che accusa il padre delle atrocità commesse, ad Helge non resta che ammettere le proprie colpe.

Zona di Guerra narra di una tranquilla famiglia inglese composta da papà (Ray Winstone) madre (Tilda Swinton) dai loro figli adolescenti Tom (Freddie Cunliffe) e Jessie (Lara Belmont) e dalla piccola Alice, l’ultima nata. Le giornate scorrono regolarmente ma un giorno Tom scopre suo padre che abusa di Jessie. Confuso e disorientato ne parla alla sorella ma lei nega con forza l’evidenza. Per inchiodarla Tom si arma di una macchina da presa e scatta un paio di foto ma poi, disgustato le getta via. La piccola Alice ha un emorragia agli organi genitali ed è ricoverata in ospedale. Tom lascia intuire alla madre la terribile verità. La tragedia è nell’aria e per porre fine alle sofferenze della sorella Tom fredda il padre. Film duro, non solo per l’argomento trattato ma per il suo stile denso ed asciutto. Al suo esordio dietro la macchina da presa Roth si affida agli sguardi dei protagonisti; interrogativi quelli di Tom, rabbiosi e sprezzanti quelli del padre, sofferti e dolenti quelli di Jessie, smarriti e persi nel vuoto quelli della madre.. Ad accrescere il senso di inquietudine della pellicola gli stanzoni vuoti dove avvengono i misfatti, la pioggia battente ed il mare in tempesta.

Tra le pellicole prodotte dalla vasta cinematografia americana segnalerei Happiness – Felicità .. Bill (Dylan Baker) psicoanalista, marito insoddisfatto e deluso e padre di due figli è una persona che si sta lentamente consumando nella propria infelicità. In una delle scene iniziali del film si masturba in un parcheggio nella propria auto, dopo aver comprato un giornaletto per bambini. La sua irrefrenabile passione per i ragazzini lo induce ad abusare di Johnny, un compagno di classe del figlio Bill. Scoperto, nel corso di una confessione, a dir poco agghiacciante, rivela al figlio undicenne le proprie perverse inclinazioni sessuali. Straziante ed irriverente, Happiness è un film sulla dissoluzione e la degradazione dei rapporti umani, sull’inferno delle relazioni, sulla desolante solitudine che attanaglia chi è schiavo del sesso e delle proprie pulsioni.

Tutt’altra atmosfera si respira in Mysterious skin. Brian (Brady Corbett) un bambino di otto anni, timido, occhialuto ed un po’ paffuto non ricorda cosa sia successo in un pomeriggio d’estate. Al risveglio sanguina dal naso e ricorda che era seduto in panchina durante la partita di baseball. Da quel giorno Brian comincia ad aver paura del buio, fa la pipì a letto, è sommerso da incubi notturni e piomba a terra, come un burattino senza fili. Brian non sa darsi risposte e mentre guarda la TV s’imbatte in Avalyn (Mary Lynn Rajskub) una ragazza che afferma di essere stata rapita dagli alieni. Affascinato da questa ipotesi la contatta ed inizia a credere che anche lui abbia subito la sua stessa sorte. Ma un’inquietante ipotesi si affaccia nella sua mente e dopo aver scavato nel suo passato, va alla ricerca di Neil (Joseph Gordon Levitt) un ragazzino che giocava come lui nella squadra di baseball che vive, prostituendosi. Neil lo aiuterà a prendere contatto con un’angosciosa verità; quel fatidico pomeriggio entrambi erano stati abusati dal coach della loro squadra. Pellicola dalla doppia anima; delicata e sognante ogni qual volta entra in scena Brian; dura e tagliente quando compare Neil.

Ne Il principe delle maree, Savannah Wingo (Melinda Dillon) una scrittrice di successo tenta il suicidio ed è presa in cura  dalla dottoressa Susan Lowenstein (Barbra Streisand). Tom (Nick Nolte) va a fare visita Savannah, sua sorella gemella, e s’imbatte nella coriacea psichiatra che lo spinge a scavare nel passato familiare. Dopo infinite resistenze l’uomo riesce a confessare alla dottoressa un evento traumatico che aveva pesantemente condizionato la loro famiglia; tre evasi avevano fatto irruzione nella loro casa ed avevano violentato Savanah, allora tredicenne, la madre Lila e lo stesso Tom.  Il film è melenso e caramelloso ma al regista filma in maniera dura e spietata la scena dell’abuso collettivo di cui rimangono vittima sia Tom che Savannah.

Più poetico del precedente è Mystic river . Il film si apre con tre ragazzini, Jimmy, Sean, Dave che giocano per strada ad hockey, poi si divertono a scrivere il proprio nome su una superficie di cemento ancora fresca. Sopraggiunge allora un signore che si finge poliziotto, li redarguisce e fa salire Dave nella propria automobile. Dopo averlo segregato in uno squallido scantinato, spalleggiato da un complice, lo violenta ripetutamente. Dave riesce a scappare da quella prigione dopo quattro giorni e prova a lasciarsi alle spalle l’orrore subito. Passano gli anni; Jimmy (Sean Penn ) è sposato con Annabeth ed ha un piccolo negozio di alimentari; Sean fa il poliziotto dell’FBI e Dave è sposato ed è padre di un bambino. Katye, la figlia diciannovenne di Jimmy viene uccisa brutalmente in circostanze misteriose e Jimmy dopo essersi convinto che l’autore del brutale omicidio è Dave, lo uccide. Ma al mattino Sean scopre i veri colpevoli del delitto. Il film ruota intorno alla tragica figura di Dave che, dopo quel terribile trauma infantile, si muove sullo schermo come un pugile suonato. Eastwood ambienta la vicenda ad East Buckingham, il quartiere operaio di Boston e ci ricorda come il destino che pende sul capo e che, in un attimo, può sconvolgere la vita di ognuno di noi.

In Under Suspicion Sue Ellen, una ragazzina di tredici anni e la dodicenne Pauline sono trovate morte dopo essere state violentate. E’ la notte di Capodanno e Victor (Morgan Freeman) il poliziotto incaricato delle indagini concentra i suoi sospetti su Henry (Gene Hackman) un avvocato ricco ed affermato marito di Chantal (Monica Bellucci) una donna sensuale ed affascinante molto più giovane di lui. Il suo amico Victor inizia ad incalzarlo e formula domande sempre più precise e dettagliate. Henry inizia a confondersi, fornisce versioni contrastanti ed è a corto di alibi. Nel corso dell’interrogatorio emerge che il suo matrimonio con Chantal è in crisi e che i due da anni dormono in stanze separate. Henry crolla, ammette le sue frequentazioni con delle giovani prostitute locali e confessa di essere l’autore dei due delitti ma qualche minuto dopo una poliziotta comunica a Victor che il caso è chiuso perché qualche ora prima era stato arrestato il vero responsabile del duplice assassinio. Film ben calibrato che mette in scena il dramma di Henry, un uomo dannato dal demone della perdizione. Il regista non da corpo alle fantasie malsane del protagonista ma una sera la sua bellissima moglie lo scopre mentre lui nella stanza da letto sta parlando con la piccola nipotina tredicenne ma Chantal percepisce negli occhi di suo marito uno strano e perverso luccichio. Da quel momento in poi la coppia dormirà in stanze separate ed il loro matrimonio colerà a picco ed Henry finirà all’inferno rifugiandosi tra le braccia di giovani prostitute. La confessione finale di Henry, un uomo con il cuore in frantumi e l’anima a pezzi, è dolorosamente spiazzante e gli restituisce un tocco di umana sofferenza.

In Vite dannate la protagonista è Amanda Sue (Juliette Lewis).una giovane quattordicenne. La sua vita è già un inferno dal momento che Harvey (Dean Abston) il suo patrigno la violenta da mesi. Un giorno, in lacrime, confessa alla madre la turpe verità ma lei scrolla le spalle. Amanda sposa Brian (J. Stephen Brady) un diciottenne che ben presto l’abbandona per arruolarsi nell’esercito. Amanda fa la spogliarellista in un locale notturno ed intreccia storie sbagliate. Sotto effetto di sostanze stupefacenti accoltellerà uno dei suoi amante.. Film visivamente un po’ sciatto che mette in scena la solita adolescente sbandata e priva di affetti, vittima delle malvagità perpetrate ai suoi danni da adulti malvagi e senza scrupoli. Il regista fa ricorso a dei continui flashback per dipanare la vicenda e, come il titolo originale ((Too young to die?) recita lancia un penoso atto d’accusa contro un ordinamento che condanna  a morte una quattordicenne.

Abbandonati gli States desidero segnalarei due pellicole dirette da due diverse cinematografie; neozelandese la prima ed indiana la seconda.

Once were warriors- Una volta erano guerrieri  è ambientato nei sobborghi degradati di Auckland. Jake Heke (Temuera Morrison)detto la Furia vive con sua moglie Beth (Rena Owen) Grace (Mamaengaroa Kerr-Bell) sua figlia tredicenne ed altri quattro marmocchi. Grace è violentata da suo zio Bully (Cliff Curtis) il fratello di Jake e s’impicca ad un albero in cortile di casa. Film duro e spietato che mette in campo il dramma di un intero gruppo familiare che vive con l’incubo costante di una violenza gratuita e selvaggia. Senza scadere in facili sentimentalismi Lee Tahamaori lascia sfilare questi personaggi disperati che lottano allo spasimo per rivendicare il loro diritto ad appartenere ad un’umanità che li ha esclusi dal loro consesso.

Monsoon wedding è ambientato a Nuova Delhi e ci mostra un’intera famiglia in festa per l’imminente matrimonio di Aditi (Vasundhara Das) .Nel corso della cerimonia, Ria (Shefali Shetty) intuisce che suo zio Tej (Rajat Kapoor) ha messo gli occhi sulla sua nipotina , la piccola Alia e rivela a tutti che l’uomo aveva abusato di lei in passato. Dopo lo sconcerto e l’orrore generale il padre della sposa allontanerà il fratello pedofilo, infrangendo un rituale secolare che imponeva che tutti i consanguinei fossero presenti alla cerimonia.

Altre pellicole hanno come comune denominatore la reazione di chi reagisce alle violenze subite, vendicandosi dei loro torturatori.

In Rosso d’autunno un duplice ed efferato omicidio sconvolge la vita di una tranquilla città del Maryland. I coniugi Warren sono accoltellati selvaggiamente nella loro camera da letto. Testimone del delitto è Mitch, un bambino autistico.che sembra aver seppellito nella propria mente quei terribili ricordi. Al dottor Jack Reiner (Richard Dreyfuss) uno psichiatra, ormai in pensione ed esperto d’autismo infantile, è affidato il compito di riannodare i fili della torbida vicenda. Nel corso del tempo scoprirà che la responsabile del delitto era sua Silvie (Liv Tyler), sorella di Tim, un’adolescente abusata da anni dal padre che l’aveva ucciso dopo aver scoperto che l’uomo aveva violentato anche il piccolo Tim. Silvie non aveva popi risparmiato neanche la madre, accorsa in seguito sul luogo del delitto, ritenendola suo complice.

In Sleepers Michael, John, Tommy e Lorenzo, soprannominato Shakes, sono quattro ragazzi che compongono una delle tante baby gang del turbolento quartiere di Hell’s Kitchen nel West Side di New York. Un giorno decidono di fare un banale scherzo ad un venditore di hot-dog ma il suo carrettino precipita per le scale ed uccide un uomo. Condannati a scontare una pena di un anno al riformatorio Wilkinson i quattro ragazzini sono ripetutamente picchiati e violentati dai secondini capitanati da Nokes (Kevin Bacon) e da Ferguson.(Terry Kinney). Scontata la pena, nel tempo Tommy (Billy Cudrup) e John (Ron Eldard) diventano due teppisti, Michael (Brad Pitt) un sostituto procuratore e Shakes (Jason Patrick) un giornalista. Passano gli anni e Tom e John s’imbattono per caso in Nokes e lo freddano, senza pietà, con un paio di colpi di pistola. A prendere la loro difese sarà Danny Snyder (Dustin Hoffman) un avvocato alcolizzato ma la regia del processo sarà orchestrata da Michael e da Shakes che, per inchiodare Fergusson e gli altri aguzzini, faranno ricorso alla testimonianza (falsa) di padre Bob (Rober De Niro). Il regista ci regala degli amari, cupi, disperati e sanguinanti commenti sulla loro infelice condizione di bambini abusati. Levinson lascia fuori campo le violenze e gli abusi  che i piccoli reclusi sono costretti a subire ogni notte in silenzio.

Un capitolo a parte meritano, invece, quelle pellicole che ruotano intorno alla figura dei sacerdoti pedofili.

In Pianese Nunzio 14 anni a maggio Don Lorenzo Borrelli (Fabrizio Bentivoglio) è un parroco impegnato a Napoli in prima linea nella lotta contro la camorra Nunzio Pianese (Emanuele Gargiulo) un ragazzo tredicenne con una abbozzata vocazione a diventare sacerdote frequenta sempre più assiduamente la canonica e finisce per essere oggetto delle attenzioni di Don Lorenzo che s’innamorerà perdutamente di lui. Il suo atteggiamento inflessibile nei confronti della camorra finisce, inevitabilmente, per attirare gli strali dei malavitosi della zona che faranno scoppiare lo scandalo. Capuano non fa sconti e, coraggiosamente, nelle sue storie ci mette l’anima ed il cuore. Più che sulla perdizione e dannazione di un uomo di fede, il film è una spietata denuncia contro il sottobosco malavitoso napoletano, contro l’emarginazione ed il degrado di certi quartieri che costringe adolescenti e minori a tuffarsi nella droga e nella delinquenza. Nunzio è descritto come un ragazzo emotivamente deprivato che dopo la separazione dei suoi genitori vive a casa di zia Rosaria (Rosaria De Cicco). Suo padre (Tonino Taiuti) è un emarginato con dei problemi mentali, costretto a  sbarcare il lunario con dei piccoli espedienti e Giovanni (Nando Triola) suo fratello maggiore è un tossicodipendente sbandato e privo di punti di riferimenti. Nunzio finisce inevitabilmente, tra le braccia di Don Lorenzo, l’unico che gli mostra calore umano, attenzioni e capacità d’ascolto.

La mala educacion di Pedro Almodovar è ambientato negli Anni Sessanta, in un collegio spagnolo diretto da padre Manolo (Daniel Gimenez Cacho). Ignacio Rodriguez ed Enrique Goded sono due ragazzini che scoprono la loro “insana” passione. Ma Padre Manolo è innamorato di Ignacio e si frappone ai due, mutando, irrimediabilmente, il corso del loro destino. Allontanerà Enrique dal collegio e abuserà ripetutamente di Ignacio. Passano gli anni ed Ignacio (Gael Garcia Bernal) propone ad Enrique (Fele Martinez) diventato un regista di successo, una sceneggiatura intitolata “La visita” imperniata sui loro anni trascorsi al collegio. Enrique è affascinato da quel soggetto e, dopo molte resistenze, decide di affidare il ruolo di protagonista a Ignacio che vestirà i panni della conturbante Zaraha. Nel corso della vicenda si scoprirà che  Ignacio era diventato tossicodipendente e dopo aver scritto la sceneggiatura de “La visita” aveva ricattato Padre Manolo che si era poi sposato ed aveva avuto dei figli. L’ex prete era poi divenuto l’amante di Juan, fratello di Ignacio ed insieme a lui aveva progettato di eliminare Ignacio.

Almodòvar abbandona la sua solita dissacrante ironia e mette in scena una vicenda che ruota intorno agli abusi sessuali perpetrati dal clero sull’infanzia, allo sbocciare dell’omosessualità infantile, alle sofferte identità sessuali dei protagonisti.

Un capitolo a parte meritano quelle pellicole dove i protagonisti sono erroneamente accusati di aver commesso degli abusi sessuali su minori.

Girolimoni, il mostro di Roma è ambientato a Roma, negli Anni Venti e narra di Tarquinio (Gabriele Lavia) un pedofilo che uccide delle bambine dopo averle abusate. La polizia brancola nel buio, l’opinione pubblica rumoreggia e Mussolini, ministro dell’Interno, ha garantito a tutti gli italiani ordine e disciplina e vuole a tutti i costi che si trovi al più presto un colpevole. Gli investigatori puntano gli occhi su Gino Girolimoni (Nino Manfredi) un fotografo romano e lo inchiodano danno credito ad un marito geloso, ad un brigadiere ambizioso che vuole fare carriera , ad una mocciosa bugiarda e ad un paio di testimoni prezzolati. Girolimoni è dipinto dalla stampa come un mostro, resta undici mesi di galera ma quando è rilasciato, nessun giornale pubblica un articolo che lo riabiliti agli occhi dell’opinione pubblica e lui resta bollato per sempre come il pedofilo che ammazzava le bambine. Damiani confeziona una pellicola calligrafica dove il dramma della pedofilia.è solo sullo sfondo. Il film, infatti, vuole essere un atto d’accusa contro la dittatura fascista, le infernali macchine del potere ed una certa stampa, senza scrupoli che da in pasto all’opinione pubblica il solito mostro da sbattere in prima pagina. Sullo sfondo l’isteria della folla che accusa ingiustamente il povero vetturino Sterbini (Mario Carotenuto) di essere un pedofilo e lui per la vergogna si suicida ingerendo del vetriolo.

Ne L’enfer  un uomo viene accusato di aver molestato un giovane studente. Uscito di prigione  torna a casa per rivedere le sue bambine Sophie (Emannuelel Béart) Céline (Karin Viard) ed Anne (Marie Gilain) ma sua moglie (Carole Bouquet) gli oppone un netto rifiuto. Ne nasce un furioso litigio e la donna resta a terra priva di sensi. Credendola morta il marito si lancia nel vuoto sotto gli occhi delle bambine. Con il passare degli anni, l’unica che si è presa cura dell’anziana madre, ricoverata in una casa di riposo ed inchiodata su una sedia a rotelle, è Céline, una donna  sola e senza affetti. Sébastien (Guillaume Canet) un giovane sensibile e discreto sembra illuminare di colpo la sua grigia esistenza e lei crederà di aver trovato un corteggiatore. Scoprirà che Sébastien non era altro che il ragazzino che aveva, ingiustamente, fatto condannare suo padre e che le gironzolava intorno solo per confessarle che, da allora, era roso dai sensi di colpa… Il film ti resta dentro ma deborda troppo nel melodramma ed i protagonisti traboccano di eccessiva e malcelata disperazione.

Ne L’uomo senza volto Chuck (Nick Sthal) dodicenne sensibile ed introverso vive con la madre e con  Gloria e Meg, le sue odiose sorellastre.. Il suo sogno è entrare all’Accademia militare di West Point, ma tutti lo considerano un’incapace ed un poco di buono. Ma Chuck è testardo e dopo aver fallito un tentativo chiede aiuto al misterioso signor Mcleod (Mel Gibson) un insegnante con il volto sfigurato che conduce una vita solitaria. In breve tempo, Chuck riacquista fiducia in se stesso ma, in città, qualcuno inizia a sospettare che Mcleod covi delle torbide fantasie sul ragazzo. L’insegnante è costretto a non vedere più il suo allievo che supererà, poi, brillantemente la prova. Quattro anni dopo otterrà il sospirato diploma, il giorno della proclamazione, Chuck cercherà tra la folla il suo indimenticato maestro che ricambierà, salutandolo, da lontano con un cerno della  mano.

Al suo esordio dietro la macchina da presa Gibson incornicia una pellicola grondante di buoni sentimenti e seppur le intenzioni dell’insegnante appaiono oneste, il fantasma pedofilico aleggia inquietante nell’aria.

Ne L’uomo spezzato il protagonista della vicenda è Stefano Malavasi (Stefano Calcagni) maestro trentacinquenne di un liceo artistico alle prese con la solita classe di alunni disattenti e svogliati. Tra le studentesse spicca per personalità e temperamento Laura (Federica Sbrenna) una ragazzina di quattordici anni, fin troppo sveglia e maliziosa che finirà per innamorarsi di lui e, per vendetta, lo accuserà di molestie sessuali quando vedrà comparire all’orizzonte Anna (Valentina Pace) un insegnante di educazione fisica. Stefano prova a difendersi ed a dichiararsi innocente ma nessuno gli crede. I giornali ed i mass media lo linciano impietosamente, il preside (Ivo Garrani) ed i suoi colleghi lo mettano all’indice, Silvia, sua moglie, ritorna dalla madre con suo figlio. A Stefano non resta che tapparsi in casa ed assumere psicofarmaci. L’unica che lo sostiene e gli è accanto è Anna e quando la verità sale a galla, il professore è riabilitato. Nell’ultima scena è in un parco giochi con suo figlio ma non appena gli altri genitori lo riconosceranno porteranno via, alla chetichella, i loro pargoletti. Film dal taglio televisivo, onesto ma disarmante per la sua ingenua semplicità.

In un altro raggruppamento inserirei quelle pellicole dove l’abuso sul minore non solo è reiterato ma si trasforma in una sorta di love-story tra l’adulto e la giovane vittima.

In Lolita il professor Humbert Humbert (Jeremy Irons) insegnante di letteratura francese si stabilisce a Ramsdale in una piccola città del New England e, nella ricerca di un alloggio, s’imbatte in Charlotte (Melanie Griffith) una vedova ancora piacente che gli propone una stanza in affitto nel proprio appartamento. Lui è indeciso ma la bellezza di Lolita (Dominique Swain) la figlia dodicenne di Charlotte fuga ogni suo dubbio . Le giornate scorrono piacevolmente e Charlotte inizia a fargli una corte spietata ed il professore la sposa per continuare a rimanere al fianco di Lolita. E quando Charlotte muore in un incidente d’auto Humbert e Lolita, lontani da occhi indiscreti, diventano amanti ed iniziano a girovagare per l’America. Humbert è ossessionato dal timore di perderla e nel tempo diventa sempre più irascibile e scontroso. Lolita fugge con Clare Quilty (Frank Langella) un vecchio e lascivo produttore e farà perdere le proprie tracce..Humbert la ritroverà tre anni dopo e quando scoprirà che lei è incinta e senza il becco di un quattrino, dopo aver  provato a convincerla a ritornare a vivere con lui, si reca a casa di Quilty e lo uccide come un cane. Lyne porta sullo schermo lo scandaloso romanzo di Vladimir Nabokov e rispetto alla precedente trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick del 1962 apporta numerose differenze. Calligrafismi a parte, Lyne lascia più spazio all’aspetto morboso della vicenda ed anche se lascia sempre fuori campo le scene incestuose tra i due protagonisti, la pellicola trasuda di sessualità ed erotismo.

Nel terminare questo breve excursus sui rapporti tra cinema ed abusi sessuali è doveroso citare M – Il mostro di Düsseldorf, il film più celebre sul tema. Un maniaco assassino terrorizza Dusseldorf violentando ed uccidendo bambine. La polizia, sotto la guida di Karl Lohmann (Otto Wernicke) setaccia la città palmo a palmo ma, visti gli insuccessi decide di affidare ai mendicanti il compito di far da vedette nelle strade. La malavita locale capeggiata da Schränker (Gustaf Gründgens) stufa delle continue retate della polizia decide anche lei di dare la caccia al mostro e sguinzaglia per la città ladri e malviventi. Un venditore di palloncini cieco riconosce un motivetto che Franz Becker (Peter Lorre), il pericoloso pedofilo, aveva fischiato prima di uccidere una bambina e lancia l’allarme. Un piccolo delinquente insegue Franz che si rifugia in una fabbrica. Ben presto, i ladri circondano l’edificio e dopo averlo stanato dal suo nascondino, lo conducono, con la forza, in un sotterraneo dove è allestito una specie di tribunale. Nel corso del processo sommario una giuria presieduta da Schränker condanna  Franz a morte ma sopraggiunge la polizia che lo consegnerà alla giustizia. Lang è un maestro nel tratteggiare con poche pennellate la figura di Becker,un uomo che reagisce alle accuse che gli vengono rivolte descrivendosi come un uomo dannato dalla patologia di cui è affetto Attraversato da atmosfere espressionistiche e da evidenti echi brechtiani il film è un capolavoro e la scena del ladro che con il gesso segna una “M” (Morder , assassino) sul cappotto di Franz è indimenticabile. Ma forse quello che più di tutto resta impresso negli occhi e nella mente sono il viso straziato ed allucinato e gli occhi sgranati di Peter Lorre

In conclusione nel riassumere in pillole la rappresentazione del pedofilo sullo schermo si potrebbe affermare che i registi di fronte ad un tema così doloroso preferiscono mostrare più che giudicare o condannare. La maggioranza dei cineasti non indugiano nella scena incriminata e scelgono di lasciare fuori campo l’abuso (Analisi finale, L’enfer…). Alcuni lo filmano in maniera sospesa e sfumata (Mysterious skin…) altri preferiscono mostrarlo in maniera cruda, violenta e spietata (L’immoralità, Il principe delle mare…). C’è chi descrive l’inferno degli abusi che si scatenano all’interno delle mura domestiche (Festen, Rosso d’autunno, Zona di Guerra …). chi punta la macchina a presa sulle violenze che i minori sono costretti a subite da sconosciuti (Girolimoni, il mostro di Roma, Mysterious skin, Mystic river….).da perfidi e corrotti aguzzini (Sleepers….) o da sacerdoti malsani e dannati (La mala educacion, Pianese Nunzio 14 anni a maggio….). Il più delle volte il pedofilo viene smascherato (Festen- Festa in famiglia, Monsoon wedding) e condannato (Evilenko – Il comunista che mangiava i bambini, M il mostro di Dusseldorf,, Pianese Nunzio 14 anni a maggio) il più delle volte ucciso dalla sua stessa vittima (L’immoralità, Rosso d’autunno, Schegge di paura, Sleepers) o da qualche altro familiare (Zona di guerra).

Articolo pubblicato su Psychomedia – 6-5-2014

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