Come combattere la paura della malattia

18 Gennaio 2014 | Di Ignazio Senatore
Come combattere la paura della malattia
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Non tutti lo sanno ma “C’era una volta” è un laboratorio unico in Italia. Ideato da una giovane psicologa napoletana, questo spazio d’ascolto è nato circa tre anni fa all’interno della Fondazione “Istituto Pascale” di Napoli per i pazienti, affetti da neoplasie. Ai soggetti a cui è stato diagnosticato un “male incurabile”, viene consigliato, infatti, di “narrare” la propria storia “su carta” e di raccontare, in che modo, il cancro ha modificato i propri ritmi di vita, le abitudini, le relazioni affettive, i progetti , i sogni . Tutte queste riflessioni verranno rilette, in gruppo, all’interno del laboratorio e trasformato in un’esperienza terapeutica. Saranno i pazienti stessi a mettersi in gioco, ad aprire il loro cuore e a testimoniare, con la loro calda e dura esperienza, come sia possibile affrontare, psicologicamente, una prova così difficile che, spesso, si traduce in un viaggio senza speranza. L’idea di un approccio “narratologico” alla malattia ha delle origini antiche, ma non è mai stato tradotto in una vera esperienza clinica in nessuna istituzione italiana.

Narrare significa esplicitare quello che si ha dentro, riempire delle lacune e permettere la formazione del “pensiero”. Sigmund Freud basò su questa intuizione il modello psicoanalitico e più che combattere le idee “assurde” del paziente, occorreva offrire loro, primariamente, uno spazio d’ascolto. Narrarsi non è di per sé una cosa semplice ed il gioco si fa maledettamente più duro e proibitivo se il paziente ha appena scoperto di essere affetto da un cancro al seno o da una neoplasia al polmone ed è consapevole che la morte gli sta soffiando, inesorabile, sul collo.

Per far fronte a questi bisogni, è nato appunto il Laboratorio “C’era una volta”, ideato dalla dottoressa Daniela Barberio, con una formazione in psicoterapia relazionale e familiare, conseguita presso l’ISPPREF di Napoli, borsista, psico-oncologa e creatrice di questo spazio d’ascolto unico in Italia.

Il laboratorio nasce tre anni fa ed indirizzato alle donne che dovevano essere operate al seno nell’Istituto “Fondazione Pascale”. Il progetto era partito, inizialmente, con la finalità di offrire loro una corretta informazione sulla diagnosi e sul trattamento chirurgico, farmacologico e chemioterapico a cui dovevano essere sottoposte. All’inizio gli incontri erano più freddi e strutturati in maniera più rigida alla presenza anche di un’oncologa ed un’infermiera. Man mano le donne hanno iniziato a parlare delle loro storie, del vissuto relativo alla loro malattia, della morte. Da spazio informativo, il laboratorio, denominato “C’era una volta”, si è trasformato radicalmente in luogo nel quale era possibile raccontare i propri vissuti relativi alla malattia, le preoccupazioni ad essa collegata e come questa aveva cambiato radicalmente la loro vita. Molte di esse definivano la malattia non solo in termini negativi ma anche come un’opportunità per un cambiamento (separazione, allontanamento di casa, cambio di attività lavorativa….) e come occasione per ridefinire la propria vita. Raccontare ha significato per loro lasciare, in maniera indelebile, una traccia di sé e sono diventati “terapeutici”perché al loro interno avveniva una trasformazione della storia narrata. Fino ad oggi abbiamo raccolto un gran numero di storie, scritte anche da pazienti di sesso maschile, e pensavamo di pubblicare un opuscolo dove riportare le testimonianze più toccanti che ci avevano colpito. Siamo certi che in quelle storie vive e pulsanti, i futuri utenti del nostro servizio, si rispecchieranno in pieno.”

Il dottor Francesco De Falco, psichiatra e psicoterapeuta, responsabile del Servizio di Psiconcologia dell’Istituto “Fondazione Pascale”, è il supervisore di questo “rivoluzionario” spazio d’ascolto:

“Nell’ambito di tutte le molteplici attività inserite nel Servizio di Psiconcologia tentiamo di esplorare tutte le strade possibili ed anche innovative nella speranza di poter offrire ai nostri pazienti il massimo del conseguimento di un equilibrio psicologico. Il laboratorio affianca le altre attività di sostegno psicologico offerte dal nostro Servizio perchè come ci ricorda Paul Ricoeur: “La malattia si costituisce quando la persona è incapace di costruire e di narrare una storia della propria vita.”

 

 

L’Articolo- Redazione napoletana del “L’Unità” – 8-03-2005

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