Antonietta De Lillo: “Narro la Napoli che non è Gomorra”

9 Settembre 2017 | Di Ignazio Senatore
Antonietta De Lillo: “Narro la Napoli che non è Gomorra”
Senatore giornalista
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“Il signor Rotpeter è un film politico che parla della Napoli di oggi, ma è contemporaneamente un’opera molto libera, inusuale ed originale, un video-ritratto fantasy, di pura immaginazione, che mostra una Napoli intellettuale e colta.”

Esordisce così Antonietta De Lillo (Matilda, Il resto di niente, Non è giusto, La pazza della porta accanto…) che oggi presenta, nel primo pomeriggio, il suo medio-metraggio alla 74° Mostra Internazione d’Arte Cinematografica di Venezia, nella Sezione “Fuori Concorso”.

Da dove nasce l’idea di mettere in scena la piece teatrale “Una relazione per un’Accademia”, tratta dall’omonimo racconto di Franz Kafka, scritto nel 1917, ed interpretata da una folgorante Marina Confalone?

“Quando lo scorso febbraio Marina invitò me e Marcello Garolfalo alla sua rappresentazione teatrale nell’Aula di Chimica dell’Università di Napoli Federico II, rimanemmo abbagliati, non solo dalla sua performance attoriale, ma anche dalla bellezza del testo, ed un mese dopo, grazie alla sua disponibilità, decidemmo di filmarla. Ci aveva colpito, infatti, la vicenda di una scimmia che diventa un accademico colto e raffinato. Parallelamente alla rappresentazione de “Una relazione per un’Accademia”, che assume la connotazione di un ricordo passato del protagonista e che ci permette di comprende la sua trasformazione in essere umano, ho sentito il bisogno di attualizzare e napoletanizzare il testo kafkiano con un’intervista immaginaria al protagonista, condotta dalla voce fuori campo dell’attrice Aglaia Mora, nei panni di una giornalista che l’interroga sulla Napoli dei giorni nostri.”

Che connotazioni ha la Napoli nella quale s’aggira il protagonista?

“Il mio è un omaggio all’altra Napoli ed, anche se sappiamo che quella realtà esiste, non è quella di “Gomorra”. Non a caso il Signor Rotpeter decide di fermarsi nella nostra città, insieme alla moglie, per pensare e riflettere e sceglie di vivere a Capodimonte in una casa immersa nel verde.

In questa città piena di contraddizioni, quando ho deciso di realizzare quest’opera fuori formato, della durata di trentasette minuti, una scelta fatta in piena libertà artistica, la Film Commission, l’Università Federico II , che mi ha ospitato in una delle sue aule per la durata delle riprese, ed i miei stessi collaboratori, mi hanno dato immediatamente una mano, segno che ogni qual volta si propone un’opera culturale, la città risponde ed è sempre presente. Credo che “Il signor Rotpeter”, scritto assieme a Marcello Garofalo, (desidero pure ricordare Gianfranco Plenizio, autore delle musiche, scomparso lo scorso anno). grazie anche alla superba interpretazione di Marina Confalone, mi rappresenti appieno.

 

Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno 8-9-2017

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