Digiuni e grandi abbuffate al cinema

17 Giugno 2019 | Di Ignazio Senatore
Digiuni e grandi abbuffate al cinema
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Messi da parte i “ciccioni”, descritti al cinema come dei personaggi simpatici e divertenti che si gettano sul cibo per cercare una gratificazione che li ricompensi dalle asperità della vita, diverso è il discorso di chi, invece, strutturata un’errata immagine corporea, riduce drasticamente l’assunzione di cibo, fino a rendere scheletrico il proprio corpo.

Il primo regista che ha messo in campo una paziente anoressica è stato Claude Goretta con La merlettaia, film d’esordio di una giovanissima Isabelle Huppert, nei panni di Pomme, una parrucchiera, timida ed introversa, che s’innamora, ricambiata, di uno studente universitario e che, quando lui la abbandona, crolla psicologicamente e decide di non mangiare più.  

Il migliore in assoluto sul tema è Maledimiele di Marco Pozzi e racconta di Sara, sedicenne studentessa modello che, dopo una delusione amorosa, decide di perdere peso con l’obiettivo di raggiungere i 38 chili. Per ottenere lo scopo, riduce drasticamente l’alimentazione ed aumenta, contemporaneamente, l’attività fisica. Perso il controllo, scivola, inevitabilmente, nella malattia. Interessanti anche due film di Saverio Costanzo “La solitudine dei numeri primi” e “Hungry heart” nei quali le protagoniste sono affette da una patologica attenzone per il cibo. Il più recente sul tema è “To the bone” di Martl Noxon che racconta di un’adolescente ricoverata in un centro per la cura del suo grave disturbo cardiaco.

Tra le pellicole che hanno, all’opposto, messo in campo personaggi che ingeriscono con delle abbuffate, una notevole quantità di cibo, citerei Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet, che mostra Evelyn, una grassa casalinga infelice che affoga le frustrazioni in deliziosi manicaretti ed il nostrano “La Venere di Willendorf” di Elisabetta Lodoli che mette in campo una donna spenta, taciturna, alla ricerca di se stessa che, dopo aver scoperto il tradimento del marito, compie delle abbuffate notturne per scaricare la rabbia e l’infinita tristezza che ha accumulato dentro di sé.

Articolo pubblicato su Optima Salute- Giugno 2019

 

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