Fermi tutti sono incinta La gravidanza sullo schermo…istruzioni sull’uso

9 Settembre 2019 | Di Ignazio Senatore
Fermi tutti sono incinta La gravidanza sullo schermo…istruzioni sull’uso
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Presto avremo un bambino, Sarà il mio regalo per Natale”. La risposta del marito è spiazzante: “Ma a me bastava una cravatta”. A firmare questo simpatico scambio di battute, non poteva che essere quel genio di Woody Allen nel suo divertente Prendi i soldi e scappa.

L’evento gravidico compare in numerosi film ma è mostrato per lo più ai margini della narrazione e, disertati gli approfondimenti emotivi che travolgono la donna durante i nove mesi, le mamme sono mostrate con un pancione sempre più rotondo che cresce nel corso della narrazione, fino al fatidico giorno nel quale scodelleranno il tanto sospirato bebè.

Per lo più le pellicole mostrano le prevedibili situazioni legate alla gravidanza; la comunicazione al partner dell’essere incinta, le apprensioni dei futuri genitori, le immancabili visite ed ecografie alle quali devono sottoporsi, le battaglie sui nomi da dare al futuro bebè e le affannose corse in ospedale. Non mancano registi che mettono in campo due giovanissimi genitori che devono fare dei corsi accelerati per promuovere dentro di sé un rapido percorso di crescita ed accettare l’idea di prendersi cura del loro bambino.

Registi e sceneggiatori che hanno trattato il tema della gravidanza lo hanno riletto, il più delle volte, in maniera ironica e dissacrante e, non a caso, la travolgente protagonista di Incinta o quasi dichiara: “Quando mi guardo allo specchio mi sento un paralume”.

Indimenticabili, infine, due esilaranti commedie che hanno trattato l’irreale tema della gravidanza al maschile: Niente di grave, suo marito è incinto di Jacques Demy e Junior di Ivan Reitman, con Arnold Schwarzenegger nei panni del “mammo”.

La visione di questi film ci ricorda che la gravidanza è una tappa importante del ciclo evolutivo della coppia, un momento che deve essere vissuto dalla futura madre come un dono, condiviso con gli altri componenti del nucleo familiare. A quelle mamme e papà che nei primi mesi di vita del neonato, dovranno svegliarsi in piena notte per allattarlo, cambiargli i pannolini e scaldargli il biberon, tutta la mia solidarietà. Se ce l’ha fatta un dormiglione come me, allora ci riusciranno certamente anche gli altri. Il sonno perduto te lo ripaga di gran lunga il primo sorriso del tuo bambino.

Articolo pubblicato sulla Rivista Optima SAalus – Settembre 2019

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