Gianfranco Gallo: L’arte di essere il cattivo”

31 Agosto 2019 | Di Ignazio Senatore
Gianfranco Gallo: L’arte di essere il cattivo”
Ignazio Senatore Intervista...
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L’ultima volta al Lido era stato nel 2015 con “Indivisibili” di Edoardo De Angelis. Gianfranco Gallo ritorna alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con “Nevia”, film d’esordio di Nunzia De Stefano, ex compagna di Matteo Garrone, co-produttore del film.

Una storia di confine e di emarginazione che vede come protagonista la diciassettenne Nevia, interpretata da Virginia Apicella, che vive in un contaniner di Ponticelli con la sorellina, la nonna, interpretata da Pietra Montecorvino, e la zia Lucia.

Un altro ruolo di cattivo per lei?

“Nunzia mi ha fatto immediatamente innamorare di questo personaggio. Interpretro Peppe, un uomo che appartiene a quael mondo sommerso che vive da sempre a limite della legalità. Non è ben visto da Nevia che teme che, per i suoi traffici illeciti, possa mettere nei pasticci la sua famiglia.

Un film che potremmo definire un classico percorso di formazione

Si, ma è soprattutto un viaggio in un universo femminile. Non siamo dalle parti di “Brutti, sporchi e cattivi” di Scola e le protagoniste, infatti, pur vivendo in un contaniner, riescono a vivere, nel corso del film, dei momenti di autentica e magica poesia.

Il suo rapporto con la regista?

“Ho conosciuto Nunzia sul set “Pinocchio” di Matteo Garrone. E’ una donna decisa e poiché è stata sia sul set di “Reality” che de “Il racconto dei racconti”, ha diretto il film con piglio e maestria, come una veterana.

E quello con Pietra Montecorvino?

“Pietra ha portato un soffio di vita impressionante nel film ed ha reso unico il suo personaggio. Mi ha colpito favorevolmente anche la bravissima Rosi Franzese che interpterta la sorellina di Nevia.

Un periodo particolarmente esaltante per lei. Si è anche candidato a dirigere il Trianon dopo una petizione online con oltre 700 firme

“Mi sembrava un atto dovuto, dopo che, con un movimento spontaneo, più di settecento persone avevano chiesto che fossi io a dirigere un teatro a me molto caro. Infatti già nel 2005 allestii tre spettacoli; “Quartieri spagnoli”, “Napoli 1799” e il  musical “Miseria e nobiltà”. Ho già diretto il teatro “Pantheon” di Roma ed è un’esperienza, quella del direttore artistico, che mi affascina molto. Il mio sogno sarebbe quello di coniugare le tre anime storiche del Trianon; teatrale, musicale e cinematografica. Per continuare a dar lustro ad uno spazio culturale collocato in una zona di frontiera, avrei già in mente un programma triennale, ricco di diversi progetti di livello internazionale e di ampio respiro, che ruoterebbe al recupero della canzone classica napoletana ed a quello del repertorio artistico, antico e moderno, del teatro napoletano.”

E per i giovani?

“Allestirei una compagnia di ragazzi che non provengano solo dai quartieri degradati di Napoli e l’obiettivo sarebbe quello di far recitare assieme quelli del Vomero e di Forcella, di Scampia e Posillipo. Non solo, vorrei che partecipassero a questo progetto anche chi appartiene ad etnie diverse, così da esportare gli spettacoli in Italia e all’estero.

Diversi artisti in queste ore stanno proponendo la propria candidatura. Secondo lei che caratteristiche dovrebbe avere il futuro direttore artistico del Trianon?

“Deve essere un artista che garantisca il livello culturale e il rapporto con il pubblico, una persona che negli ultimi anni sia stato seguito dal pubblico. Non vorrei che fosse scelto chi, ormai da tempo, riscuote solo tiepidi consensi al botteghino. Mi fa piacere di aver dato la stura a tutte queste candidature, facendo uscire allo scoperto altri artisti. Mi auguro che non si arrivi a cento.”

Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno il 31- 8-2019 

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