Gianfranco Pannone a Venezia con “Scherza con i fanti”

28 Agosto 2019 | Di Ignazio Senatore
Gianfranco Pannone a Venezia con “Scherza con i fanti”
Ignazio Senatore Intervista...
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Ci aveva convinto con i suoi doc “Sul vulcano” e “L’esercito più piccolo del mondo”. Gianfranco Pannone, napoletano (anche se vive ormai da anni a Roma), insegnante di regia al Master in Cinema e Televisione dell’Università Suor Orsola Benincasa, è ormai un veterano della Mostra del Cinerma di Venezia dove presenterà ogg, nelle Giornate degli Autori, il suo nuovo lavoro: “Scherza con i fanti” e riceverà, assieme ad Ambrogio Speranza, il “Premio SIAE Talento Creativo.”

Un altro doc sui soldati. Dove nasce l’idea?

“Questo documentario compone un dittico, iniziato tre anni fa con “Lascia stare i santi” ed è uno spaccato di oltre un secolo della storia italica. Grazie ai diari di alcuni soldati, accompagnati da canti e musiche popolari, scelte o composte da Ambrogio Sparagna, racconto quattro storie; quella di un soldato della Valtellina, distaccato a Pontelandolfo, dopo l’Unità d’Italia, di un autista viterbese che nel ’35 andò a combattere in Etiopia e scopre la realtà dei gas ai danni della popolazione locale, quella di una partigiana che combatté contro il nazifascismo ed una dei giorni nostri, di un napoletano di ritorno dalla guerra del Kosovo.

Quali emozioni emergono dai diari di questi soldati?

“Il soldato di ventura della Valtellina, ad esempio, racconta con freddezza l’eccidio che il Regio Esercito compie nei confronti della popolazione di Pontelandolfo. Descrive, senza pietas, il paese in fiamme e la popolazione che urlava, convinto che gli abitanti della cittadina del beneventano fossero tutti dei briganti e che stava combattendo per una giusta causa. All’opposto il soldato napoletano, impegnato nelle missioni di pace in Kosovo, si commuove e offre degli abiti alla popolazione.

Cosa lega allora queste storie così diverse tra loro?

“Volevo raccontare la storia dell’Italia, n Paese che mi affascina per le sue contraddizioni. Credo che il popolo italiano, dominato nei secoli da diversi conquistatori stranieri, sia diffidente nei confronti delle divise, della guerra e che il cosidetto “amor patria” scateni emozioni diverse e contrastanti. Penso che l’italiano non sia un popolo guerriero e che, a differenza dei francesi, inglesi o americani, sia privo di una coscienza nazionale, perché non ha potuto elaborare una matrice identitaria comune.

Forse perché non abbiamo un eroe nazionale e il nostro immaginario patriottico è legato a figure storicamente marginali come Pietro Micca o Enrico Toti?

Pietro Micca e Enrico Toti sono due eroi, un po’ calati dall’alto, ammantati dalla mitologia del Risorgimento. Lo stesso Garibaldi non è riconosciuto come eroe nazionale da gran parte della popolazione del Meridione.

Quali archivi ha consultato?

L’Istituto Luce e l’AIRCS. Quest’ultimo mi ha concesso l’utilizzo del film “L’Italia s’è desta” di Elvira Notari, dove compare Gennariello, il figlio della regista pioniera del cinema muto, che appoggia la zappa, prende la chitarra, bacia la sua futura sposa, e parte per la guerra. Un’immagine, secondo me, che riassume le caratteristiche del popolo italiano, che per sua natura, non è mai stato guerrafondaio.”

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno – 28-8-2019

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