Harold e Maude di  Hal Ashby – USA – 1971

15 Marzo 2019 | Di Ignazio Senatore
Harold e Maude di  Hal Ashby – USA – 1971
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Harold (Bud Cort) è un giovane diciottenne aristocratico, con un’insana passione necrofilica. La prima scena lo ritrae che penzola dal soffitto del salotto di casa mentre la madre, abituata ai suoi macabri scherzi, parla tranquillamente al telefono. I tentati suicidi del giovane rampollo si susseguono ininterrottamente. Dopo una truculenta simulazione della propria morte (nel bagno di casa) la madre decide di inviarlo da un valente psichiatra. Visti gli insuccessi terapeutici, la madre si convince allora che il matrimonio possa essere una valida cura per il figlio ed  (inutilmente) gli presenta delle ragazze giovani e carine. Harold, in uno dei suoi soliti passatempi (ama andare al cimitero e ai funerali, con la propria auto che sembra un carro funebre) incontra la vitale e anticonformista settantanovenne Maude (Ruth Gordon), una donna che vive in una carrozza ferroviaria, amante delle folle corse in auto e che sogna di diventare i  girasole. Affascinato da quest’insolita e solare creatura, Harold le chiede di diventare sua moglie. Ma il matrimonio non avrà luogo perché Maude ha già deciso (in gran segreto) che quando compirà ottantanni….

Film sull’innocenza e sul candore perduto che Ashby declina in maniera originale ed insolita. A ridare energia e vitalità ad Harold non sarà il classico bambino sorridente, guastafeste ed ipercinetico che invaderà il cinema americano negli Anni Novanta o la bambola dalle curve mozzafiato ma Maude, una settantanovenne candida ed infantile che lo conquisterà grazie al suo essere disincantato. Film che, nonostante il tono allegro, irriverente e scansonato, propone una serie di “filosofiche” riflessioni sul senso della vita e della morte. Ashby propone, infine, un evidente scarto tra la madre di Harold (algida e fredda) e Maude (una donna protettiva ed accogliente). Film sugli aspetti (dimostrativi) e relazionali dei tentati suicidi messi in atto da giovani ed inquieti adolescenti e sull’incapacità degli psichiatri di saper leggere cosa si nasconde dietro il disagio giovanile. Indimenticabile anche (e non solo) per la splendida colonna sonora di Cat Stevens che impreziosisce  ancor di più la pellicola. Tratto dal romanzo omonimo di Colin Higgins.

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