Ignazio Senatore intervista Luca Miniero: Attenti al gorilla

10 Gennaio 2019 | Di Ignazio Senatore
Ignazio Senatore intervista Luca Miniero: Attenti al gorilla
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E’ da oggi in sala “Attenti al gorilla”, il nuovo film del regista napoletano Luca Miniero (“Benvenuto al Nord”, “Benvenuto al Sud”, “Una famiglia perfetta, “Un boss in salotto”, “Sono tornato”…), girato quasi interamente a Salerno. Tra le location: il settecento Palazzo Genovese, gli esterni del palazzetto dello Sport Paltulimieri, la spiaggia e i giardini del Lungomare Trieste. La lavorazione del film ha interessato inoltre i comuni di Capaccio, Roscigno, Vietri sul mare e l’oasi Wwf di Persano.

Da dove nasce l’idea del film?

“Da una storia vera accaduta in America, che riconosce al gorilla lo status di persona non umana. L’ho trasportata in Italia ed ho voluto che il film avesse un target preciso e fosse diretto ai bambini e alle famiglie. E’ una commedia in linea con i film che stanno riscuotendo oggi grande successo al botteghino, come “La Befana vien di notte”, I tre moschettieri”.

Qual è in sintesi la storia?

“Racconta la crisi di una famiglia, composta da Lorenzo, Frank Matano, un avvocato fallito, in crisi con la moglie avvocato, Cristiana Capotondi, e da tre figli. Lorenzo fa amicizia con un gorilla e per riscattarsi agli occhi della moglie, decide di far causa allo zoo di Salerno. La vince ed è costretto a prendersi cura del gorilla. Prima di portarlo in Africa, per ragioni economiche, lo porta a casa e da qui si innescano una serie di situazioni esilaranti. Senza volerlo, sarà proprio l’animale a rimettere insieme la famiglia e a rinsaldare il rapporto di coppia tra marito e moglie.”

Questo film sembra lontano dalla commedia di stampo sociale, da sempre il tuo marchio di fabbrica.  C’è ancora una contrapposizione tra Nord e Sud visto che il gorilla parla in milanese.

“No, a dar voce al gorilla è Bisio  che è milansese, tutto qua. Semmai c’è una contrapposiizone tra Italia e Africa dove l’animale vuole tornare.  La mia chiave resta intatta ed è quella che mescola humour e irrealtà.”

In questo film scegli anche tu il gorilla, un animale caro al cinema. Basti pensare all’immortale “King Kong”, a “Max amore mio” o “Gorilla nella nebbia” .

“Si, mi serviva per proporre una riflessioni sull’istinto, piegato ormai dalla tecnologia, e sempre più dimenticato dall’uomo. In qualche modo, sommersi da troppe sovrastrutture, abbiamo perso la nostra natura animale, quella che ci faceva agire con maggiore immediatezza e senza troppa razionalità. Il film tratta, anche se di sfuggita, il tema di come sia importante in una famiglia la presenza di un’animale come collante per i diversi componenti che la compongono. Non sono un darwiniano, ma pongo un’interessante interrogativo: “Ma siamo sicuri che l’uomo sia l’animale più evoluto della terra e che sia l’uomo a discendere dalla scimmia e non viceversa”?

Nel film riproponi Frank Matano, per la prima volta sullo schermo con la barba ed una Cristiana Capotondi biondissima.

“Si, abbiamo giocato a mescolare un po’ le carte. Ma voglio anche sottolineare la presenza nel cast di Lillo, Diana Del Bufalo, Framcesco Scianna ed Ernesto Mahieux.”

 

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno 10-1-2019

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