Ignazio Senatore intervista Paolo Genovese

27 Settembre 2018 | Di Ignazio Senatore
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E’ il giorno di Paolo Genovese (“Immaturi”, “Tutta colpa di Freud”, “Perfetti sconosciuti”, The place”) uno degli ospiti più attesi di questa ventesima edizione del Napoli Film Festival, diretta da Mario Violini. Stasera il regista romano presenterà, infatti, uno dei suoi film più fortunati “Una famiglia perfetta”, interpretato da Marco Giallini, Sergio Castellitto e Claudia Gerini.

Tutti ricordano il tuo spumeggiante esordio con “Incantesimo napoletano” (2001), diretto assieme a Luca Miniero, commedia con Marina Confalone, Gianni Ferreri e Tonino Taiuti, un film che ti ha legato indissolubilmente a Napoli.

Mi ha portato molta fortuna, che rimane sempre e non se ne va mai. Mi resta il contatto con questa città anche perché ogni volta che ci torno mi da tanta energia. A Napoli ti aspettano, ti accolgono, sono curiosi di sapere su cosa stai lavorando, che progetti hai. Questa sensazione la provo solo quando vado a Napoli e a Milano, due città apparentemente dissimili tra loro, ma che hanno in comune la passione ed un enorme attenzione per l’arte e per tutto quello che viene proposto dal cinema, dalla musica e dal teatro. Tutto questo, per chi fa un lavoro come il mio, è estremamente interessante.

Ciò spiega, secondo te, il perché Napoli, è da sempre, una fucina di artisti?

Si, perché è una città piena di stimoli, ma anche di contraddizioni. Sarà un luogo comune, ma quando sei qui, tutti vogliono raccontarti una storia; dal barista mentre stai prendendo un caffè al tassista mentre ti sta accompagnando in centro. E’ nel DNA dei napoletani. E’ un popolo che vuole condividere con te delle storie. Questo, secondo me, è il segnale di un fermento creativo, innato e spontaneo. E che cos’è l’arte se non condivisione? Se faccio un film o scrivo un romanzo non è, forse, per condividere un’emozione?

“Il primo giorno della mia vita”, il tuo romanzo d’esordio alla quinta ristampa, è già un piccolo successo editoriale.

L’ho ambientato a New York ed è una storia tipicamente americana che ruota intorno a delle persone che provano a ripartire e a innamorarsi della vita. Questo romanzo diventerà il mio prossimo film. Devo ancora scrivere la sceneggiatura e scegliere il cast, ma quando pensavo a dove ambientarlo, se avessi scelto di girarlo in Italia, l’unica città che mi era venuta in mente è stata Napoli.

Chi ti manca di più tra questi; Troisi, Totò, De Filippo?

Mi manca Troisi in maniera incredibile e anche tanto Pino Daniele. Totò mi faceva divertire, ma Troisi mi emozionava di più.

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno 27-9- 2018

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