Il bacio della pantera di Jacques Tourner – USA – 1942

6 Gennaio 2019 | Di Ignazio Senatore
Il bacio della pantera di Jacques Tourner – USA – 1942
Schede Film di Ignazio Senatore
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Irena Dubrowna (Simone Simon) è una ragazza serba, di felina bellezza. Attratta irresistibilmente dal fascino delle pantere, si reca spesso al Central Park di New York, per disegnarle. Un giorno, il caso le fa incontrare Oliver (Kent Smith), un architetto simpatico e dalla faccia pulita. Insieme si recano in un’uccelleria ma quando Irena entra nel negozio, gli animali, terrorizzati, si agitano nelle loro gabbie, come impazziti. Irena racconta allora ad Oliver una strana storia: lei appartiene ad una razza d’antichi mutanti e se fa l’amore con un uomo, si trasforma in pantera. L’uomo non dà credito alla donna e la sposa. Dopo il matrimonio, Irena sembra essere sempre più infelice ed irrequieta. Su consiglio di David decide di consultare il dottor Judd (Tom Conway), uno psichiatra raffinato ed elegante che la ipnotizza. In un’ultima drammatica seduta, Judd, convinto d’averla stregata con il proprio fascino, con tono suadente, prima di baciarla, le sussurra: di non aver mai creduto alla sua storia ma un attimo dopo, un ruggito riempie la stanza e l’ombra di un artiglio si staglia su di una parete…Il finale (lasciato volutamente aperto dal regista) ci lascia nel dubbio: Irena è una donna-pantera o soltanto una donna in preda al delirio?

Uno dei più famosi B-movie (quei film girati a basso costo e proiettato in sala in seconda battuta quando al cinema si vedevano due film al prezzo di uno) della storia del cinema. Sempre in bilico tra realtà e immaginazione, il film tratteggia, con una straordinaria forza evocatrice, le paure ancestrali della protagonista, ossessionata dall’idea di trasformarsi in pantera se cede ai propri istinti sessuali. Gli aspetti ambivalenti del personaggio sono amplificati dal  faccino tenero ed angelico dell’attrice protagonista e dalla sua sfrenata gelosia per Alice, un’amica del marito. Da cineteca la scena del gattino di Oliver che scappa quando lei s’avvcina e quella dell’uccellino che muore stecchito non appena Irena apre la porticina della gabbia per prenderlo tra le mani. La pellicola (in parte) ispirata al racconto “The eyes of the panter” di Ambrose Bierce è un horror da cineteca e fa un uso spettacolare della luce (indistinta e fortemente contrastata). Ma al di là delle cifre stilistiche adottate, la bellezza di questo film sta nel “suggerito”, nel “non mostrato”, nei percorsi “sottotraccia” alla quale essa s’ispira. Non a caso, nel corso di tutto il film, Irene non cede mai alla “tentazione” della carne ed il suo unico approccio “erotico” si concretizzerà nel bacio “fatale” che scambia con il suo psichiatra. Il dottor Judd, figura di sfondo della vicenda, é descritto come un terapeuta elegante ed aristocratico, vittima del proprio narcisismo. Nell’edizione originale il film mostrava in apertura una citazione di Freud, scomparsa poi nelle riedizioni successive. Scialbo il remake di Paul Schrader dell’82 con Nastassja Kinski.

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