Il vizio della speranza: Ignazio Senatore intervista Edoardo De Angelis, Pina Turco, Marina Confalone e Cristina Donadio

21 novembre 2018 | Di Ignazio Senatore
Il vizio della speranza: Ignazio Senatore intervista Edoardo De Angelis, Pina Turco, Marina Confalone e Cristina Donadio
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Reduce dai prestigiosi premi ottenuti alla Festa di Roma, al Festival di Tokio e di Villerupt, sbarca domani nelle sale “Il vizio della speranza” del regista di Edoardo De Angelis.

Protagonista della vicenda é Maria (Pina Turco), una giovane donna che traghetta sul fiume Volturno le prostitute che devono partorire e dare poi il frutto del loro concepimento ad un’organizzazione senza scrupoli, capitanata dalla gelida e cinica Zi’Marì (Marina Confalone) che lì rivende ad altre donne con la silenziosa complicità di Alba (Cristina Donadio), madre di Maria.

Un film con una struttura narrativa chiaramente ispirata alla mitologia, stilisticamente impreziosito dall’alternanza di campi lunghi e dalle riprese di un paesaggio terrifico e degradato, specchio delle emozioni più profonde dei protagonisti, interpretato da tre attrici vivide e pulsanti che fanno a gara a superarsi.

 “Castel Volturno è la terra dove sono nato e che ispira le mie storie, dichiara il regista. Avevo bisogno, in sede di sceneggiatura, di un uomo di fiume come Contarello, che viene dal Po e da un mondo lontano dal mio, per raffeddare la vicenda che rischiava di travolgermi per l’emozione.”

“Ho iniziato a interpretare questo film, dichiara Pina Turco, quattro mesi dopo aver partorito mio figlio. Mi sentivo ancora debilitata, ma l’essere divenata mamma mi ha permesso di calarmi ancora di più nel personaggio di Maria. Con Eduardo ho discusso molto del mio personaggio e mi interessava che fosse vicino alla realtà. Maria lotta e cerca di cambiare il mondo che la circonda, anche a costo della propria vita. Il ritorno a casa le donerà un po’ di calore e farà scattare in lei quella molla per ribellarsi e poter vivere quel momento di vittoria che è la nascita del proprio bambino. Lavorare con Marina e Cristina è stato come essere sul set al fianco di due regine dall’enorme generososità artistica.”

“Il film è una parabola, afferma Marina Confalone, e come ogni favola che si rispetti è ricco di simboli; c’è un cane che protegge l’eroe e poi l’abbandona, un cavallo simbolo di libertà. Io interpreto una strega, una donna spregevole che ha il senso del comando e assume eroina per colmare il vuoto interiore che l’affligge. Mi piacciono i personaggi cattivi quando sono ricchi, tragici e pieni di sfaccettature come Zi’ Marì.”

Chiude il cerchio Cristina Donadio: “Interpreto Alba, la madre di Maria e sono una donna che al contrario di mia figlia che copre, nasconde e difende il proprio corpo, all’opposto lo denudo, lo esibisco. Per quanto possa sembrare dolce e materna, di fatto, sono un personaggio osceno perché invece di proteggere mia figlia, non mi rendo conto del’orrore che le infondo ed avallo, di fatto, la cattiveria che la circonda. Nel cast un immneso Massimiliano Rossi.

Articolo pubblicato su il Corriere del Mezzogiorno 21.11. 2018

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