L’insolito caso di Mr. Hire di Patrice Leconte – Francia -1989 – Durata 81’

17 Marzo 2019 | Di Ignazio Senatore
L’insolito caso di Mr. Hire di Patrice Leconte – Francia -1989 – Durata 81’
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Mr. Hire (Michel Blanc) è un sarto di mezza età che conduce una vita molto riservata, in un anonimo condominio di una cittadina francese. L’uomo trascorre ore a “spiare” nel buio Alice (Sandrine Bonnaire), la sua inquieta dirimpettaia. Hire non piace alle persone perché schivo, taciturno e rannicchiato in se stesso. E quando nei pressi della sua abitazione, una donna é assassinata ed i sospetti della polizia ricadono, inevitabilmente, su di lui. L’uomo sa, invece, che il delitto è stato compiuto da Emile, il fidanzato di Alice, ma tace, nel timore che la sua “amata” possa essere accusata di complicità. La ragazza inizia a frequentare Hire e lo smaschera, rivelandogli che è a conoscenza della sua attività voyeuristica, ma l’uomo si difende dicendole di non essere un “mascalzone” e che si limita solo a guardarla. La polizia brancola nel buio. Hire, in cambio del proprio silenzio, propone ad Alice di andare a vivere in Svizzera con lui. Alice non solo non aderisce alle sue richieste ma lo incastra, facendo ritrovare alla polizia, nel suo armadio di casa, la borsetta della vittima. Hire, per sfuggire alla cattura della polizia, precipita nel vuoto.

Chi è veramente Hire, questo personaggio dal pallore cereo e cadaverico, bassino e del tutto ordinario: un “voyeur” che si eccita nello spiare, al buio, i movimenti della dirimpettaia o un uomo alla ricerca disperata d’affetti e tenerezza? A differenza degli altri “insolenti” guardoni che hanno popolato la storia del cinema, Hire è un uomo a cui è stato negato l’amore e che è stato costretto a “rubarlo” nel buio della sua stanza. Hire non scruta Alice per ricavarne un piacere sessuale ma solo per cercare “disperatamente” di stabilire un contatto emotivo con lei. Film sull’inaccessibilità di certi sentimenti e sull’illusione che lo “sguardo” possa (da solo) riempire (e nutrire) il cuore di un innamorato. Leconte immerge la storia in un’atmosfera impalpabile, impreziosendola con frasi sommesse (che sembrano trattenute) e con sguardi furtivi e rubati. Alice (una delle creature più algide mai apparse sullo schermo) è una  moderna dark-lady, fredda e con il cuore impagliato che non prova nessun rimorso nell’accusare Hire. Il film (tenero, delicato e commovente come non mai) travolge l’anima dello spettatore) è tratto dal romanzo di Georges Simenon (del 1933) “Il fidanzamento di Mr. Hire.”. Fu tradotto la prima volta sullo schermo con il titolo di “Panico” (“Panique”) nel 1946 da Julien Duvivier con Michel Simon e Viviane Romance. Blanc (con la sua recitazione sottotono, che tende continuamente a sottrarre e a sfumare le reazioni emotive del protagonista) è a dir poco superlativo. Splendido l’arrangiamento del Quartetto in sol min. op. 25 di Brahms.

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