Quel professore anticonformista che amava l’anima

18 Gennaio 2014 | Di Ignazio Senatore
Quel professore anticonformista che amava l’anima
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Uno dei massimi capolavori di Alberto Moravia è “Il conformista”, tradotto, circa vent’anni dopo, sullo schermo dal grande Bernardo Bertolucci. Marcello Clerici, il protagonista del romanzo, è un uomo che aspira, per tutta la vita all’ordine, all’omologazione ed al conformismo. Ci sono, all’opposto, delle persone che nella loro vita hanno lottato sempre contro un’impossibile normalità e dedicato la loro vita a sfidare la rigida piattezza dell’esistenza. Aldo Carotenuto era, decisamente, uno di questi.

Nato a Napoli nel 1933. Dopo aver studiato a Roma e a Torino, aveva vissuto a lungo negli Stati Uniti, dove aveva frequentato la scuola di Psicologia Sperimentale presso la New School for Social Research di New York. Divenuto membro della American Psychological Association, divenne uno dei massimi divulgatori in Italia del pensiero junghiano.

Autore di una trentina di volumi, riusciva a coniugare il suo sapere clinico e scientifico con quello più specificatamente culturale. Recentemente, era balzato agli onori della cronaca in occasione dell’uscita del film“Prendimi l’anima” di Roberto Faenza. A suo dire, il regista, aveva tratto spunto per la sceneggiatura da un suo volume dedicato alla storia amorosa tra Sabina Spierlein e Gustav Jung.

Marcello Pignatelli, amico e compagno di tante avventure culturali, ne traccia un affettuoso ritratto:

“Aldo apparteneva alla prima fase pionieristica della psicologia analitica in Italia. Tra le sue molteplici qualità non si possono non ricordare le sue straordinarie capacità organizzative e la sua incomparabile dote di bibliografo. A casa sua possedeva un numero impressionante di volumi e per ogni argomento era in grado di spulciare il testo adatto e di ricavarne la citazione adeguata. Io e lui abbiamo fatta tanta strada insieme e le nostre vite sono spesso state parallele ed incrociate. Aldo ha fondato con me, ad esempio la Rivista di Psicologia Analitica e l’ha diretta dal 1970 al 1995, rivista che successivamente ho diretto io stesso. Aldo è sempre stato un non ortodosso e fu per questo che uscì dall’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) circa dieci anni fa. Da quegli anni in poi ha fondato un gruppo di lavoro su “Letteratura e psicologia analitica” e fondato e diretto il Giornale Storico di Psicologia Dinamica. Tutto quello che Carlo ha costruito lo ha fatto da solo. E’ riuscito a divenire, infatti, professore associato all’Università “La Sapienza” di Roma, dove insegnava “Psicologia della personalità”, con le sue sole forze e senza l’aiuto di nessun potente o barone di turno. Pur essendo una persona molto nota e visibile al grande pubblico, c’è da dire che non amava la televisione anche perché era un tipo che non si fermava davanti a niente e non era né diplomatico, né accomodante. Fu per questo motivo che, nel tempo, iniziò a declinare gli inviti, fino a disertarli del tutto.”

Lidia Tarantini, psicoanalista junghiana, lo ricorda, invece, così:

“Carlo era un maestro caldo ed attento per tutti noi. Ricordo, ancora oggi, quando mi coptò nella redazione della Rivista di Psicologia Analitica. Le sue doti migliori erano proprio quello di saper cogliere e valorizzare nelle persone le loro doti migliori.”

 

 

L’Articolo- Redazione napoletana del “L’Unità” – 15-02-2005

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