Recensione volume “Il guerriero” di Salvatore Bagni con Ignazio Senatore – Marco Pagano – Settimanale “Gente”

25 Maggio 2019 | Di Ignazio Senatore
Recensione volume “Il guerriero” di Salvatore Bagni con Ignazio Senatore – Marco Pagano – Settimanale “Gente”
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“Per scrivere la sua vita, Il guerriero (Absolutely Free Edizioni 18 Euro), si è fatto aiutare da uno psichiatra- psicoterapeuta, Ignazio Senatore. Ma non perché raccontare la sua storia di sportivo e di uomo, sebbene nel privato familiare abbia dovuto affrontare prove terribili, gli risultasse troppo traumatico e avesse bisogno di un esperto. Salvatore Bagni, infatti, è l’uomo più solare e positivo che c’è e lo ha dimostrato fin dai primi momenti dell’intervista che ha rilasciato a Gente. “Il fatto è che Ignazio mi ha fatto un pressing come facevo io da calciatore: mi ha chiesto per ani di scrivere un libro insieme e io rimandavo di continuo. L’estate scorsa ho ceduto, l’ho fatto venire a casa mia per quattro giorni e il progetto è partito.”, spiega. “Vi assicuro che non ho bisogno di affidarmi ad uno psicologo, se mai dovessi farlo, poi sarebbe quel poveraccio ad andare in analisi.” Del resto già il modo in cui i due si sono conosciuti è da romanzo.”Per il mio attuale lavoro, sono consulente-mediatore per i calciatori stranieri, percorro ogni anno circa 120 mila chilometri. In treno vado solo da Bologna a Napoli. Un giorno su un convoglio, ho incontrato Ignazio ed è nata tra noi una grande amicizia.” Nel libro non aspettatevi dei ricordi trionfalistici di un giocatore di calcio in pensione. Salvatore potrebbe permetterselo: in carriera ha giocato nel Carpi, nel Perugia, poi nell’Inter e soprattutto nel Napoli magico ai tempi di Diego Armando Maradona capitano, dal 1984 al 1988, diventando protagonista della vittoria del primo scudetto della squadra partenopea. E poi ha vestito 41 volte la maglia della Nazionale segnando cinque reti e giocando ai Mondiali di calcio in Messico nel 1986. A rendere Il guerriero una bella lettura è che Bagni, abitualmente schivo, racconta chi è Salvatore più che il campione di football che è stato. La prova è nel primo aneddoto di cui ci parla qualche particolare in più che nel libro “Ho conosciuto mia moglie Letizia nel 1979 e mi sono presentato a lei dicendole che ero ballerino. Non volevo sembrare il solito calciatore che si da delle arie. In ogni caso era destino che ci mettessimo insieme: io di cognome faccio Bagni e lei Turchi, unendoli viene fuori una parola compiuta e univoca, no?”. I riferimenti alla sua vita sportiva  naturalmente non possono prescindere dalla sua fratellanza con l’immenso Maradona, di cui tesse sinceramente le doti di uomo generoso e altruista. Sorprende di più, però, un’altra confidenza: “Ho smesso con il calcio professionistico a 33 anni eppure per altri 21 tutte le domeniche ho continuato a giocare a pallone con i miei amici d’infanzia. Tanto che mia moglie mi diceva: “Almeno prima ti pagavano per farlo”. Ma per me non c’era alcuna differenza, mi divertivo da calciatore vero e mi divertivo allo stesso modo dopo.” L’ottimismo prima di tutto, ecco la parola d’ordine, giusta per Salvatore. Gli hanno arriso i sogni più improbabili “Tutto si può dire tranne che sono bello, non lo sono proprio mai stato. In famiglia però dicevo sicuro: “Scommettiamo che divento un calciatore famoso, un attore e un modello?” Si è avverato tutto. Con il football si sa come è andata: sono stato “modello” per un’azienda di abbigliamento della Toscana e nel 2011 ho recitato in una puntata di “Un posto a sole”. Un giorno terribile, però un’ombra scura è scesa sulla famiglia Bagni. Il 3 ottobre 1992 Salvatore era in auto con la moglie e i tre figli; Elisabetta, nata nell’81, Gianluca dell’87 e Raffaele venuto al mondo nel 1989. Un ‘altra vettura li tamponò e nell’impatto il piccolo Raffaele fu decapitato. “Il libro racconta la mia vita, come facevo anche a non parlare di questo?”. Di coraggio ne dimostra davvero tanto Salvatore e il titolo Il guerriero assume per intero un significato nella scrittura del capitolo più duro. Quella tragedia un mese più tardi assume infatti una dimensione ancora più devastante. La bara di Raffaele fu sottratta dal cimitero e ai Bagni vennero chiesti 3000 milioni di lire per il riscatto. (…)

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