Recensione volume “Potevo essere Pelè ho scelto la libertà” di Massimo Grilli – Corriere dello Sport-Stadio

2 Marzo 2019 | Di Ignazio Senatore
Recensione volume “Potevo essere Pelè ho scelto la libertà” di Massimo Grilli – Corriere dello Sport-Stadio
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“C’è Cantona che prova a metterla sul filosofico (“Io non gioco contro una squadra in particolare. Io gioco per battermi contro l’idea di perdere”), Rivera che fa il nostalgico (“Ai nostri tempi, noi andavamo al ristorante dagli amici per avere lo sconto. Oggi, i calciatori sono pagati per andare al ristorante”), Montero che fa il duro (“O passa la palla o la gamba: entrambe no!), Fontolan che ci prova, senza grandi risultati (“Ma di cosa è fatto Gullit, che ci siamo fatti male noi a forza di picchiarlo?”), Ibrahimovic che fa lo sbruffone (“Non mi serve il Pallone d’Oro per sapere che sono il più forte del mondo”), George Best che fa… insomma, fa il George Best (“Qualche anno fa dissi che se mi avessero dato la possibilità di scegliere, tra segnare un gol al Liverpool da ventisette metri dopo aver saltato quattro uomini, e andare a letto con Miss Mondo, sarebbe stata una scelta difficile. Per fortuna, ho fatto entrambe le cose, e una di queste cose l’ho ottenuta davanti a cinquantamila persone». Ignazio Senatore, docente di psichiatria presso l’università di Napoli Federico II e grande appassionato del calcio e del suo Napoli (cominciato a seguire ai tempi di Altafini e Sivori) ci ha regalato una divertentissima carrellata di frasi, tutte rigorosamente autentiche (la frase del titolo è opera di Gianfranco Zigoni, attaccante genio e sregolatezza del nostro calcio degli Anni Settanta) pronunciate da personaggi che un tempo, prima del calcio spezzatino dei nostri giorni, erano chiamati gli Eroi della domenica. Si ride, tra esagerazioni e strafalcioni, si riflette (vengono affrontati temi scomodi come la depressione, il doping, il calcio scommesse) ci si specchia in cinquant’anni di calcio italiano e internazionale. A chiudere in grande stile, anche gli interventi di scrittori o attori, da Soriano a Pasolini, da Paolo Rossi con il suo racconto su Beccalossi ad Albert Camus: «Ho capito subito che la palla non arriva mai dove te l’aspetti. Mi è servito più tardi nella vita, dove non ci si può fidare di nessuno».

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