“Salicelle Rap” di Carmen Tè

12 gennaio 2018 | Di Ignazio Senatore
“Salicelle Rap” di Carmen Tè
Senatore giornalista
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Ha vinto il premio come migliore regista esordiente al “FFF Documentary Talent Award  2017“ al Festival Internazionale del Documentario di Monaco di Baviera, con “Salicelle rap”, mandato poi in onda lo scorso agosto sulla televisione austriaca ORF 2, (l’equivalente della nostra Rai Due). La regista del documentario la napoletana Camen Tè , laureata all’Orientale nel 98’ con una tesi sul Cinema prima di affrontare alcuni stage a Monaco di Baviera e poi mettere in cantiere collaborazioni con la televisione pubblica tedesca, e girare diversi reportage e documentari per la Bayerischer Rundfunk, con una particolare attenzione al settore religioso-sociale, in particolare sul Sud e su Napoli. “Provengo da una famiglia di artigiani originari di Via Cappella Vecchia a Chiaia. Essendo alcuni di loro sarti e parrucchieri mi hanno educato ad avere un diretto contatto con la realtà quotidiana ed aiutato a sviluppare una grande comprensione per l’ essere umano. Quando la tv tedesca mi ha chiesto nel 2010 di fare un documentario su Sud, ho pensato di intervistare alcuni sacerdoti impegnati nel sociale. Quello che mi ha colpito maggiormente è stato Don Ciro Nazzaro, un uomo coraggioso che ha insegnato ai giovani del quartiere Salicelle di Afragola che è possibile realizzare i propri sogni.”

Ecco quindi il  documentario “Salicelle rap”, presentato ieri per la prima volta al Cineteatro Gelsomino di Afragola (si replica oggi alle 20.30), che ha avuto una lunga gestazione (quasi cinque anni) e sin dal titolo mostra un evidente riferimento alla musica, intesa come il segno positivo del quartiere, la chiave di volta per scrivere un futuro migliore e per uscire da una realtà spesso troppo dura ed indigeribile. “Nel documentario, prosegue la regista, c’è chi ce la fa, come i due rapper Luca Blindo e Toni Phone, freestyler che, oltre a proseguire la loro carriera artistica, hanno messo su una scuola per insegnare ai ragazzi del quartiere come comporre brani rap, strappandoli così dalla strada. E c’è chi resta impigliato nella rete della criminalità, come Vincenzo e Giovanni che, grazie al Tribunale di sorveglianza competente stanno espiando il resto della pena detentiva, in affidamento, al servizio sociale, presso la parrocchia di Don Ciro. Il documentario è stato molto apprezzato in Germania ed in Austria ma tutti erano increduli e, scandalizzati, mi chiedevano come mai lo Stato fosse completamente assente in queste realtà. Se dovessi sintetizzare il messaggio del mio documentario, conclude Carmen Tè, per ribadire che, chi crede nei propri sogni, può farcela ad uscire da situazioni difficili e problematiche, prendo in prestito un titolo di Gianni Morandi: “Uno su mille ce la fa”.”

Articolo pubblicato su “Il Corriere del Mezzogiorno il 12.1.2018

 

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