
Kinsey di Bill Condon
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Dopo le vite romanzate (?) di Alessandro
Magno, Howard Hughes, Eleonora Pimentel Fonseca e Ray Charles, arriva sullo
schermo quella di Alfred Charles Kinsey. Vittima del padre, un predicatore
protestante, sessuofobico e bigotto, Alfred (Liam Neeson) molla la famiglia per
immergersi nei suoi studi di zoologia. Sposa la tenera e sorridente Clara (Laura
Linney) e continua a catalogare, per anni, una singola varietà di vespa.
Divenuto professore di biologia in un college, scopre che i suoi studenti sono
imbevuti di bizzarre ed anacronistiche teorie sul sesso e si “inventa”, su due
piedi, un corso pilota di sessuologia.
Saranno i suoi stessi studenti che,
compilando un questionario di 278 domande (“strettamente confidenziali”)
confermeranno le sue teorie: gli adolescenti non conoscono il proprio corpo,
praticano attività autoerotiche, ritengono “innaturale” la pratica del sesso
orale ed, una piccola fetta di loro, ha alle spalle delle esperienze
omosessuali. Kinsey allarga il suo campione, pubblica i suoi studi e diventa
famoso. Dopo l’ascesa, l’inarrestabile declino. Sullo sfondo Hoover, la campagna
anticomunista e l’immancabile caccia alle streghe. Kinsey non è Freud, e, dopo
aver raccolto i dati degli intervistati, essendo uno zoologo, non è in grado di
fornire una più ampia interpretazione.
Condon non replica il suo precedente e
bellissimo “Demoni e dei” e compone un film lento, scolastico e didascalico ma
va elogiato lo stesso per aver ricordato uno scienziato che, negli Anni
Quaranta, ha lottato conto un’America puritana e bigotta.
Liam Neeson è il solito attore legnoso,
con la faccia perennemente triste e sofferente. Molto più convincenti Laura
Linney e John Litgow, nella parte del padre di Kinsey. A lui la palma della
battuta più divertente del film: “L’adulterio sfrenato è una causa possibile dei
terremoti.”
Recensione pubblicata su L'Articolo- Redazione napoletana del
"L'Unità" - 24-03-2005