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"La balia"
Regia: Marco Bellocchio -
(Italia- 1999- Durata 103')
Trama: Roma, inizio Novecento. Vittoria (Valeria Bruni Tedeschi) una signora della borghesia romana è sposata con Ennio Mori (Fabrizio Bentivoglio) un affermato psichiatra. La donna dà alla luce un bambino che non si attacca al seno. Suo marito assume Annette (Maya Sansa) una giovane balia analfabeta (fidanzata di un rivoltoso che “mette disordine” e che è finito in carcere) che si prende cura del loro bambino. Con il fluire delle scene, appare sempre più evidente il contrasto tra Vittoria, una donna paralizzata dalla rigidità e dalla freddezza emotiva (non riesce a prendere in braccio il bambino) ed Annette, una ragazza solare, piena di vita e dal seno sempre traboccante di latte. Vittoria, incapace di stabilire un contatto affettivo con il figlio (“Il bambino non mi dà niente. Mi respinge.") è sempre più cupa ed ombrosa. Minacciata dalla presenza della balia, si rivolge al marito e gli dice:
"E' la prima volta che un estranea sta in casa. Ho paura che mi porti via il bambino…Mi sento completamente inutile”.
L’ambivalenza di Vittoria nei confronti di Annette è sempre più visibile e palese: è gentile con lei, le regala un paio d’orecchini, le chiede di accompagnarla a fare una passeggiata, ma dietro questo atteggiamento formale, traspare evidente il suo bisogno di osservare, di scrutare chi è riuscita a stabilire un rapporto intimo ed empatico con il suo bambino. Con il passare del tempo, Vittoria è così invasa dai sentimenti d’inutilità e di vuoto che si rivolge ad Ennio e gli dice: "Devi mandarla via! Questa donna mi sta portando via tutto! “. L’uomo non accede ai suoi desideri e Vittoria, delusa e sconfitta, va via di casa e si ritira in una villa di campagna di loro proprietà.(...)
Per lo sviluppo della trama, il commento e le note critiche si rimanda al volume
"Il cineforum del dottor Freud"
di Ignazio Senatore
Centro Scientifico Editore (2004)