La morte al cinema
Avete mai visto un
western, un giallo, un noir, un horror o un film di guerra? E vi siete mai
chiesti quanti personaggi "muoiono" nel corso della visione del film? Questo semplice dato basterebbe da solo a sancire, in
maniera inequivocabile, lo stretto legame tra il cinema e la morte. Ma
volendo fare un salto epistemologico, potremmo affermare che il cinema, come
ogni arte riproduttiva ha il compito di "compattare le ombre della vita che
fugge, di trattenere l'oggetto che fugge da noi". (1) D'altronde
uno dei massimi studiosi del cinema, Bazin in "Che cosa è il cinema "
affermava:
"L'uomo è spinto ad
"imbalsamare", a "conservare", in qualche modo ciò che è
destinato a perire. Ne deriva un'ossessione riproduttiva che viene prima d'ogni
esigenza estetica. Una psicoanalisi delle arti plastiche potrebbe considerare la
pratica dell'imbalsamazione come un atto fondamentale della loro genesi.
All'origine della pittura e della scultura, troverebbe il "complesso della
mummia"…"
Al di là della natura stessa
del dispositivo cinematografico (la proiezione delle immagini cinematografiche
parte dall'oscurità, dal "nero", dal buio della sala; ogni film,
diviso per lo più in due tempi, scorre sullo schermo per una durata stabilita e
poi "muore"….) quali altri legami intercorrono tra la Morte e lo
schermo (2)? In questo breve scritto proverò a suggerire solo alcuni dei
possibili percorsi.
1. Le
apparizioni della morte al cinema
Le pellicole nelle quali la
Morte è comparsa sullo schermo sono numerosissime: "Il carretto
fantasma", "Destino", "Orfeo", "La maschera della
morte rossa", "Una sera, un treno", "Il settimo
sigillo", "Brancaleone alle crociate", "Amore e guerra"…
In queste pellicole l'inquietante figura della Morte viene raffigurata per lo
più nel rispetto della classica iconografia: una figura dalle sembianze umane,
vestita di nero e (per lo più) con in volto una maschera su cui era dipinta un
teschio.
Con il passare degli anni
questa rappresentazione un po' stereotipata è stata "addolcita" e
sullo schermo ha assunto le sembianze di una splendida donna vestita di bianco
("All that jazz" di Bob Fosse), di un'affascinante signora
("Inferno"), di un vecchio e paterno signore incappucciato ("The
last action hero), di un elegantissimo e luminoso Brad Pitt ("Vi presento
Joe Black").
Tutte queste pellicole, oltre a
infondere nello spettatore un certo senso d'inquietudine, mostrano una struttura
narrativa, in qualche modo, sovrapponibile: nel corso della visione del film, il
protagonista lotta eroicamente contro la Morte e alla fine soccombe al proprio
destino.
2. La morte in diretta
Alcuni registi più che proporre sullo schermo
la figura "umanizzata" della Morte, l'hanno "immortalata"
nei loro film. In "Nick's movie -
Lampi sull'acqua" (un film-documentario che quando uscì nelle sale fu
oggetto di critiche feroci) Wim Wenders intervista Nicolas Ray, già minato da
un tumore, fino a filmare gli ultimi momenti della vita del suo amico regista. Nel film "La morte in diretta", il
regista Bertrand Tavernier mostra come la morte sia utilizzata sempre più dai
media per fini spettacolari e di lucro. Il film narra, infatti, di una rete
televisiva che, per mandare in onda gli ultimi giorni di una malata terminale,
inserisce una microcamera nella testa di un operatore per filmare gli ultimi
giorni della donna.
3. La morte e
la comicità
Senza scomodare chi ha studiato
i meccanismi psicologici che sono alla base della comicità e dell'umorismo (Freud,
Pirandello, Bergson…) il cinema non poteva non declinare, in maniera comica ed
ironica, il tema della Morte. Non ci deve
meravigliare, quindi, come una commediola americana intitolata "Week-end
con il morto" (incentrata sulle vicissitudini di due programmatori che si
ritrovano tra i piedi un cadavere e lo spacciano per vivo, trascinandoselo
appresso per tutto il week-end) abbia sbancato, qualche anno fa, al botteghino.
Innumerevoli sono le incursioni
del cinema sul tema della morte. Tra tutti segnalerei "Totò cerca
casa" (in questa pellicola Totò, vittima della crisi degli alloggi accetta
l'incarico di guardiano in un cimitero) e "Signori si nasce" (in
questo film Totò interpreta il barone Ottone, detto Zazà, uno squattrinato
vivieur che, per ripianare i suoi debiti, Zazà finge di essere rimasto vedovo.
Bardato a lutto, si presenta da suo fratello Pio, un uomo ricco e avaro, per
sottoporgli un progetto per una tomba familiare faraonica).
4. Necrofilia
I "generi"
cinematografici "horror" e "splatter" devono il loro
successo al gusto necrofilico dello spettatore. Basta ricordare alcune
pellicole: "DellaMorte DellAmore", (ambientata nel cimitero di
Boffalora) e i seriali "La notte dei morti viventi" e "Nightmare".
In questi film i protagonisti principali sono dei "morti viventi" che
ritornano in vita, seminando paura e terrore. Ma esclusi questi film di
"genere", il cinema ha saputo anche mostrare come l'incontro con il
mondo dei morti possa essere fonte di rinnovata energia.
Nel film "Kissed"
(3), la protagonista (Sandra), attratta fin da bambina dalla necrofilia, da
adulta, s'impiega in un’agenzia di pompe funebri e sperimenta l’amore con i
cadaveri. Di lei s'innamorerà un giovane che poi si toglierà la vita per
"regalarle" un’ulteriore emozione. Le citazioni illustrano il
tentativo di Sandra di spiegare al ragazzo, il suo "particolare"
rapporto con il mondo dei morti.
Il tema della necrofilia è
declinato, in maniera altrettanto poetica, in altri film. Nel
film "Cosa fre a Denver quando sei morto" compare un ex malavitoso
mette su un'agenzia e filma le ultime testimonianze che anziani vecchietti,
prima di morire vogliono lasciare ai posteri. In
"Harold e Maude" un giovane adolescente (Harold) con tendenze
necrofile s'innamorerà di Maude, un'ottantenne che gli insegnerà ad amare la
vita.
5. L'ossessione della morte
Alcuni registi hanno
poeticamente messo in scena dei film incentrati sul tema della memoria. Truffaut
è, forse, il massimo cantore di questi sentimenti. Dopo
aver filmato nel 1966 "Fahrenheit 451" (film tratto da un romanzo di
Ray Bradbury) partendo da alcuni racconti di Henry James ("L'altare dei
morti", "Gli amici degli amici", "La tigre della
giungla") racconta nel 1978, ne "La camera verde", la storia di
un giornalista di provincia che vive onorando la memoria della moglie scomparsa
e degli amici morti.
6. La morte e il dolore privato
Numerose sono le pellicole (4)
che declinano, in una forma più intima e privata, il dolore dei protagonisti,
vittime di un lutto improvviso ("Turista per caso", "Tutto su mia
madre", "La stanza del figlio"…). Tutti questi film mostrano
allo spettatore come, l'elaborazione del lutto per la perdita di una persona
cara, sia un atto solitario, individuale e non socializzabile.
7. La
rappresentazione della morte al cinema
Se dovessi dare una palma alla
più artistica rappresentazione della morte sullo schermo, senza dubbio, la
assegnerei al regista Krysztof Kieslowsky, autore dello splendido "Tre
colori- Film Blu". In questo
film, la protagonista femminile (Julie) dopo aver perso il marito e la piccola
figlia, si chiude in una solitudine totale. Si sbarazza di tutti i suoi ricordi
e va a vivere in un appartamento a Parigi. Il tempo l'aiuterà ad elaborare il
suo lutto per la perdita dei suoi familiari. Al di
là della storia è interessante notare come il regista abbia "messo in
scena" il dolore della protagonista.
Nel film compaiono sei
dissolvenze che virano nel nero e per alcuni secondi occupano lo schermo. I
quadri in nero sono punteggiati da una colonna sonora che fa da sfondo e questi
"silenzi visivi". Questi quadri compaiono
nel corso della visione del film ogni qual volta la protagonista si trova, per
via associativa, a fare i conti con il suo doloroso passato. Con
queste dissolvenze nel nero, il regista polacco sembra volerci ricordare non
solo che il nero è il colore del lutto ma che di fronte ad un dolore
"cieco", come la morte di una persona cara, non c'è nessuna immagine,
nessun colore in grado di poter filmare tale sofferenza.
Conclusione
I film dell'epopea
hollywodiana terminavano generalmente con la scritta "The end".
L'altro espediente utilizzato era il "fermo immagine", uno stop del
fotogramma e su quest'ultima immagine bloccata scorrevano i titoli di coda. Ho sempre pensato che, questi espedienti tecnici
erano utilizzati per rendere più soffice la "morte" del film e per
accompagnare più dolcemente lo spettatore all'uscita. Nei confronti del
lettore, userò anch'io questa premura e prima di mostrare i titoli di coda (le
note e la filmografia) lascerò scorrere la scritta "The End".
Note
Tra i vari percorsi possibili, includerei:
a) Il cinema e la memoria:
Film che hanno testimoniato, con modalità diverse,
l'orrore
delle guerre ("Hiroshima mon amour"...) degli olocausti
("Garage Olimpo", "La vita è bella"...)
b) Il sogno e la morte:
"Il posto delle fragole", il film si apre con un sogno del vecchio
professore Borg. Sta passeggiando da solo in una strada sconosciuta. Osserva un grande orologio che campeggia sul
marciapiede ma scopre che non ha le lancette; anche il suo orologio da tasca ne è privo.
Dal fondo della strada sbuca un
carro funebre con una bara. Il carro perde una ruota e la bara cade e il vecchio professore scopre che il morto ha le sue sembianze.
In
"Otto e mezzo" di Federico Fellini, il protagonista, Guido un regista in crisi,
sogna
il padre morto e scambia con lui qualche frase.
c) La morte e la follia:
In alcuni
film i personaggi, incapaci di elaborare il lutto per la perdita di una persona cara (uccisa generalmente da qualche folle maniaco o
perita accidentalmente in maniera violenta)
si rifugiano nella follia ("La
leggenda del Re Pescatore", "Intervista con il vampiro"...).
d) La morte sul set:
Al di là della loro
intrinseca bellezza, alcune pellicole saranno ricordate
i protagonisti sono morti nel corso delle riprese
("Il corvo") o al termine delle
stesse ("Il postino").
e) La morte dei figli:
In queste
pellicole la trama narrativa si dipana intorno alla morte prematura
di un figlio: alcuni registi filmano il dramma di questi sfortunati eroi ("L'ultima
neve di primavera", "Incompreso", "Gente comune"…).
f) La morte e le malattie
terminali: "Love story", "My life", "Nemiche
amiche"…)
g) Il cinema e gli "snuff-movie":
("Videodrome", "Il coraggioso"…)
h) Il tema del suicidio:
("Il sapore della ciliegia", "La signora della porta
accanto"…)
Relazione "La morte
attraverso il cinema"- Convegno: "La perdita e le risorse della famiglia" - Roma
2002
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