Paolo Bianchi

“La libertà” di Piacenza- 19-04-2004

"Settima arte e vita: quando il cinema scende nell’abisso dell’inconscio”

 

Trionfo degli artifici barocchi nel XVII secolo, della neoclassica Arcadia nel XVIII secolo, di romanzo storico ed opera lirica nel XIX, probabilmente del virtuale nel XXI mentre il XX è sicuramente stato il secolo del cinema, solo di riflesso della TV. Certi film ci permettono di ripercorrere non solo la nostra vita tra illusioni e delusioni, romanticismo e realismo ma anche in trasparenza, differenze storiche e generazionali. Il cinema è sempre stato affabulazione, passatempo ma anche riflessione, settima arte ma soprattutto sogno collettivo..Ed Ignazio Senatore, psichiatra e psicoterapeuta napoletano, indaga proprio la dimensione utopica o psichica del cinema nel suo ultimo volume “Il cineforum del dottor Freud” (Centro Scientifico Editore- 2004) presentato ieri alla Libreria Fahrenheit 451 di Piacenza dall’autore stesso e da Maurizio Avanzi, Giorgio Betti e Flavio Bonfà. I moderatori hanno sottolineato l’importanza del legame fra cinema e psicoanalisi vera e propria passione sia per Avanzi che per Bonfà, entrambi psichiatri ed esperti cinefili. Per Avanzi il cinema conserva sempre sottile malia, fascino segreto mentre per  Bonfà “è importante coltivare  nella vita almeno due o tre  passioni con disciplina ed intransignenza”. Psichiatria e cinema si connettono indissolubilmente uscendo arricchiti e vivificati perché creano forti interazioni uscendo da griglie precostituiti. Per Betti il cinema potrebbe, paradossalmente, esistere da prima della rivoluzionaria scoperta dei fratelli Lumiere perché l’uomo, sempre ha sentito il bisogno di fantasticare.” Inoltre il complesso rapporto tra cinema e psiche può essere letto tramite una fase creativa presupponendo ogni film, “topos” opportunamente selezionati per la costruzione del plot ed una “fase fruitiva” perché il pubblico, per recepire il messaggio finale, utilizza sempre meccanismi psicologici. Articolato in due parti, il volume nella prima parte contiene schede di film più o meno famosi, più o meno recenti ma non di genere che evidenziano intensi collegamenti con la psicoanalisi dimostrando, così, che il cinema non sempre è innocente evasione ma anche impegno morale e civile, contributo culturale ed umani di altissimo spessore. Nella seconda “Cinema e psiche” in acuti percorsi individua profondi intrecci tra cinema e momenti di vita personali e pubblica, di rottura, di tendenza o controcorrente (adolescenza, amicizia, transcultura). Dichiarazione di registi, celeberrime frasi cult ed interviste con affermati registi italiani rafforzano, infine, il concetto di cinema come metaforico cantastorie dell’ultimo millennio, “allargamento dell’immaginario collettivo” (Bunuel).

 

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