Lo sguardo innocente, lo sguardo impuro: il
cinema ed il voyeurismo
"Il voyeurismo sarebbe all'origine di gran parte della
narrativa e, ovviamente, del cinema. Non ci sarebbe invece scopofilia nella
pittura e nella scultura perché in queste arti mancherebbe il movimento: il
voyeur non tanto spia l'oggetto quanto il suo movimento cioè il suo
comportamento. (...) La scopofilia comincia a partire dall'osservazione del
movimento dell'oggetto spiato. (...) Lo scopofilo non spia soltanto ciò che è
proibito ma anche ciò che è sconosciuto; in altri termini, la scopofilia ha
bisogno di scoprire l'ignoto." (Da "L'uomo che guarda" di Alberto
Moravia)
"Sotto le spoglie dell'avventura, della commedia, del
dramma, c'è sempre lo sguardo che cerca, che solca l'atmosfera luminosa delle
immagini alla ricerca di uno sguardo che dia un senso al suo
itinerario...Perché un film è fatto di sguardi ed è attraverso lo sguardo che
l'occhio colmo di amore dello spettatore lo divora.(…) Il dispositivo del
cinema classico cerca di riprodurre, nel triplo asse costituito da due coppie di
occhi che si guardano sullo schermo e occhi che guardano dalla poltrona, quel
triangolo essenziale che, secondo Trias, definisce ogni meccanismo passionale.
Alle due "posizioni" basilari della passione, "lui" e
"lei", si aggiunge, nel nostro caso, all'interno della sala buia, uno
spettatore con sguardo dal sesso incerto e duttile. (…) Tutto il dispositivo
cinematografico potrebbe essere letto, in questo momento, sotto forma di un
infinito piano contropiano tra lo spettatore e lo schermo in cui viene evocata
la passione attraverso lo scambio di sguardi."
(da " Sguardi nel
tempo" di Nuria Bou)
1. Introduzione
Quella mattina, un paio di nuvole giocavano a rincorrersi e a
fare le capriole di fronte alla finestra del mio studio… Non so cosa accadde.
Ad un tratto mi accorsi che ero andato indietro nel tempo. Salvatore Nuvola, un
mio compagno di classe del liceo, era "precipitato" nella mia stanza e
mi fissava con aria bonaria. I suoi capelli, lisci come spaghetti, erano solcati, a
sinistra, da una fila che lasciava impunemente scoperto il cuoio capelluto. Viso
rotondo, qualche lentiggine sulla faccia, un nasino piccolissimo all'insù e
delle mani enormi. Di statura media, indossava, come suo solito, un paio
pantaloni a coste e un maglione a giro collo di colore rosso che la sua brava
mammina aveva confezionato per lui. Salvatore…Quando era interrogato, si alzava di scatto dal
suo banchetto ed in un lampo, sicuro e fiero di sé, raggiungeva la cattedra e
senza balbettii o indecisioni rispondeva ad ogni tipo di quesiti. Non che fosse uno sgobbone, tutt'altro. Il suo segreto?
Dotato di una grande capacità di sintesi, evitava i preamboli e gli svolazzi ed
arrivava diritto al cuore del problema. Quasi per gioco gli chiesi in che modo avrebbe declinato il
tema che avrei dovuto svolgere… Si piantò in mezzo alla stanza e, con un tono
di voce bene impostato, esclamò:
"Il termine perversione deriva etimologicamente da
"Per-vertere" (termine che sta per "tendere", "volgere
oltre") e fu introdotto da Magnan nel 1885 per differenziarle dalle
anomalie e dalle aberrazioni sessuali. Fino al 1952 le deviazioni sessuali erano classificate
insieme ai disturbi della personalità psicopatica, e considerate come reati
commessi da individui con tendenze antisociali e criminali. Nell'edizione del DSM del 1983 le perversioni sessuali furono
incasellate in una categoria a sé stante e definite "parafilie" (da
Para "deviante" e Filia "attrazione"). Esse comprendono: l'esibizionismo, il feticismo, il
frotteurismo, la pedofilia, il masochismo sessuale, il sadismo sessuale, il
feticismo di travestimento e il voyeurismo. Tra le "parafilie non
altrimenti specificati" vanno incluse inoltre, la scatologia telefonica, la
necrofilia, il parzialismo, la zoofilia, la coprofilia e la clismafilia. Queste forme "estreme" di sessualità (mostrate
sullo schermo sia in maniera ironica che con toni più cupi e violenti) sono
state ospitate spesso all'interno di numerosi film. Qualche esempio?
Pedofilia:
(M, il mostro di Dusserdolf…)
Feticismo:
(La natura ambigua dell'amore…)
Necrofilia:
(Kissed…)
Zoofilia:
(Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…)
Sadomasochismo: (Il portiere di notte…)
Data la natura stessa del dispositivo cinematografico, è
necessario approfondire i rapporti tra il cinema e il voyeurismo." Neanche il tempo di terminare la frase che Salvatore sparì
nel nulla. Rilessi attentamente quello che frettolosamente avevo appuntato… Il
suo solito stile, pensai tra me e me: essenziale, netto, preciso, asciutto e
senza sbavature….Compresi solo dopo un po’ che quel suo riferimento ai
rapporti tra "cinema e voyeurismo", lasciato cadere lì, quasi per
caso, era la traccia che avrei dovuto sviluppare.
2. Lo sguardo innocente
Magda: (Dopo aver osservato le escoriazioni sul volto del
ragazzo) Hai visto cosa si rischia a fare il guardone? Perché mi spii in continuazione?
Posso saperlo?
Tomek:
Sono innamorato…
Magda:
Uhm...
Tomek: Io l'amo veramente!
Magda: Ed io dovrei crederti?
Tomek:
Penso di si
Magda: Vuoi baciarmi?
Tomek:
No...
Magda:
Allora...vuoi portarmi a...Vuoi fare l'amore?
Tomek: No...
Magda: Vuoi invitarmi per un fine settimana al lago o a
Budapest?
Tomek: No...
Magda: E allora che vuoi?
Tomek:
Niente...
Magda:
Niente?
Tomek: Niente...(scappa. Poi dopo ritorna da Magda e le
chiede) Posso invitarla a
prendere un gelato al bar?
Hire: Non deve avere paura, signorina. Non sono un mascalzone…Sono
Mr. Hire…
Alice:
Non pensavo che fosse abitato…
Hire: Non accendo mai la luce, forse per questo…
Alice:
(dall'appartamento di Hire scruta la finestra di casa
sua) Mi faccia guardare...E' spaventoso! Si vede tutto! Se l'altra volta non
si fosse messo dietro la finestra, non l'avrei mai scoperta! Chissà quanto
poteva andare avanti! Lei ha abusato di me...
Hire: Io guardo. Niente altro.
Alice: Quella sera mi ha spaventato. Pensavo volesse farmi
del male. Ma perché lo fa? Ha un'aria tanto distinta...Non ha il diritto di spiare
in casa d'altri...Avrei potuto denunciarla. Avrei potuto, lo sa?
Hire:
Avrebbe potuto... si, ma non l'ha fatto...Perché ha
paura di me? Lei non può immaginare quanto io sia stato infelice
Alice:
(sorridendo) Le ho mentito...Non mi ha spaventato,
anzi...E' piacevole sentirsi osservata...Almeno a me piace...Ma solo perché è lei...Lei
è diverso. Si vede che è gentile...
Hire:
Come fa a dirlo? Lei non mi conosce...
Alice:
Venga a sedersi accanto a me...Parleremo meglio. E' da
molto che mi guarda?
Hire:
Si, tutte le sere...
Alice:
E quando vado a letto, lei che cosa fa?
Hire:
Niente...Aspetto...
Alice: Aspetta cosa?
Hire:
Non lo so...Io dormo molto poco....
Alice:
Lei sa tutto di me...
Hire: Tutto certamente no, ma un po' si, è vero...
Alice:
Quale momento preferisce? Quando mi spoglio? Quando mi
lavo?
Hire:
(urlando) Si tolga dai piedi...Se ne vada...
Chi erano questi due "insolenti" guardoni che
avevano invaso la mia coscienza? Tomek, il protagonista della pellicola "Non desiderare
la donna d'altri" (1) era un orfano diciannovenne che viveva in subaffitto
in un grande palazzone grigio della periferia di Varsavia, ospite di un'anziana
signora. (2) Hire, il protagonista del film "L'insolito caso di Mr
Hire" (3) era un sarto di mezza età, che viveva, da solo, in un anonimo
condominio di una cittadina francese. Di fronte alle loro "spudorate" confessioni, la mia
reazione istintiva fu quella di frapporre, tra me e loro, una netta distanza
emotiva.
Dovette passare del tempo prima di scoprire che quei
"no", quei "niente", pronunciati da Tomek con disarmante
sincerità, avevano lasciato una traccia indelebile dentro di me. E che dire
della tenera ammissione di Hire: "Non tema signorina, non sono un
mascalzone…"? Man mano, mi resi conto che questi due insoliti
"guardoni", per non "sporcare" con lo sguardo i loro oggetti
di desiderio, avevano imparato a "filtrarlo", a "depurarlo"
da ogni "impurità".
Magda: (nel bar) Da quanto tempo mi stai spiando?
Tomek: Da circa un anno...
Magda:
Incredibile...Tutto questo tempo per dirmi...Cosa mi
hai detto? Non ricordo...
Ripetilo ancora....
Tomek: La ho detto che l'amo...
Magda:
L'amore non esiste...
Tomek: Esiste...
Magda:
No, non esiste...(…) Se mi spii da un anno, avrai
visto quello che faccio con gli uomini quando li ricevo...
Tomek:
Intende dire quando fa l'amore....Una volta vi
guardavo...Ora non più
Magda:
E cosa faccio?
Tomek:
Incomincia a spogliarsi...Certe volte spoglia anche
lui...Poi si sdraia su quel
letto o sul pavimento o ve ne andate in cucina....Poi chiude
gli occhi e, a
volte, alza le braccia e le incrocia dietro la testa...
Magda: Sei mai stato con una donna?
Tomek:
No
Magda:
E quando guardi quando faccio l'amore, ti tocchi?
Tomek:
Prima si. Adesso non più...
Magda: Lo sai che è peccato?
Tomek:
Si...Io adesso non faccio altro che pensare a lei...
Hire:
Ci sono dei giorni in cui comincio a piangere da solo
in casa, senza poter smettere…Non l'ho mai detto a nessuno…E vengo in questo
posto. Non chiedo mai una ragazza particolare (…) Non ho contatto più
con queste donne. Non voglio avere più rapporto! Capisce?
Alice:
Perché mi racconta tutto questo?
Hire:
Perché da qualche mese, da quando lei è venuta a
vivere di fronte, tutto è cambiato...La prima volta l'ho vista per caso, poi non ho
più potuto staccare gli occhi da quella finestra. E se non faccio più l'amore
con queste ragazze è perché sono innamorato di lei. Io l'amo Alice...
Alice: Lei non deve amarmi, non deve, non deve....
La prova ulteriore della loro "innocenza", della
loro "purezza" era racchiusa in una frase: "Una volta vi
guardavo, ora non più", "Non ho più contatto con queste donne…"
(4), la prima pronunciata da Tomek, la seconda da Hire. In uno struggente finale, Tomek,
deriso dall'atteggiamento di Magda, tenterà il suicidio tagliandosi le vene dei
polsi (5)Hire, invece,
accusato, ingiustamente, da Alice di essere l'autore di un delitto, per sfuggire
alla cattura della polizia precipiterà, nel corso della fuga, nel vuoto. Lo stesso Hire, prima di tentare la fuga, si congederà dalla
sua amata, dicendole:
"Le sembrerà ridicolo Alice, ma non riesco eugualmente
ad avercela con lei. Sono solo triste da morire. Ma non fa niente. Lei mi ha
donato la gioia più grande della mia vita."
3. Lo sguardo impuro
"Omicidio a luci rosse", "Sesso, bugie e
videotape", "La pianista"… Ricordavo perfettamente che in tutte queste pellicole
comparivano degli "impenitenti" voyeur. Eppure ero indeciso. A chi dare la palma del migliore voyeur
della storia del cinema? Alla fine optai per Dodo, il protagonista maschile del
film "L'uomo che guarda" di Tinto Brass. Questo brano aveva fugato
ogni mio dubbio.
Silvia:
Facciamo l'amore Dodo, qui, adesso…
Dodo:
E come?
Silvia: Con gli occhi, come la prima volta…Guardami (inizia
a masturbarsi)
Ti piace?
Dodo: Da impazzire…
Silvia: Toccala…Vuoi?
Dodo:
Preferisco guardare….
Ma, come era già accaduto in precedenza, ben presto fui
invaso da un senso d'inquietudine. Il protagonista di "Omicidio a luci rosse" altri
non era che un attore fallito, affetto, sin da piccolo, da claustrofobia. Dodo, il professore del film "L'uomo che guarda",
in perenne competizione sessuale con il padre, da piccolo era stato
traumatizzato dalla "scena primaria". In "Sesso, bugie e videotape", il protagonista,
affetto da impotenza, in un disperato tentativo di "autocura", filmava
le confessioni "erotiche" delle sue intervistatrici. Ed infine, la protagonista de "La pianista",
frequentatrice occasionale di "peep-show", non era vittima di una
madre asfissiante e disturbata che la controllava, fino a toglierle il respiro?
4. Conclusione
Giunto al termine del mio viaggio compresi che, la
distinzione che inizialmente avevo proposto tra "sguardo innocente" e
"sguardo impuro", non solo era fittizia ma anche estremamente
riduttiva. Scoprivo, inoltre, non senza sorprese, che nessuno di questi
"inguaribili" guardoni aveva commentato le ragioni della propria
scelta voyeuristica o suggerito una metariflessione sulla funzione dello
"sguardo" nel cinema. Mi sarei aspettato, ad esempio, qualche implicito rimando al
tema della "verginità dello sguardo (riflessione proposta da Wim Wenders
in "Lisbon Story" e da Anghelopulos ne "Lo sguardo
d'Ulisse"), qualche citazione che rispolverasse il famoso incipit di
"Un chien andalou" di Luis Bunuel e soprattutto (senza scomodare
Christian Metz e le sue annotazioni su "La finestra sul cortile" di
Alfred Hitchcook) qualche rinvio alla vocazione voyeuristica dello spettatore
cinematografico. Abbagliato dalla sofferenza di questi "impenitenti"
voyeur, non mi restava altro che il ricordo delle loro storie, toccanti,
struggenti e senza scampo. Come congedarmi dal lettore se non con una citazione di un
Maestro del cinema?
"La mia avidità di guardare è tale che i miei occhi
finiranno per consumarsi e quest'usura delle pupille sarà la malattia che mi
porterà a morire. Una notte guarderò così fissamente nel buio che ci finirò
dentro. (Michelangelo Antonioni)
5. Note
1) Come ricorda Serafino Murri:
"Non desiderare la donna d'altri", titolo
ammiccante per la platea italiana, ma piuttosto improprio che, stravolge
l'originaria sobrietà del "Breve film sull'amore", con cui l'autore
aveva intitolato la sua versione cinematografica di "Decalogo 6" (Non
commettere atti impuri". La puntualizzazione è d'obbligo, dal momento che
al centro di questo film straordinario non c'è il desiderio, ma il contrasto
tra la purezza e l'impurità dell'amore, tra l'innamoramento e la fisicità, tra
l'idealizzazione degli affetti e la concretezza della sessualità."
2) Il protagonista di "Non desiderare la donna d'altri" è Tomek, un
giovane diciannovenne che per poter "spiare" Magda, una avvenente e
disinibita vicina di casa, ruba un cannocchiale in un negozio. Lavora alle Poste
e per poterla incontrare, le invia dei falsi mandati di pagamento. All'uscita
dell'ufficio postale le dichiara il suo amore e le confessa che la spia da
tempo. Nella speranza di incontrarla Tomek si fa assumere come lattaio. Qualche giorno dopo Magda informa il suo uomo che Tomek la
spia e Tomek subisce una severa lezione. La mattina successiva Magda e Tomek
s'incontrano mentre questi è intento a distribuire il latte. Magda accetta
l'invito di Tomek di uscire a prendere un gelato insieme. In quell'occasione
Tomek le rinnova il suo amore. Magda, per dimostrargli che l'amore non esiste e
prendersi un po’ gioco di Tomek, lo invita a casa sua e gli fa delle avances.
Tomek, timido ed inesperto, di fronte alla defaillance amorosa, reagirà
tagliandosi le vene.
3) "L'insolito caso di Mr Hire", film diretto da
Patrice Leconte nel 1989 è tratto dal romanzo di Georges Simenon "Il
fidanzamento di Mr. Hire." Fu tradotto la prima volta sullo schermo con il
titolo di "Panico" (Panique- 1946) da Julien Duvivier. Il film narra la storia di un signore di mezz'età che
trascorre le ore, nel buio, a "spiare" Alice, la sua dirimpettaia. Una
donna viene assassinata e la polizia inizia a sospettare di Hire. L'uomo sa, invece, che il delitto è stato compiuto da Emile,
il fidanzato di Alice ma tace, nel timore che la sua "amata" possa
essere accusata di complicità. In cambio del silenzio, Hire proporrà alla
donna di andare a vivere, in Svizzera con lui. Per salvare il fidanzato, Alice
farà incolpare ingiustamente Hire che, per sfuggire alla cattura, precipiterà
nel vuoto.
4) Hire, nel brano riportato, fa riferimento ad un
"posto" (una casa d'appuntamenti) che lui frequentava prima di
conoscere Alice.
5) In un'intervista riportata da Vincent Amiel, il regista
Kieslowski dichiarò: "La fine de "Il decalogo 6 " e quella di
"Non desiderare la donna d'altri" sono diverse. Quando abbiamo
cominciato le riprese, la protagonista Grazyna Szapolowska, che avevamo
ingaggiato all'ultimo momento, aveva appena letto la sceneggiatura sulla
spiaggia dove stava finendo le vacanze e mi disse che non era possibile una
conclusione così triste, perché il pubblico preferiva le favole. Perciò mi ha
pregato di inventarne una cosa che ho fatto per la versione cinematografica. Ho
girato un altro finale per la versione tv. In televisione il finale è
pienamente realistico; lei non viene a casa sua. S'incontrano di nuovo
all'ufficio postale, dove lui lavora; lui ha le mani fasciate, lei tenta di
sorridergli e lui le dice; "Non la guardo più". Ed è tutto."
Articolo pubblicato sul volume "Il sorriso di Dioniso" a cura di
Maurizio Regosa - Alinea Editore (2002)
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