Una lucertola con la pelle di donna
Svolgerò il tema propostomi analizzando una serie di pellicole che trattano della rappresentazione del criminale al cinema. La vastità dell’argomento mi spinge a dover operare necessariamente una selezione e la mia scelta è caduta su una serie di film per lo più sconosciuti al largo pubblico su quel cinema di Serie B, i cosiddetti B-movie, prodotti per lo più in Italia tra gli anni Sessanta ed Ottanta.
Non a caso il titolo che ho utilizzato per la mia relazione (“Una lucertola con la pelle di donna”) è un film la cui protagonista (Florinda Bolkan) è in cura da uno psicoanalista perché ossessionata da un incubo ricorrente. Anche se, come era uso al tempo, non mancano le sfumature erotiche e soprattutto quelle che hanno reso originale il giallo, il thriller all’italiana, il film è pervaso costantemente da un’atmosfera onirica.
Nel corso della narrazione si scoprirà che la protagonista ha ucciso la sua avvenente e sensuale vicina e che il povero psicoanalista non aveva compreso che la sua paziente era una astuta e sanguinaria assassina. Nel mio ultimo volume che ho dedicato ai rapporti tra cinema e psiche (“Psycho cult”- 2006) analizzo moltissime pellicole incentrate sui rapporti perversi tra vittime e carnefice, sulle complesse e tortuose motivazioni che spingono un individuo a commettere un delitto, sulle sottili e sofisticate trappole che i folli criminali tendono alle loro ignare vittime.(...)
Il mio intervento offrirà solo qualche spunto e sarà orientato alla ri-scoperta di registi caduti troppo precocemente nell’oblio e che mostravano sullo schermo una rappresentazione della follia originale ed inusuale. Schematicamente potremmo affermare che vi sono dei film che trattano di folli autori di delitti feroci o di delitti piuttosto bizzarri. ad esempio, nel film “Il castello dei morti vivi” di Luciano Ricci e Lorenzo Sabatini (1963) il conte Drago (Christopher Lee) custodisce una rara collezione di uccelli imbalsamati ed ha messo a punto una sostanza, tratta da una pianta tropicale, che uccide e pietrifica all’istante le sue vittime e poi li trasforma in attori/manichini per il suo teatro immortale.
Messi da parte quei film incentrati sugli assassini affetti da “doppia personalità” (“Chi giace nella mia bara?” di Paul Henreid, “Le due sorelle” di Brian De Palma, “Alter Ego” di Avi Nesher…) altri mostrano assassini perversi ed incestuosi afflitti da complessi edipici. Ne “Le foto di Gioia” di Lamberto Bava, Tony uccide avvenenti fanciulle perché teme che possano oscurare la bellezza dell’amata sorella Gioia, direttrice di una rivista per soli uomini. Ne “Il rosso segno della follia” dove il protagonista lavora in un atelier di abiti da sposa e ammazza tutte le donne che indossano un abito da sposa perché vittima della “scena primaria” aveva visto la madre, in abito bianco che, in seconde nozze, abbracciava il patrigno. Altro film molto interessante è “La tarantola dal ventre nero” dove compare un assassino che uccide donne belle e sensuali squartandone l’addome e infilzandole alla nuca con un acuminato spillone. Si scoprirà che il serial killer era un impotente e che uccideva le giovani vittime perché non riusciva a tollerare il proprio handicap. Da questi brevi accenni si intuisce che queste pellicole di “genere” offrivano una interpretazione molto particolare della follia, ben diversa da quella del cinema classico dove generalmente il criminale veniva descritto come un soggetto per lo più vittima di un trauma subito nell’infanzia. In questi B-movie compaiono dei folli molto originali come il protagonista di “Black cat”, di Lucio Fulci dove un esperto di occultismo ipnotizza il gatto inducendolo a commettere gli omicidi. Dovendo limare al massimo il mio intervento non posso non citare quei film incentrati sugli psichiatri impegnati in perizie (“Angel dust di Sogo Ishii, “No control – Fuori controllo” di Eric Red “The ugly – Genesi di un serial killer” di Scott Reynolds…). Tra questo genere di pellicole compare anche un certo dottore Lewtak protagonista di “Delirio caldo” di Renato Polselli. Nel film questo psichiatra, consulente della polizia, è affetto da impotenza ed autore di alcuni efferati delitti. Sua moglie Marzia per soddisfare i suoi insani desideri, temendo che l’uomo possa essere scoperto, inizia ad uccidere per lui le giovani vittime. Lo psichiatra, sempre più corroso dai sensi di colpa va in crisi e decide di mettere la polizia sulle proprie tracce ma, per una serie di fatalità la fa sempre franca. Un tragico epilogo chiuderà la vicenda. (...)
Potrei continuare a citare altre centinaia di pellicole dove compaiono criminali incalliti, soggetti senza scrupoli, delinquenti con spiccate tendenze sadiche ma dovendo operare una scelta, prima di giungere alle conclusioni, desidero accennare ad “Un’idea per un delitto”, uno straordinario film del 1965 di William Conrad. Impaginato secondo il classico schema dei noir la pellicola narra di Jim, un uomo follemente innamorato della bella ed inquieta Lourie. Ma la donna è sposata e convince Jim ad eliminare il marito. Jim inizia a frequentare le aule di tribunali e a documentarsi sui testi di psichiatria forense. Il suo piano è quello di commettere il delitto e di dichiararsi colpevole. Nel corso del dibattimento mette in atto dei comportamenti così grossolanamente insani ed incongrui che i inducono i periti a considerarlo folle ed a rinchiuderlo in un manicomio. Condannato per infermità mentale, dopo un breve periodo di degenza, Jim confessa il diabolico piano alla psichiatra che l’ha in cura ma lei non gli crederà e Jim finirà per trascorrere i suoi giorni in manicomio. Film mozzafiato, giocato tutto sulla folle scommessa del protagonista che, dopo aver ammazzato Benson, crede di poter convincere gli psichiatri che lo perizieranno a rinchiuderlo in un ospedale psichiatrico perché pazzo e a dimetterlo, successivamente, perché sano di mente. (...)
Prima di giungere alle conclusioni non posso che non interrogarmi sul perché questo genere di cinematografia abbia tanto successo sul pubblico. George Lucas affermava: ”La gente vuole da sempre le stesse cose: i programmi verità ricordano il circo. La gente è sempre andata volentieri al circo sia che gettiamo uomini in pasto agli orsi, ai leoni,ai gladiatori come un incidente stradale tutti si fermano a guardare. Io lo chiamo “effetto cucciolo sull’autostrada”. Butta in mezzo ad un autostrada e filmalo. Molto drammatico; la gente andrà a vederlo sempre”.
E’ forse questa una delle possibili spiegazioni che spingono lo spettatore ad andare a vedere al cinema un giallo, un horror o un filò del terrore. Al di là degli aspetti sadici presenti nello spettatore, il dispositivo cinematografico si basa sul meccanismo d’identificazione tra lo spettatore ed i personaggi della storia. Chi è in sala si identifica con il buono ma anche con il cattivo e così, nel corso della visione del film, riesce a scaricare quote della propria aggressività; mentre è in sala può trasformarsi in un serial killer, ammazzare un sacco di gente ed uscire, al termine del film felice e contento. E’ pur sempre vero che mettere in scena folli e criminali è in ogni modo un modo per esorcizzarli; i cattivi perdono le loro sfide, sono (quasi) sempre acciuffati, muoiono in maniera tragica, non realizzano mai i loro desideri e non vivono nella vita reale. Ma al di là di qualsiasi spiegazione psicologica delle motivazioni che spingono lo spettatore a prediligere questo tipo di film, sono certo che il cinema continuerà anche nel futuro ad occuparsi di criminali incalliti, di assassini accecati dall’ira e dalla gelosia, di mocciosi che si armano di pistole e restano vittime di giochi più grandi di loro, di dark lady che spingono al delitto i loro amanti perduti, di loser che uccidono per soldi o nella speranza di rifarsi una vita. Fin dagli albori del cinema il crimine ha sedotto milioni di spettatori e spesso, per ragioni di cassetta, qualche regista si è mostrato indulgente nei confronti di chi ha violato la Legge contribuendo a rendere leggendarie e quello di far luce su quei generi cinematografici considerati di serie B e che hanno saputo sapientemente scavare nella mente dell’assassino. (...)
Stralcio dal Convegno "Criminalmente- Mente criminale" - Prato- 20- 5- 2006