Il mestiere delle armi
Fai finta di niente. A volte ti conviene. Onde, riflessi di luce, bagliori che scuotono il vento. La mente, sai, può farti dei brutti scherzi. Ricordi quelle assolate mattinate di sole? E quel paziente che ti parlava da ore. Un fragore di spade, una chiglia di una nave che solcava il mare, il fruscio di una gonna che volteggiava nell'aria? Capita, e lo sai. E ti ritrovi a sbirciare, furtivamente, le lancette dell'orologio. Hai solo voglia di riposare, di scappare e di cercare riparo.
Quell'altro paziente, quello alto, timido ed un po' impacciato che dovrai vedere subito dopo? Vorresti non avesse una faccia, un nome, una storia. Non ti va di liquidarlo. E speri solo che non ti sfidi a scacchi, a carte o a braccio di ferro. E se il tutto non funziona diventi, d'improvviso, domatore, equilibrista e giocatore d'azzardo. Hai sonno? Ti si chiudono gli occhi? Un battito di ciglia e riacquistato il "mestiere delle armi", sei pronto per un duello all'ultimo sangue.
Ci saranno vincitori e vinti, lacrime e sorrisi, saluti e porte sbattute in faccia? Chi lo sa? E il cinema? Può aiutarci a descrivere la complessità delle modalità d'intervento che adottiamo in seduta? In questo collage cinematografico (1) proverò a lambire questi territori ed altri ancora.
Rilessi quanto avevo scritto, meccanicamente, per almeno un altro milione di volte. Modificai qualche aggettivo, tagliai, incollai, modificai i caratteri della scrittura, riportai in coda la bibliografia… Poteva andare, certo. Qualche limatura qua e là ed il gioco era fatto. Il blob, le immagini cinematografiche avrebbero chiarito tutto. Ma come si dice, ci sono cose che senti…
Quel titolo muscoloso e trionfante che avevo scelto per la mia relazione, era lì. Silenzioso e rispettoso, aspettava che gli rivolgessi la parola, che gli dessi un ultimo saluto. Era certo un riferimento al bellissimo film di Ermanno Olmi…ma che altro? Qualche piroetta della mia mente ed ecco comparirmi davanti ai miei occhi Renato Carpentieri.
Nel presentare il mio ultimo volume "Curare con il cinema", il famoso attore e regista teatrale napoletano, ricordo che mi aveva detto:
"Quando ho letto il tuo libro mi sono ricordato che negli ultimi tre anni ho vissuto in un paesino del casertano. C'era un cinema che era un grande stanzone e ci si arrivava attraverso la campagna…E c'era un mio amico che si chiamava Pietro, soprannominato Pedro e poi "Montone" (perché faceva il macellaio ed uccideva, senza farle soffrire, con un coltello, le pecore). Ogni volta che andavamo al cinema, nel percorso di ritorno, lui si ricordava tutte le battute del film e rifaceva le scene principali del film. A Pedro Montone piacevano di più e si ricordava di più, i film epici, i film western e si ricordava di meno i film in cui c'era quel genere di discorso e di dialogo familiare che hai riportato nel tuo libro…Manca Kurosawa, manca Kubrick…Probabilmente questo tipo di film che hai scelto è più attinente alle possibilità di intervenire sulle forme del discorso del paziente…Ma noi stiamo parlando del bisogno più generale del flusso di storie…E senza dubbio l'epica ha il suo posto…E' difficile estrapolare un dialogo da "Barry Lindon" ma non puoi dire che non ti lascia nulla. "I sette samurai" è un film stupendo…Ci fu un saggio sull'Iliade e l'Odissea, indicati come il poema dell'assedio e quello del ritorno. L'iliade, il poema in cui Achille uccide se stesso, fa una battaglia sapendo che questo significa la sua morte e l"Odissea, le peripezie per una casa…L'assedio e il ritorno sono le due forme archetipiche della vita. Ora alzando la metafora se uno è per l'assedio, queste battaglie non le dimentica, se uno è per la peripezie questi film gli restano in testa. Pedro Montone era per l'assedio…"
Renato Carpentieri, non stava parlando delle ipotesi formulate da Raimond Queneau?
"Ogni grande opera è un Iliade o un'Odissea, le odissee essendo molto più numerose delle Iliadi: il Satyricon, La divina commedia, Gargantua e Pantagruele, Don Chisciotte e naturalmente Ulisse sono odissee, cioè racconti di tempi pieni. Le iliadi sono al contrario ricerche del tempo perduto: di fronte a Troia, su un'isola deserta o presso i Guermantes." Ed ecco che Francis Vanoye, mi venne in soccorso:
"Queste affermazioni di Quenau possono essere completate da quelle di Age: la storia orizzontale, assimilabile a un'odissea, postula un viaggio, un itinerario, un cammino; la storia verticale comporta il ritorno a un punto, l'avanti e indietro. Si aggiunga che le iliadi evocano un luogo chiuso, proibito o difeso, in cui si tratta di penetrare o da cui si tratta di uscire, e combattimenti, poste in gioco ecc. Le odissee sono più viaggi, peregrinazioni più o meno movimentate, costellate di avventure, di incontri, tese verso un fine più o meno preciso, lontano, esterno o interno al personaggio…
Secondo Age, molte commedie italiane sono delle odissee ("La grande guerra" di Monicelli…) e hanno fatto da modello ai road movies americani (L'ultima corvée di Hal Ashby…), a loro volta ripresi da Wenders (Nel corso del tempo…) Ma anche i film di Antonioni somigliano spesso ad odissee (La notte, Professione reporter..). L'odissea non è soltanto legata all'avventura, al raggiungimento di un fine attraverso ostacoli, ma anche alla ricerca di senso o d'identità. In essa il tempo è irreversibile. I personaggi, presi in un punto, vengono condotti verso un altro punto: vivono, invecchiano...L'Iliade, una città di cui si parla e in cui non si riesce mai ad entrare e centinaia di giovani eroi si battono e muoiono per questa cosa irreale ed inaccessibile… Quarto Potere si presenta subito come un'Iliade…Ricerca di potere, ricerca di un oggetto perduto: questi paiono essere i motori delle iliadi. Con, come costante strutturale, la contrapposizione tra due gruppi umani, o quanto meno tra due tipi di personaggi emblematici."
Un lampo e fu tutto chiarito! Il blob avrebbe mostrato come sia possibile aderire, in seduta, a questi due grandi tipi di narrazione. L'Iliade e l'Odissea… Non so cosa accadde…Prima di stampare la relazione, Peter Bichsel, mi venne accanto e mi sussurrò un'altra storia…
"Due settimane fa, mentre ero seduto al bar con alcuni studenti, ci venne incontro uno di quegli uomini che a New York vengono chiamati "bums", e da noi "barboni"…Quest'uomo aveva in mano un grosso libro, legato come una scatola di cioccolatini, con un nastrino lilla di traverso, in cui era infilato un mazzetto di nontiscordardimé. Mostrava il libro con quel movimento, e con quell'abbozzo di sorriso, con cui i camerieri presentano la bottiglia di champagne prima di mescerlo, e disse una cosa del tipo i fiori hanno bisogno d'acqua, parlò di un'occasione unica, e pretese una somma di dieci marchi. Il libro era una cianfrusaglia: "Gli animali hanno la parola, storie dallo zoo di Lipsia". Ma questo non importa. Presumo che l'uomo non lo sapesse nemmeno. Più importante è notare che lui aveva preso subito di mira me. Si vedeva che aveva capito subito che io avrei comprato il libro ed infatti lo comprai. Come poteva indovinare, questo furbacchione, che c'è gente disposta a comprare qualcosa di così inutile e assolutamente senza valore? Come fa a riconoscere questa gente? Da cosa mi riconosce? Come fa a sapere che sono uno che compra ogni genere di storie, che non mi pento mai per una storia? Qui non mi riferisco a libri, ma a storie. Quella che l'uomo ha costruito col suo nastro color lilla, col libro e con le viole, è visibilmente e formalmente una storia. E' sentimentale perciò ci aspettiamo una storia bella o triste. Ma qui si tratta soltanto di un trucco di un mendicante che ha scoperto per caso o perché l'ha imparato, che si può commuovere la gente semplicemente con la forma esteriore di una storia…E quando cerco le mie storie nel quotidiano, quando guardo la gente che mi circonda, allora non cerco esattamente le storie, ma cerco gli indizi per delle storie…Le storie sono storie perché ci ricordano altre storie."
Articolo pubblicato su "Psichiatria e Mass Media" Prima Conferenza Tematica Nazionale- CIC - Roma