"Mi chiamo Sam" (“I Am Sam”)

Regia: Jessie Nelson

(USA – 2001- Durata 130’)

 

Trama: Abbandonato dalla donna che lo ha appena reso padre, Sam Dawson (Sean Penn) si trova a dover accudire da solo Lucy, la piccola nata. A complicare le cose c'è che Sam è affetto da un ritardo mentale (ha un Q.I come quello di un bambino di sei anni). Il suo unico sostegno emotivo è dato da un gruppo d’amici (anch'essi ritardati) e da Annie (Dianne Wiest) un'anziana e sensibile dirimpettaia che però, da circa venti anni, non esce più di casa. Sam (che lavora come cameriere) non sa come crescere la piccola Lucy; Annie che, con estrema efficacia e semplicità, gli suggerisce come regolarsi per dare il biberon alla piccola Lucy:

"Ti sintonizzi sul canali Jmmy…Gli dai il latte quando trasmettono "Gli eroi di Hoogan", poi glielo ridai quando va in onda "Strega per amore" e di nuovo quando danno "La tata"."

 Con l'aiuto di questa fragile ma calda rete di sostegno, Sam riesce a prendersi cura di Lucy ma i problemi iniziano quando Lucy compie i sette anni e sviluppa capacità intellettive superiori alle sue. Il Dipartimento per la Tutela dell’Infanzia e della Famiglia interviene e gli strappa la bambina, affidandola ad una coppia “normale”e più adeguata. (...)

 

             Per lo sviluppo della trama, il commento e le note critiche si rimanda al volume 

                                        "Il cineforum del dottor Freud"

                                                 di Ignazio Senatore

                                         Centro Scientifico Editore (2004)

                 

  

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