"Cinema e terapia. Ora lo psichiatra analizza le pellicole"

Teresa Mancini

Napoli più – 30-5-2004

Non è comune trovarsi di fronte ad una raccolta di riflessioni su opere cinematografiche redatte con un taglio che combini la passione del cinefilo con un approccio da indagatore dell’animo umano. Ma questo è proprio ciò che accade avvicinandosi alla lettura de “Il cineforum del Dottor Freud” di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore, Euro 14,50). L’autore, psichiatra e psicoterapeuta, funzionario tecnico presso la Clinica Psichiatrica dell’Università Federico II di Napoli, sviscera inevitabilmente il “tema cinema” da esperto qual è della mente e dei suoi meandri. La robusta predilezione per il grande schermo allontana tuttavia Senatore da una stesura specialistica. Risultato ne è un godibilissimo volume di oltre 200 pagine ricco di spunti e affascinanti considerazioni su cento pellicole delle quali lo scrittore traccia la trama, e a cui attribuisce un giudizio critico con tanto di voto e designazione di scena cult. Già autore di “L’analista in celluloide”, “L’atterraggio fu dolce come una caramella al latte” e “Curare con il cinema”, Senatore passa al setaccio titoli altisonanti, classici del cinema ma anche produzioni dimenticate o piccoli film che nondimeno hanno fatto la storia della settima arte. Di ciascuno di essi mostra diverse chiavi di lettura appassionanti, aiutando il lettore ad immergersi in ogni singola pellicola riportandone frammenti di dialoghi significativi. Diviso in due sezioni principali - schede dei film, e cinema e psiche - “Il cineforum del Dottor Freud” è arricchito inoltre da un capitolo dedicato a personaggi del cinema, attori e registi, intervistati da Senatore. I ritratti che scaturiscono dagli incontri messi su carta risultano efficacissimi: aneddoti dal set, riflessioni teoriche, ricordi ed emozioni dei protagonisti, che arricchiscono questo speciale viaggio nel mondo del cinema delle ossessioni, dei sogni e della realtà, del doppio, della ricerca di se stessi e, insieme a tanto altro, come scrive l’autore, del cinema degli “impercettibili smottamenti dell’anima”.

 

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